Si è svolta stamattina (17 luglio c.a.) la tavola rotonda contro il razzismo e a difesa del popolo Rom promossa dalla Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani a cui hanno preso parte alcune importanti associazioni presenti sul territorio: Associazione Maestri di Speranza, Amnesty International, Opera Nomadi e Libera. L’iniziativa, intitolata “La legge è uguale per tutti”, si è svolta simbolicamente proprio a Piazza Castello in posizione antistante il Tribunale.
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“Dobbiamo tentare di capire le cause di questa ondata di razzismo che sta attraversando l’Italia. – ha affermato Saverio Pazzano, dell’Associazione Maestri di Speranza – e, soprattutto, non disperdere la memoria di quanto accaduto nei campi di sterminio a milioni di ebrei, migliaia di Rom, e migliaia di altre minoranze che il governo nazista ha inteso eliminare fisicamente. Purtroppo la propaganda messa in atto ha instillato nella società la paura del diverso. La maggiore gravità di questa circostanza sta nel silenzio della gente. Per questo è necessario intraprendere un percorso di formazione, educazione e sensibilizzazione.”
“Discriminatoria, sproporzionata e ingiustificata la proposta del ministro Maroni di rilevare le impronte digitali del popolo Rom – sono stale le parole di Angela Chirico, del gruppo 227 Amnesty International – una simile azione violerebbe gli standard internazionali sui diritti umani che vietano la discriminazione”. Secondo l’ONG per i diritti umani, “prevedere misure di controllo nei confronti di una specifica minoranza, sarebbe discriminatorio e costituirebbe un’ingiustificata restrizione alla vita privata. Inoltre, le dichiarazioni del ministro Maroni contribuiscono a quell’escalation di insicurezza e di paura che Amnesty ha denunciato più volte. Il Governo italiano appare, purtroppo, sordo rispetto ai continui richiami delle organizzazioni internazionali (tra cui l’Osce e il Consiglio d’Europa) e cieco innanzi al rischio che il susseguirsi di simili dichiarazioni rendano più probabili attacchi xenofobi”.
Giacomo Marino, dell’Opera Nomadi di Reggio Calabria, si è soffermato sulla situazione cittadina della presenza Rom, attualmente “ghettizzata” in gran parte ad Arghillà, dopo il tanto sbandierato abbattimento dell’ex caserma 208 e la conseguente delocalizzazione. “E’ necessario creare un progetto di inclusione e per farlo dobbiamo attivare il dialogo con la gente Rom. I Rom vogliono vivere la città, non vogliono essere marginalizzati nelle periferie. Non esiste un modello Reggio. Questa amministrazione non ha inventato nulla di nuovo. Più i Rom saranno ghettizzati, più saranno indotti a delinquere.”
Ha chiuso il dibattito Mimmo Nasone, di Libera, il quale, condividendo le opinioni precedentemente espresse dagli altri relatori, ha aggiunto “Si tratta di un vero e proprio piano persecutorio nei confronti delle categorie deboli della società, etnia Rom e non solo”.




