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Torna l'appuntamento con "Cuore Siulp"

9 Luglio 2008
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Alla Questura di Reggio è tempo di “Cuore Siulp”. La manifestazione che quest’anno si svolgerà la sera del 17 Luglio a Catona. Insieme anche per denunciare la presenza, sempre più in crescita di particolari persecutori. Quelli che vivono e si riparano dentro i nidi familiari. Hanno il fiato sospeso sul collo delle loro vittime e sono devastanti figure criminali che tengono  continuamente sotto la loro morsa ragazze indifese. Assassini, perché “uccidono” la libertà e negano una vita normale alle vittime. Questo non è un ovvio e banale riferimento a visibili casi di cronaca. Si parla d’insospettabili.  Questo è un modo per spalancare  gli occhi a chi non vuole vedere, è un modo per sfasciare le mura dell’omertà.


 Per oltrepassare la barriera della fredda indifferenza. Si vuole provare ad abbattere quel sistema vigente nella testa di molti e simbolicamente rappresentato da un detto che dice: “Non vedo, non sento, non parlo”.  Ironico, cinico proverbio. Vero, a volte. Madri silenziose, responsabili e colpevoli tanto quanto quei padri che abusano sessualmente dei loro figli. La procedura messa in atto dal malato-criminale è quasi sempre, la stessa. Per descrivere come avviene quest’oltraggio alla crescita, all’adolescenza, questo sterminio del diritto alla normalità, basta partire dal video mostrato alla conferenza di presentazione, del progetto “Cuore Siulp”. Filmato, creato da Ferdinando Spagnolo, regista, ma prima di tutto Segretario Provinciale Siulp (Sindacato Unitario Lavoratori Polizia di Reggio Calabria).  “L’inferno degli Angeli”: questo il titolo del corto che scandaglia con le immagini e con una voce fuori campo, orrore, inganno e totale assenza di una tregua per chi come Francesca subisce, sopporta e combatte contro l’orrore della violenza sessuale. E non quella, insopportabile violenza inferta da un estraneo, magari in mezzo alla strada, magari per un maledetto caso. No. Si parla di un atto continuo e ripetitivo. Atroce dolore causato a delle ragazzine, dai cosiddetti padri di famiglia. Si racconta di madri che, come quella di Francesca, girano la testa dall’altra parte disintegrando quello che dovrebbe essere l’appiglio più probabile per i figli.  Donne adulte? Donne che chiudono gli occhi, coprono le orecchie e non parlano. E poi ci sono le figlie, vittime colpevoli. Già perché sono molti i paparini che giustificano il loro raccapricciante comportamento, dicendo che: “Sono stati provocati”. Sfidati da bambine? Adolescenti? Certo è che se anche qualcuno crede che non sia umanamente possibile per alcun essere civile accettare queste assurde motivazioni, arriva il colpo duro, scontro frontale con il muro della realtà, perché la Polizia denuncia l’ammalata e depravata collisione tra silenzio delle madri e azioni reiterate di abuso da parte dei padri sulle figlie. E, ancora, la Polizia getta l’allarme sul quel disprezzo devastatore delle madri per quelle figlie che denunciano. Difficile scoprire questi sotterranei e domestici casi di cronaca.  Problematico perché, come lo stesso Questore di Reggio Calabria, Santi Giuffrè, ha sottolineato: “E’ in vigore, negli strati sub culturali della nostra regione, una grave forma di legge operante e si chiama Omertà, la peggiore limitazione e la più devastante nella lotta contro ogni forma di criminalità.” Se, oltre all’assolto silenzio delle vittime, perché comprensibile, si aggiunge l’infondato mutismo di altri casuali conoscitori dei fatti, allora tutto rischia di collassare. Tutto ciò, infatti, si ripercuote anche su chi, attraverso il volontariato tenta di aiutare le vittime ad uscire dalla morsa dei genitori-carnefici. Ruolo, per di più limitato anche dai tagli dei fondi in questo settore. Tagli apportati dalla nuova finanziaria. Questa la denuncia, dei presenti. Intanto il progetto Cuore Siulp, già alla sua quinta edizione, aggira i diversi ostacoli anche  tentando di far sì che la gente possa approvare e concepire una nuova idea delle Forze dell’Ordine, e lo fa anche parlando e chiedendo di rivedere la figura del poliziotto, che è prima di tutto “Uomo” e poi “Agente in divisa”.

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