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Mezzacapo: il danno e la beffa

29 Luglio 2008
in Diario
Tempo di lettura: 3 minuti
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reggio.jpg
da www.diarioreggino.it
di Enzo Vitale
Un’intera pagina del quotidiano La Repubblica è stata dedicata venerdì 18 luglio ai “fannulloni” reggini che trascorrono le loro giornate in dolce far nulla all’ex caserma Mezzacapo. Il giornalista Attilio Bolzoni, che non è nuovo a caustiche ed equivoche descrizioni del nostro vissuto cittadino, calca la penna nel tratteggiare la paradossale situazione di 19 civili e due militari che hanno la noia come unico nemico da fronteggiare: nel farlo,

però, dimentica di affermare con chiarezza che di questa situazione i citati “fannulloni” non sono assolutamente responsabili. Alla fine, come al solito, il messaggio mediatico è negativo per Reggio: una città di fannulloni e parassiti del pubblico impiego.
Al danno della sottrazione della Caserma Mezzacapo per Reggio si aggiunge la beffa di essere così descritta.
 
Il danno era inevitabile? La ristrutturazione delle Forze Armate italiane, dopo l’abolizione della leva obbligatoria, ha previsto la costituzione di un solo Comando distrettuale per ogni regione amministrativa. In tutte le regioni italiane Comando Reclutamento e Distretto Militare avevano la stessa sede nel capoluogo regionale; non così in Calabria, dove il Reclutamento aveva sede a Reggio e il Distretto a Catanzaro. Apparentemente un trasferimento logico e inevitabile quello del Comando Mezzacapo a Catanzaro. Ma si sarebbe anche potuto decidere diversamente: gli accordi del 1971, infatti, prevedevano il mantenimento a Reggio di tutti gli uffici pubblici presenti in quel momento. È stato un ennesimo scippo, quindi, perpetrato dall’immarcessibile e debitamente coperto legame tra la politica, regionale e nazionale, e gli interessi di Catanzaro.
 
Il nostro amato capoluogo non ha perso mai occasione di concretizzare i suoi buoni rapporti col potere centrale, quale che fosse, per fare razzia di pubblici uffici e privilegi spettanti a Reggio. All’uopo si riporta un illuminante esempio storico.  
 
Nel Cinquecento il Regno di Napoli era diviso in 12 province amministrate dalle cosiddette Udienze. L’Udienza di Cosenza governava le due province calabresi: la Calabria Citra e la Calabria Ultra. In quel secolo vi fu un discreto sviluppo economico di tutto il meridione italiano, soprattutto dopo la battaglia di Lepanto del 1571: esso si fece particolarmente sentire nell’odierna provincia di Reggio, limitatamente alla sua fascia tirrenica e all’Area dello Stretto. Questa, passando quasi indenne dalle aggressioni turche di Kahìr-ed-din, nel 1545, di Mustafà, nel 1550 e di Dragut, nel 1565, sembrò non risentire dell’isolamento dalle correnti dei traffici, del banditismo e delle prepotenze baronali che affliggevano le altre zone calabresi. Secondo il classico schema malthusiano, in questa zona si determinò un aumento tale della popolazione da rendere necessario lo sdoppiamento dell’Udienza di Cosenza.
 
L’Università di Catanzaro (che già nel 1519 ha avuto il privilegio, sola in Calabria, di poter lavorare la seta; mentre per logica di mercato questo sarebbe spettato a Reggio, in quanto la città ne era di gran lunga il maggior produttore), forte delle sue entrature col Preside dell’Udienza cosentina oltre che in Napoli capitale del Regno, volle approfittare dell’occasione e tentò di farsi assegnare la sede della nuova Udienza. Il gioco non riuscì e l’Università di Reggio, vincendo anche la concorrenza di Seminara, a quel tempo floridissimo centro, nel 1584 ottenne la sede della seconda Udienza calabrese.
 
Dopo appena 10 anni, nel 1594, le carte si rimescolarono. Il rinnegato Scipione Cigala, figlio di Visconte Cigala, nobile patrizio messinese di origini genovesi catturato con la famiglia dai turchi, dopo la sua conversione all’Islam e aver combattuto da giannizzero in Persia e Ungheria, divenuto un famoso corsaro, col nome di Cighala-Zade Yusuf Sinan Pascià mise a ferro e a fuoco la città di Reggio. A Napoli si decise di spostare temporaneamente l’Udienza a Seminara. Dieci anni dopo, nel 1604, l’Udienza venne assegnata a Catanzaro, che offrì 28.000 ducati per averla.
 
A nulla valsero le proteste dei reggini che, forti di una prodigiosa rinascita economica, nel 1640 chiesero di riottenere la sede provinciale dell’Udienza offrendo a loro volta 30.000 ducati: la florida economia dell’Area dello Stretto, la più dinamica della Calabria tanto che il Reggino non risentì quasi per nulla delle crisi economico-demografiche del Seicento, non fu sufficiente (allora come ora) a contrastare le oscure trame e gli scippi in suo danno.

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