
Questione alloggi popolari e abusivi. Nella sede dell’Opera nomadi l’incontro con la stampa tra l’omonima associazione e il neo Forum Abitanti. Al centro dell’appuntamento i due casi “emblematici” di via Esperia nel quartiere di Santa Caterina e Modenelle ad Arghillà. Case occupate abusivamente “ma per necessità”, ribadiscono
i rappresentanti del Forum che ha stilato un documento appello con oltre 75 firme raccolte. Se è vero che nessuno intende giustificare l’occupazione abusiva di un alloggio, dall’altra la scelta è tra pagare un affitto e mangiare, dicono. La soluzione proposta dal Comune di una piccola sovvenzione per affrontare le spese di affitto fino a Natale non rassicura gli abitanti di via Esperia (una quarantina le famiglie coinvolte) sotto la spada di Damocle di un finanziamento di quasi sei milioni che il Comune deve usare in tempi brevi per la ristrutturazione di quelle palazzine. Impossibile farlo se sono abitate. Dall’altro lato, dicevamo, gli abitanti, si chiedono cosa accadrà dopo fine anno se la loro situazione economica dovesse rimanere immutata rispetto ad oggi. Dal centro cittadino alla periferia. Ad Arghillà si parla di un territorio ormai fuori controllo. Le case sono rimaste come erano mesi fa, senza luce ne acqua. Il degrado è dietro l’angolo. Oltre 200 la stima delle case occupate nell’area. Ma se è vero che sono 8.400 gli alloggi popolari in città, spiega Giacomo Marino dell’Opera Nomadi, (quasi il 10% dell’intero patrimonio edilizio), “mancano i controlli”. L’assemblea chiede infatti una sorta di censimento di quelle che sono le necessità abitative del territorio. Basti considerare che l’ultimo bando di assegnazione alloggi risale al ’99 e non tutti gli assegnatari di allora hanno avuto ancora una casa. A cozzare con chi è costretto a scegliere tra la strada e quindi una macchina dove tenere la propria famiglia fin che ce la fa, ci sono le tante case ancora disabitate, spiegano. L’appello è anche alla Regione per un supporto economico al comune reggino tale da permettergli di affrontare la situazione. “Non siamo delinquenti come qualcuno ci ha definito”, interviene uno degli occupanti. “Nessuno di noi sarebbe mai voluto arrivare fino a questo punto. La nostra è una situazione di forte disagio in cui chiediamo di essere aiutati come è giusto che sia, e non semplicemente condannati perché è più facile”
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