Riceviamo e pubblichiamo:
A parlare di sanità ci si sente male!Nell’indifferenza più totale della politica e nella “copertura mediatica” del problema sanità, si continuano a lanciare segnali di allarme per un settore vitale della vita pubblica.Non è strano che in Calabria ed a Reggio (per restare in loco) si alzino, con cadenza da ciclo mestruale, delle voci per denunciarne il “rischio implosione” della sanità, quanto è strano l’atteggiamento latitante da parte di chi è tenuto a dare delle risposte.Tutt’altro. Questi signori appaiono sui giornali per fare “proclami per fessacchiotti” e per rassicurare l’utenza (una volta si chiamavano pazienti!) nel tentativo di mascherare una “tragica realtà”.Dalle nostri parti siamo molto abili nell’arte di mascherare di “falsificare” la realtà. Proprio come i creatori di quel prodotto, che utilizza ogni singolo capello nella sua potenzialità, “gonfiandolo”, in modo di dare volume e nascondere la calvizie incombente.Comprendo che la situazione non è facile da recuperare, avendo oltrepassato il “punto di non ritorno”, ma non riusciamo neppure a sperare considerata l’assenza di un segnale positivo che possa confortarci.Che il Commissario Cetola faccia presente la situazione di bancarotta all’Asp e che dichiari (riguardo all’annuale serrata delle farmacie) “facciano pure quello che vogliono, noi ora non possiamo fare nulla”, non vorrei che fosse la classica grida manzoniana che, a buoi fuggiti dalla stalla, mette in pace formalmente la coscienza.Personalmente non mi stupisco più di tanto, pur comprendendo che il Commissario Cetola ha l’obbligo di denunciare una realtà non avendo, al momento, altra alternativa.Non comprendo, di contro, lo stupore e i titoli a tutta pagina dei giornali.Vi spiego il motivo. Ho gli organi di stampa sono disinformati oppure nel dare le notizie “privilegiano” alcune, ignorando altre.Vi do una notizia (la solita), da medico e da consigliere comunale: la sanità in Calabria è “indecorosa”, “inaffidabile” e spesso “letale”.Il motivo non è riconducibile (come a volte,comodamente, si vuol far credere) alla scarsa professionalità dei medici ma a tutt’altre cause. Il “primo movens” è rappresentato dalla classe politica, “scarsa e scadente”, che per “autoalimentarsi” ha bisogno di altrettanti referenti “servili ed incompetenti”.Da questo ne sono derivate, nel tempo, le responsabilità di settori importanti affidate “agli amici”, il cui compito era solo quello di “essere funzionali” ad un “sistema squallido”.Ognuno abbandonato a se stesso, senza alcun riferimento, ed in balia degli eventi che inesorabilmente hanno travolto tutto: disorganizzazione, pressappochismo, menefreghismo, assenteismo e “sciatteria”.I pochi “reduci” volenterosi sono stati isolati e messi all’angolo, emarginati perché dannosi ad un sistema.Il tutto ci ha travolto e seppellito decretando la fine.Ebbene rendetevi conto che siamo alla fine: la sanità quella seria non abita dalle nostre parti!Potrei offrirvi una soluzione, dopo una breve ma necessaria considerazione, naturalmente, dando per scontato che i “responsabili politici” vanno perseguiti e puniti.Gran parte degli operatori, sono ormai convinti di poter continuare, impunemente, a non lavorare senza porsi alcun scrupolo, in quanto dotati di scarso senso del dovere.Questo perché ci troviamo di fronte a “furbetti” e gente di scarso valore.Ebbene basta “licenziare” uno solo di questi individui che tutti i “pecoroni” (perché di questo si tratta) immediatamente ritroveranno il senso del dovere.Tertium non datur. Antonio Nicolò – Capogruppo di Alleanza Nazionale.




