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Se chiude l'Hospice può anche chiudere la politica

9 Giugno 2008
in CITTA
Tempo di lettura: 3 minuti
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Riceviamo e pubblichiamo

Se chiude l’Hospice può anche chiudere la politica. Una politica in “fase terminale”, sottoposta da tempo a cure  “palliative”, e che oggi ha una buona occasione per “riprendersi”. La nuova cura, “miracolosa” è a portata d’Uomo, basta allungare la mano senza tentennamenti:  “prendersi cura” dell’Hospice ! Ecco il modo: richiesta urgente di un consiglio comunale aperto, al quale mi aspetto parteciperanno i “folti” rappresentanti politici nazionali, regionali, provinciali, associazioni, rappresentanti della chiesa, della cultura, della sanità e della società civile per trovare la soluzione giusta al problema. E’ giunto il momento in politica di dimostrare che non siamo certo delle “sequoie” ma neanche dei “politici bonsai”. E’ l’occasione che si presta per dimostrare che se, in questi ultimi anni, non ci siamo interessati della vita degli altri, oggi possiamo interessarci della loro morte. Il malato terminale necessita di “essere accompagnato amorevolmente” in quello che è il viaggio ultimo, che tutti faremo prima o poi. Di fronte alla morte non possiamo trovare nessuna giustificazione “plausibile” per defilarci. Nasconderci equivale a non aver rispetto per la vita altrui.

Considerata l’”emergenza Hospice” di reperire fondi, affrontiamo immediatamente il problema prima di trovare una soluzione definitiva. Prima che, chi di competenza si attivi alla soluzione del problema un segnale di buona volontà può essere dato subito: reperiamo i soldi annullando un “costoso spettacolo”, un contributo per mostre, incontri, convegni e “stronzate varie” che, il più delle volte, oltre che essere inutili sono anche noiosi. Questi soldi “travasiamoli” in qualche modo nell’Hospice. Questo deve essere fatto da tutti gli Enti ed in “maniera rapida”, per dare la possibilità di risolvere almeno la quotidianità, quale la somministrazione di cibo e farmaci per i malati.

Comprendo che non è un risolvere il problema, ma semplicemente un segnale che “ancora siamo vivi”. L’Hospice non può e non deve chiudere in una realtà come la nostra dove la sanità è stata condotta al collasso dai vari “gestori” e, pertanto, l’ammalato è abbandonato a se stesso. Nel caso di un malato terminale la situazione è decisamente terribile, sia in termini di sostegno morale che materiale. Sottoporre ad un intervento chirurgico (che non è stato possibile effettuare nella nostra Regione) o effettuare delle cure specialistiche ha sicuramente inciso sul bilancio familiare (già tanto basso); i disagi e le difficoltà che sono stati affrontati da familiari e dallo stesso paziente sono notevoli. Lasciare abbandonate queste persone sfortunate è semplicemente impensabile! Mi aspetto che un Governatore della Calabria, un Presidente della Provincia, un Sindaco di una città diano delle risposte, più adeguate e “consistenti” delle mie. Mi aspetto che vengano fuori dal confronto aperto di un consiglio le soluzioni adeguate al caso. Da medico conosco i centri di eccellenza della sanità reggina (ed i relativi soldi che vengono investiti!), ma l’Hospice è un centro di eccellenza particolare per l’ “eccezionale  funzione svolta” . Conosco le vicissitudini dell’Hospice e delle difficoltà incontrate negli anni, in quanto personalmente ho partecipato all’idea iniziale del progetto. Difficoltà che gente in gamba e disinteressata, è riuscita caparbiamente a superare regalandoci una struttura importante per la nostra comunità.Raggiunto l’obiettivo dopo tanti anni e tanti sacrifici, vanificare il tutto e semplicemente “terrificante” al solo pensiero, e non troverà mai una giustificazione morale in chi si assumerà questa responsabilità politica. Non prendersi cura del problema, equivale non alla morte dell’Hospice ma alla morte della politica. Antonio Nicolò (Capogruppo di Alleanza Nazionale)

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