
di Giusva Branca – La notte reggina è unica. Riesce a mescolare come nessun altro luogo del pianeta l’odore del mare, i rumori della festa continua, della vita, e – solo pochi metri più in là – il fumo degli incendi, la paura delle bombe, le lacrime di chi vede la paura mescolarsi allo scoramento ed insieme gelare il sangue.
Il fatto è, però, che mentre la notte “brava” reggina tra un mese o poco più sarà solo un ricordo, la notte “brutta” è una triste abitudine alla quale, in qualche maniera, la città si è assuefatta.
Nel suo editoriale odierno il direttore di Calabria Ora, Paolo Pollichieni, ricorda che in un anno il tratto di città compreso tra il Corso Garibaldi e via Filippini vanta il tristissimo record di 78 attentati.
In tutto ciò, mentre la pressione che gli inquirenti stanno mettendo addosso alle cosche – con arresti e sequestri di beni in serie – cresce ogni giorno di più e, fatalmente, altera gli antichi equilibri, proprio il sistema di potere che caratterizza il “governo” criminale cittadino sta vivendo un momento delicatissimo.
L’episodio di viale Aldo Moro è al vaglio degli inquirenti, ma, stavolta, la lettura è caratterizzata da un approccio completamente differente. Tipologia, modalità ed obiettivo designato lasciano poco spazio all’ipotesi del racket, facendo, invece, suonare un altro “allarme rosso” sui segnali inquietanti che portano a scenari conflittuali tra le cosche reggine.
Il tutto nell’ottica di una mappa del potere e delle alleanze criminali in parte da ridisegnare dopo un paio di anni di continue operazioni di polizia che hanno fiaccato, negli uomini, nelle risorse economiche e nelle certezze, parecchi clan, alcuni dei quali “storici” sul territorio.
I segnali che arrivano, una sorta di meteo del crimine, ancorchè da decifrare al meglio, ci portano dentro un autunno caldo.
E Reggio, nonostante siano, ormai, passati parecchi lustri, non ha dimenticato




