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Falcomatà: "Lungomare annichlito"

7 Luglio 2008
in Reggio Calabria
Tempo di lettura: 3 minuti
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Riceviamo e pubblichiamo
Metti una sera a cena con amici venuti in vacanza a Reggio, e metti poi una tranquilla passeggiata sul Lungomare cittadino, bè la sensazione che ogni reggino proverebbe mostrando una delle parti più emozionanti della propria città è una e una soltanto: imbarazzo. Imbarazzo nel registrare il persistere nell’attuale Amministrazione di condotte e atti in contrasto con i principi e le norme che sorreggono un buon governo, nonché i canoni del buon senso e del buon gusto. Già perché non si riesce a trovare una logica allo stato di annichilimento in cui versa il Lungomare agli inizi di luglio, allorquando cioè la stagione estiva è appena cominciata ed esso dovrebbe configurarsi come il fulcro delle attività programmate dall’Amministrazione stessa.

Procediamo con ordine. Il selciato è da tempo a macchia di leopardo: le parti “praticabili” si alternano in maniera  incredibilmente regolare a pericolose voragini di sabbia e terriccio  che minano l’incolumità del cittadino e del turista.

È raro, inoltre, trovare una panchina in pietra ancora intatta. Le panchine divelte, infatti, sono ormai diventate “componenti d’arredo” delle aiuole e lì rimangono a giacere come le carcasse dei bisonti dopo la mattanza nei vecchi film western americani. A proposito delle aiuole, è ancora giusto chiamarle così? Sul dizionario della lingua italiana, la definizione di aiuola è: piccola area di terreno coltivata a fiori. Di tutto ciò in via marina  rimane soltanto uno sbiadito ricordo che ingiallisce piano piano come il prato di quelle stesse aiuole.

Fa piacere constatare altresì come in città ci sia un’ “epidemia” di buoni sentimenti; è meno bello però vedere che il teatro in cui esprimere cotanto amore siano le mura, le scale e il pavimento del Lungomare. Analoga è poi la condizione di abbandono in cui versa la statua della dea Atena: aveva forse ragione chi, qualche anno fa, volle che la statua (originariamente rivolta verso il mare) proteggesse Reggio dai suoi "veri" nemici, sostenendo – non senza fondamento – che essi fossero all’interno della città stessa. Già perché tale monumento ha ormai perso il suo colore originario diventando terra di conquista per graffiti e altre scritte di varia natura. Sempre nella stessa area, va segnalato infine il robusto esercito di lucchetti (ultima moda in voga tra i teen agers) attaccati alle catene che perimetrano la zona antistante la statua stessa.

Riconosco, tuttavia, che accorgersi di tutto ciò non è sempre facile, se non altro perché la luce dei lampioni è così bassa da non permettere uno sguardo ampio e dettagliato. Per ciò che concerne i lampioni, poi, da più di un anno sul lungomare Falcomatà ne persiste uno pericolante opportunamente recintato. È possibile che a distanza di un anno non si sia riusciti a ripristinarlo?

Il punto più dolente di questa analisi è però costituito da quegli ecomostri chiamati gazebo. Il progetto originario prevedeva piccole strutture leggere e coerenti con lo stile del lungomare. Sinceramente viene da riflettere immaginando che quell’autentico sfregio al lungomare di Reggio Calabria, viene qualificato come ”struttura amovibile”. Già perché l’esistenza di quei gazebo, realizzati in cemento, mattoni e acciaio, con fondamenta in cemento armato, oltre a devastare l’intera pavimentazione, mortifica la funzione stessa per cui l’area nasce. Oggi, infatti, l’unica funzione a cui assolvono i gazebo è quella di ricovero per topi e a nulla servono le coperture con pannelli che, come ogni antidolorifico, non guariscono dal male ma leniscono temporaneamente il dolore mascherandolo ad arte.

Quelli appena menzionati non sono problemi insormontabili, ma se è vero che “una mosca non può fiaccare un cavallo”, è altrettanto vero che cento mosche iniziano a torturarlo, a logorarlo e ad annientarlo lentamente. Serviva soltanto un tipo di manutenzione ordinaria quella cioè che dovrebbe ispirare ogni amministrazione, quella che contraddistingue ogni buon padre di famiglia che abbia a cuore il decoro della sua abitazione. Come si può realizzare il progetto di città turistica quando manca ogni minima traccia di programmazione? Come si possono programmare grandi eventi quando per la sostituzione della lampadina di un lampione passano tre mesi? Ahimè rabbia e frustrazione sono i sentimenti che emergono guardando questo gigante dai piedi d’argilla.

 Giuseppe FalcomatàConsigliere I Circoscrizione

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