“Insediare una Commissione ‘salute delle donne’ presso l’Assessorato regionale alla salute di durata triennale al fine di elaborare un Piano di approccio di genere per la salute delle donne calabresi; promuovere azioni per la salute sessuale e riproduttiva destinando risorse anche ministeriali”. E’ quanto propone Antonia Lanucara, presidente della Commissione regionale per le Pari Opportunità “nell’ottica di una piena affermazione dell’inviolabile diritto alla salute delle donne”. “L’11 luglio scorso – ricorda Lanucara – una delegazione della Commissione per le Pari Opportunità composta dalla presidente e dalla commissaria Emira Ciodaro, ginecologa, ha incontrato a Catanzaro, presso l’assessorato alla Sanità della Regione, il dirigente vicario del Dipartimento alla Salute, Bonura, delegato dall’Assessore al ramo, Vincenzo Spaziante. L’obiettivo – prosegue – era quello di attivare con l’assessorato un confronto per un percorso conoscitivo delle condizioni di accoglienza, di privacy, e dei servizi offerti alle donne nei reparti ospedalieri di ginecologia ed ostetricia pubblici e privati convenzionati e nei consultori della Calabria”. “Una necessità ravvisata dalla Commissione dopo le criticità rilevate in commissione nel campo della salute in Calabria. In quella sede – sottolinea Lanucara – abbiamo avuto modo di affrontare una serie di problematiche giacenti e che meritano un’attenzione particolare”.“Allora al primo punto dell’agenda politica, la ricerca. Molti ricercatori hanno ignorato le differenze dell’incidenza delle malattie sui due sessi sia in riferimento agli indicatori diagnostici, che ai sintomi, alla prognosi e all’efficacia dei trattamenti. In questo quadro, le cure mediche risultano per le donne seriamente compromesse. I dati parlano chiaro: in Italia, a causa dell’infarto del miocardio, ogni anno, muoiono circa 33 mila donne (il triplo dei decessi del tumore alla mammella). Il periodo di maggiore incidenza va dai 35 ai 74 anni. Sempre stando alle cifre: le donne consumano il 42% dei farmaci; gli uomini, il 32 %. Inoltre, le reazioni avverse ai farmaci sono più frequenti nel sesso femminile”.“Da questi numeri – sostiene – emerge come la medicina di genere sia un’emergenza da affrontare all’interno del Piano Sanitario oggi in itinere. La Commissione ha evidenziato come ancora oggi, analisi e cure, risentano di una prospettiva maschile che sottovaluta le peculiarità biologico ormonali e anatomiche proprio delle donne. Dati che provengono da uno studio che risale al 1991. Solo nel 2002 – precisa Lanucara – presso l’Università di New York, è stato avviato il primo coso di medicina di genere per lo studio di tutte le patologie che riguardano entrambi i sessi. L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), a salvaguardia del principio di equità, parla, oggi, di cure più appropriate e consone al singolo genere. In Italia, le donne si ammalano di più: l’Istat ha rilevato che l’incidenza delle malattie delle donne rispetto alla loro salute è pari all’8,3% contro il 5,3% degli uomini. Le donne – afferma Lanucara – soffrono in percentuale l’8% di più degli uomini per le allergie ; + 9 per il diabete ; +80 per la cataratta; + 30 per ipertensione arteriosa; + 500% per la tiroide; per artrosi e artrite + 49; + 736% per osteoporosi; +31 per calcolosi; + 123 per cefalee e + 138% per depressione”.Nel corso dell’incontro, la presidente ha altresì ribadito la “necessità di promuovere corsi di formazione sulla specificità della salute delle donne in Calabria, concorsi universitari e master in medicina di genere anche attraverso un confronto della Commissione con l’Università della Calabria”.Secondo Lanucara “deve essere al più presto attivato un piano di prevenzione per l’osteoporosi prevedendo, se ancora non è prevista, la fornitura gratuita di calcio e vitamina D per la popolazione anziana. Inoltre, bisogna invertire la tendenza attuale, e non solo in Calabria, alla eccessiva medicalizzazione delle tappe biologiche delle donne: menarca, gravidanza, parto, menopausa. Anche la ricerca, a tutt’oggi, si caratterizza dal punto di vista maschile, con la conseguenza che le donne sono escluse dagli studi clinici. Secondo la Commissione sia i farmaci che i presidi medico-chirurgici devono essere testati oltre che sugli uomini anche sulle donne per verificarne l’efficacia e la sicurezza rispetto al sesso, alla composizione dei tessuti età etc.”. “La Commissione dopo il parere favorevole dell’Assessorato alla Sanità, si farà carico – informa Lanucara – di visitare i reparti di ostetricia e ginecologia di tutti gli ospedali pubblici e privati convenzionati nonchè l’applicazione integrale della 194 (prevenzione aborto) e la funzionalità dei Consultori. Infine, la Commissione ha deciso di proporre, così come si era deciso a Crotone dopo una delle iniziative sulla vaccinazione contro Papilloma Virus, di attivare un tavolo di concertazione regionale presso tutte le 5 Aziende sanitarie provinciali (Asp) per seguire anche la vaccinazione contro il papilloma virus”.“Il dott. Bonura – prosegue la presidente – ha assicurato che si farà portavoce di queste proposte da lui pienamente condivise nel rispetto del principio democratico e di concretezza e nell’ambito della spesa sanitaria”. “Il 70% del bilancio regionale è assorbito dalla sanità e proprio per questo, nell’attuale delicata fase di definizione del Piano sanitario – conclude Lanucara – diventa improrogabile privilegiare le spinte ‘innovative’ capaci di invertire una spesa storica che va modificata secondo i criteri di genere e che potrà nel tempo concretizzare obiettivi di alto valore politico ed istituzionale”.