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    Reggio, il dramma di Fouzia: chiede un tetto per le sue bambine, il Comune le risponde con un ricorso al Consiglio di Stato (VIDEO)

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    di Stefano Perri – Una ragazza marocchina divorziata con due figlie a carico di cui una invalida al 100% ed un provvedimento di sfratto esecutivo

    che pende sulla sua testa come un macigno. Ha chiesto una casa al Comune di Reggio Calabria che gliel’ha negata per ben due volte. E dopo i ricorsi al Tar, che si è espresso molto chiaramente con due sentenze positive, e l’interessamento di diverse associazioni reggine, la risposta del Comune è sempre la stessa: niente alloggio per Fouzia, anzi si prepara un ricorso al Consiglio di Stato.

    QUI LA VIDEO INTERVISTA A FOUZIA E AL PRESIDENTE DELL’AGAPE MARIO NASONE

    Una vicenda che ha davvero dell’incredibile della quale ci eravamo occupati poco più di un mese sulle colonne di Strill.it. All’epoca assegnammo alla giovane marocchina un nome di fantasia Fatima per rispettare la sua privacy e quella delle sue bambine. Oggi, a distanza di cinque settimane, nonostante le due sentenze positive del Tar, nulla si è mosso. Fatima, alla quale oggi possiamo assegnare il vero nome di Fouzia, è uscita allo scoperto, la privacy quando è in gioco la vita dei propri figli conta davvero poco. Ha deciso di denunciare nuovamente la suta triste vicenda grazie alla tutela dell’Ancadic rappresentata dall’Avvocato Francesco Nucara, dal Forum Provinciale del Terzo Settore per mezzo del suo portavoce Luciano Squillaci, dello sportello di ascolto di Libera rappresentato da Giusy Nuri e del Centro Comunitario Agape guidato dal suo Presidente Mario Nasone.

    QUI LA VIDEO INTERVISTA A FOUZIA E AL PRESIDENTE DELL’AGAPE MARIO NASONE

    fouzia2L’ODISSEA DI FOUZIA – Fouzia si era rivolta all’Ancadic dopo che il Comune di Reggio Calabria aveva inizialmente respinto la sua richiesta di assegnazione di un alloggio in via provvisoria ed urgente in base all’articolo 31 della legge regionale 32 del 96, quella che appunto consente le assegnazioni provvisorie.

    Da Palazzo San Giorgio le era stato risposto che, in forza dell’articolo 10 della stessa legge regionale, un alloggio può essere assegnato ad un cittadino extracomunitario solo ove sussista un analogo diritto di assegnazione stabilito in una convenzione fra la regione Calabria ed il paese estero di appartanenza del richiedente. E’ allora che l’Ancadic, seguita poi dal Centro Comunitario Agape, inoltrando il ricorso alla Sezione reggina del Tribunale Amministrativo Regionale, aveva preso in mano la vicenda.

    LA PRIMA SENTENZA DEL TAR: NO ALLE DISCRIMINAZIONI PER GLI EXTRACOMUNITARI – Proprio in conseguenza del primo ricorso il Tar rilevava che ”una volta che il diritto a soggiornare non sia in discussione, l’accesso a una misura sociale non può essere differenziato in ragione della ”necessità di uno specifico titolo di soggiorno” o di ”particolari tipologie di residenza volte ad escludere proprio coloro che risultano i soggetti più esposti alle condizioni di bisogno e di disagio che un siffatto sistema di prestazioni e servizi si propone di superare perseguendo una finalità eminentemente sociale”.

    Fuori dal linguaggio giuridico la sentenza del Tar affermava che una volta accertato il diritto di soggiorno del richiedente non possono esistere ostacoli all’affermazione di un diritto sociale come quello degli alloggi popolari, sempre ovviamente che si accerti la reale necessità di chi lo richiede.

    Una sentenza già di per sé importantissima, che però non è bastata ad assicurare a Fouzia l’alloggio che le spettava. Prendendo atto della sentenza il Comune emetteva infatti un secondo pronunciamento di rigetto alla richiesta della giovane marocchina appellandosi alla carenza di alloggi popolari.

    LA SECONDA SENTENZA DEL TAR: LA CASA E’ UN DIRITTO, ANCHE SE IL COMUNE NON CE L’HA – Ma è proprio nel merito di questo secondo respingimento che il Tar della Calabria ha emesso una sentenza storica censurando ancora una volta la risposta del Comune. “La pretesa della ricorrente non può essere pregiudicata dall’asserita carenza di alloggi a ciò destinati dal Comune”.  In sostanza si afferma che le difficoltà da parte di un ente pubblico ad offrire un bene o un servizio di prima necessità (in questo caso parliamo di una casa, ma lo stesso potrebbe valere per buoni pasto, buoni libro, etc) non possono rappresentare un ostacolo all’esercizio dei diritti del cittadino.

