Ho accolto con sommo piacere l’apparizione su Strill, della rubrica “Un consiglio…comunale – Rubrica di sopravvivenza urbana e di consigli al manovratore”, diretta da Franco Arcidiaco. Ben venga qualsiasi iniziativa, svolta con spirito costruttivo e collaborativo, che abbia al primo posto l’interesse per la “res pubblica”. Ne condivido, prioritariamente, la necessita di “educare” (nel senso letterale) il cittadino, al modo di comportarsi corretto e urbano, nei rapporti sociali. Per fare questo bisogna, per quanto sia possibile, essere liberi da “lacci e laccioli” e saper “dosare” la “visione ideologica” che, rispettabilmente, ciascuno di noi può avere. Non mi va di buttarla in politica, anche se il mio ruolo non mi esimerebbe di farlo, ma preferisco (per quanto mi è possibile), nei miei interventi, “mordere” alcuni temi di carattere comunitario e “lambire” la politica. Questo non per defilarmi da una classe politica (di cui faccio parte a pieno titolo) o da una coalizione alla quale appartengo, ma semplicemente per una “visione romantica” e non solo “nostalgica” (intesa nella maniera corretta) che ho della politica stessa. Questo mio scritto non vuole solamente soddisfare la curiosità (legittima) di Arcidiaco, che faccio con piacere, quanto la necessità di “comprendersi” con le persone che hanno una certa visione della vita e del suo senso. Dico subito che Almirante, che aveva già avviato il processo di una Destra moderna, al Governo ci sarebbe arrivato da “ attore principale” senza nulla rinnegare (sconfessò solamente il manifesto a difesa della razza cosa che antifascisti di oggi, come Giorgio Bocca, non fecero), per la sua visione moderna della politica, per le idee e per i valori da tutti condivisi e dei quali, oggi, ne sentiamo la mancanza. Premetto di essere, nell’animo, una persona “estrema” in ogni sua manifestazione (va da se che “questa” politica di destra o di sinistra,che sia, non può entusiasmarmi) e difficilmente sarei d’accordo con qualcuno (a volte non lo sono nemmeno con me stesso) Di contro, mi entusiasmano gli uomini che hanno ancora qualcosa da dire o qualcosa da testimoniare con il loro operare. Wittgenstein, in questo caso, pragmaticamente direbbe: ciò che conta sono i fatti. Se non bastasse la mia “visione estrema” della vita a complicarmi l’esistenza, devo riconoscermi un altro difetto: la testardaggine. E’ questo il motivo che mi ha sempre impedito di “fuggire” e “rifuggiarmi” in una vita ascetica (se dovessi dar retta al cuore) La ragione mi “obbliga” a vivere, pur nella mia “contraddizione perenne”, ed a lottare per le cose in cui io credo e che anche Arcidiaco sembra credere. Non può interessarmi una (discutibile) visione politica che potrebbe dividerci bensì le cose che potrebbero unirci (Almirante docet) Vorrei rassicurare Franco Arcidiaco sul mio modo di operare nel ruolo che mi sono scelto (il medico) e quello in cui (casualmente) mi ci sono trovato (la politica). Cerco di dare il massimo nel lavoro che mi sono scelto e cerco di mantenere la stessa coerenza (anche questa ai più sconosciuta) in politica, consapevole dei limiti (e sono tanti mi creda) che questo sistema impone. Il più delle volte si è costretti (purtroppo) ad una testimonianza non avendo la possibilità di incidere (se non di poco) su alcune scelte che (comunque), puntualmente non ho avuto difficoltà a criticare, ove ce ne fosse stata l’esigenza. Mi rendo conto che non è molto ma mi auguro, per tornare al punto dal quale eravamo partiti, che sempre più voci fuori dal coro si uniscano in un processo di crescita politica e culturale di questa città. Dicevamo, educare (che significa letteralmente condurre fuori, liberare) con i nostri comportamenti e con le nostre azioni nella speranza futura di essere tutti più liberi. Antonio Nicolò – Alleanza Nazionale-




