Il testimone di giustizia Giuseppe Masciari contesta le cifre fornite ieri dal ministero dell’Interno (3,5 milioni a suo favore che, secondo il viminale, costituiscono la "ipotesi di definizione più ampia mai riconosciuta a un testimone di giustizia"). "Delle somme che il ministero indica – ribatte Masciari in un comunicato – non abbiamo percepito alcunchè salvo quelle destinate a mia moglie per riacquistare le attrezzature odontoiatriche perse". Quanto al milione 293 mila euro per la chiusura mediante concordato fallimentare, Masciari osserva: "Le somme per la chiusura del fallimento causato dalle estorsioni, come riconosciuto dalla magistratura e dallo stesso ministro dell’interno, non sono certo somme imputabili al sottoscritto. Il ministero si è assunto l’onere perchè atto ingiusto, ma continua a computare le somme al sottoscritto". Masciari, poi, cita una delibera ministeriale del 24 aprile 2008: "Non contempla misure di sicurezza effettive e continuative per il futuro. Avrei accettato la capitalizzazione ma la sicurezza non è lo strumento di baratto…l’aspetto sicurezza – prosegue l’ex imprenditore vibonese – non è stato considerato nella delibera del 27 ottobre 2004, come confermato successivamente nella delibera del 1 febbraio 2005…dunque la soluzione è stata inaccettabile. Da qui il ricorso presentato al Tar del Lazio e per tale motivo usufruisco nelle more del programma di protezione, non per proroga del ministero". "Sono un clandestino – conclude Masciari – perchè in questi anni sono stato privato di molti diritti: di voto; di parola; di intrattenere rapporti con i miei familiari; di tornare nella mia terra; di lavorare. Non sono quindi i testimoni di giustizia a scoraggiare chi intende denunciare i malavitosi ma il trattamento che i testimoni ricevono dallo stato una volta entrati nel programma". (Apcom)




