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    Emergenza abitativa a Reggio: la storia di Rosy e le contraddizioni del welfare cittadino (VIDEO)

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    di Stefano Perri – E’ la Reggio del degrado. E’ la Reggio dell’incertezza, dell’abbandono, è la Reggio che combatte ogni giorno per sopravvivere. Quella di Rosy è una storia, una delle tante storie,

    simbolo di quella parte di città che inesorabilmente affonda tra le onde di un sistema di welfare sempre più malridotto. Quella parte di città che non ce la fa, che è rimasta indietro. Che fatica a trovare un lavoro, che fatica a fare la spesa, che fatica – nonostante la Costituzione Italiana lo riconosca come diritto inviolabile – a trovare un tetto sotto il quale vivere e far crescere i propri figli.

    ECCO LA STORIA DI ROSY, UN’ALTRA VITTIMA DELL’EMERGENZA ABITATIVA A REGGIO

    Quella degli alloggi popolari a Reggio è ormai divenuta una vera e propria emergenza. Sono decine, centinaia, probabilmente migliaia, i cittadini che hanno fatto richiesta di un alloggio in via provvisoria ed urgente in base all’articolo 31 della legge regionale 32 del 96, quella che appunto consente le assegnazioni provvisorie.

    Si tratta di una procedura agevolata, dedicata specificamente alle persone che si trovano in condizioni di particolare disagio, ”quali pubbliche  calamita’, sfratti, sistemazione dei profughi, sgombero di unita’ abitative da recuperare anche  in  funzione  di  programmi  di acquisto  e  recupero,  trasferimento  degli  appartenenti alle Forze dell’Ordine, od altre  gravi  particolari  esigenze  individuate  dai Comuni,  fra  cui la permanenza in strutture assistenziali utilizzate dai Comuni stessi di persone senza tetto e in drammatiche  situazioni di  bisogno,  ivi  comprese  le donne vittime di violenza in famiglia laddove siano iniziati i relativi procedimenti giudiziari”. Una procedura per la quale ogni Comune dovrebbe riservare il 25% del proprio patrimonio residenziale pubblico, proprio per far fronte a situazioni di questo genere.

    Situazioni, ad esempio, come quella di Rosy, giovane donna divorziata, con un’invalidità civile del 100% e quattro figli da crescere. Il suo è l’esempio, l’ennesimo, di quanto in città stia avvenendo sul problema casa. In seguito all’ennesimo diniego da parte del Comune alla regolare richiesta avanzata da Rosy, la donna si è vista costretta ad occupare un alloggio abusivamente. Alloggio dal quale è stata sgomberata dopo soli due mesi nonostante, dica lei, ”era vuoto prima del mio arrivo e continua a non essere abitato”. Quella che si genera in questi casi è una vera e propria guerra tra poveri, con cittadini che si ritrovano a lottare, a volte l’uno contro l’altro, per un diritto che invece dovrebbe essere considerato collettivo e quindi riconosciuto a tutti.

    ECCO LA STORIA DI ROSY, UN’ALTRA VITTIMA DELL’EMERGENZA ABITATIVA A REGGIO

    Intanto tra pochi giorni scadrà il termine ultimo entro il quale il Comune sarà tenuto a presentare una ricognizione complessiva del proprio patrimonio immobiliare pubblico, a seguito della class action proposta da alcune associazioni reggine. Fino ad oggi, come anche il Tar ha riconosciuto in occasione del ricorso presentato per il caso Fouzia, il Comune ha sempre risposto di non avere alloggi da assegnare, pur non avendo esatta contezza del reale stato del patrimonio edilizio a sua disposizione.

    Una situazione che ha provocato fino ad oggi notevoli disagi a tanti cittadini, a partire da Rosy che – dice ai nostri microfoni – chiede che siano fatti ”i controlli affinché le case vengano date a chi davvero ne ha diritto”.