    Se fino a ieri dunque i Comuni potevano trincerarsi dietro la circostanza dell’impossibilità ad offrire i servizi, la sentenza del Tar sulla vicenda di Fouzia sancisce che gli Enti pubblici hanno il dovere di erogare il servizio e quindi procedere per eliminare tutti gli ostacoli che lo impediscono. La sentenza espressa prosegue in maniera ancora più esplicita: ”Il Tribunale rileva che eventuali carenze nella programmazione e nell’organizzazione del Comune, tenuto a soddisfare i bisogni assistenziali della popolazione legittimamente residente nel relativo territorio, non possono opporsi agli aventi titolo all’assegnazione in deroga. Se infatti, da un lato, ci si trova al cospetto di un esercizio discrezionale del potere, dall’altro tale potere risulta in ogni caso connesso ad un obbligo generale di provvedere ad un adeguato sostegno sociale delle famiglie in maggiore difficoltà da parte dell’ente locale”.

    LA RICOGNIZIONE SULL’EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA – Inoltre nel caso specifico di Fouzia, il Tar aggiunge alla sua sentenza anche un altro elemento di portata storica. ”L’Amministrazione intimata – si legge nella sentenza – non ha fornito alcuna idonea dimostrazione dell’affermazione contenuta nella nota impugnata in ordine all’attuale non disponibilità di alloggi per emergenze abitative” ovvero di aver compiuto una seria e documentata ricognizione del proprio patrimonio pubblico destinato alle situazioni di emergenza.  Una questione, questa, che va avanti da un po’, sollevata anche in conseguenza alla class action presentata da alcune associazioni reggine che hanno chiesto al Comune un’immediata ricognizione del patrimonio residenziale pubblico, necessaria per accertare se sussistono i diritti degli attuali assegnatari a detenere gli alloggi. Il sospetto, giusto per usare un eufemismo perché in realtà si tratta quasi di una certezza, è che molti degli originali assegnatari degli alloggi popolari abbiano nel corso degli anni perso i requisiti per detenerli.

    LA NUOVA RISPOSTA DEL COMUNE ED IL RICORSO AL CONSIGLIO DI STATO –  E’ di pochi giorni fa l’ultimo triste risvolto della vicenda di Fouzia. Mercoledi scorso la giovane marocchina accompagnata dai rappresentanti dell’Agape si reca nuovamente a Palazzo San Giorgio. Questa volta ad ascoltarla il Commissario Castaldo e l’Architetto Minasi in qualità di consulente del settore Patrimonio Edilizio. ”Di fronte alle esigenze umanitarie espresse dalla signora – dichiarano i rappresentanti delle associazioni – la risposta è stata incredibile: ci riserviamo di impugnare la sentenza del Tar di fronte al Consiglio di Stato”. Eppure dal Comune un impegno si era preso. Trovare un alloggio a Fouzia entro una settimana, per evitare che con lo sfratto esecutivo la sua famiglia, con le due bimbe, finisse in mezzo ad una strada. Impegno però disatteso, almeno per il momento. ”Incredibile – dice l’Avvocato Francesco Nucara dell’Ancadic – che il Comune sia riuscito a trovare in tempi brevissimi le risorse per sostenere un procedimento al Consiglio di Stato, il cui costo può ipotizzarsi intorno ai 7000 euro, invece di destinare la stessa somma alla signora Fouzia la quale avrebbe potuto risolvere temporaneamente il problema dell’alloggio pagando l’affitto di un immobile privato”.

    LA LUNGA NOTTE DI REGGIO – Paradossi della burocrazia, paradossi tutti reggini. ”Una situazione – commenta infine il portavoce del Forum Terzo Settore Luciano Squillaci – che poteva essere risolta guardando ai diritti delle persone senza perdersi nelle lungaggini dei tribunali. C’è da chiedersi se in questa città insieme alla sospensione della democrazia c’è stata una sospensione dei diritti. Se di fronte ad una situazione di povertà e di bisogno la risposta è un ricorso al Consiglio di Stato allora siamo davvero ai livelli di Sparta dove i deboli venivano buttati dalla rupe. La verità è che Reggio sta attraversando una notte che davvero sembra non avere fine”.