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    Garibaldi, la Calabria e la Storia dell’Unità d’Italia

    garibaldieimille
    di Anna Foti –
    Pagine della storia dell’Unità d’Italia scritte anche in Calabria, come quella del 29 agosto del 1862, il giorno della Battaglia dell’Aspromonte quando

    l’Eroe dei Due Mondi, Giuseppe Garibaldi, nel suo passaggio in Calabria verso Roma, sbarcato dalla Sicilia  e approdato sulla costa reggina il 25 agosto tra Melito e Capo d’Armi. Sul punto rivendica attenzione per recuperare la storia del comune jonico, lo scrupoloso professore e storico Luigi Sclapari, il quale ha documentato, grazie ad altri autorevoli lavori storici depositati in fondi di archivi, che tale sbarco non avvenne a Melito Porto Salvo, bensì a Montebello Jonico, precisamente a Pietra Falcone alla foce dell’omonimo torrente sito in S. Elia di Montebello, in prossimità del Porto intorno alle 4 del mattino sempre il 25 agosto 1862.
    Comunque, dopo quello sbarco sulla costa jonica reggina, Garibaldi fu fermato da 3500 bersaglieri guidati dal colonnello Pallavicini. Uno scontro a fuoco cui i garibaldini, circa due mila, risposero dopo l’iniziale ordine del loro generale di non sparare. Qui avvenne lo storico ferimento alla coscia sinistra e al piede destro di Garibaldi, il cui contributo alla realizzazione dell’Unità d’Italia fu di assoluto primo ordine. Garibaldi rimase ad attendere in avanscoperta l’avanzata dei bersaglieri, dopo averli individuati in lontananza, convinto che si sarebbero uniti in una comune marcia su Roma. Invece avvicinatisi, loro aprirono il fuoco ferendolo alla gamba. 12 morti, cinque garibaldini e sette regolari, e trentaquattro feriti, quattordici regolari e venti garibaldini, questo il bilancio di questa battaglia prima della resa di Garibaldi fermato nella sua marcia su Roma sul massiccio montuoso dell’Aspromonte. Da lì  sbarcò a La Spezia il due settembre successivo. Un cippo in corrispondenza di quell’albero sotto cui fu il generale con la sua camicia rossa fu trasportato dopo il ferimento e una lapide nella città ligure in memoria del suo proprio dopo la battaglia dell’Aspromonte, ricordano in due punti diversi dello stivale quella giornata. Nella città spezzina il generale fu destinato al Varignano, un ex-lazzaretto convertito in stabilimento penitenziario, che allora ospitava 250 condannati ai lavori forzati dove gli fu riservato un alloggio.
    Il ricordo dell’Eroe dei Due mondi delle foreste dell’Aspromonte, del suo storico passaggio e poi di quella giornata proprio dell’Aspromonte, il 29 agosto 1862, quando l’esercito regio fermò il tentativo suo e dei suoi volontari di completare una marcia dalla Sicilia verso Roma, costituiscono anche un tassello nella ricostruzione realizzata, anche grazie all’opera del regista Aldo di Russo, presso il museo multimediale di Delianuova, in provincia di Reggio Calabria. Si tratta dell’unica realtà museale in tutta la regione ad essere stata inserita nel percorso storico culturale avviato dal Consiglio dei Ministri per i 150 anni dell’Unità d’Italia.
    29 agosto 1862: 150 anni fa la battaglia in Aspromonte in cui rimase ferito Giuseppe Garibaldi. Una data quest’anno celebrata in località Gambarie d’Aspromonte, nel reggino, con la “Giornata del percorso della memoria storica dell’Aspromonte’’. Si tratta della prima edizione di un evento annuale che il Parco nazionale dell’Aspromonte ha istituito per recuperare la memoria di questi luoghi. Anche altre iniziativa hanno caratterizzato i giorni scorsi come il convegno a Sant’Eufemia d’Aspromonte cui ha presenziato la discendente dell’eroe dei due mondi, Anita Garibaldi.
    La storia di Garibaldi, del suo cammino lungo il Sud Italia per unificare la Penisola, consta anche di altre pagine scritte in Calabria due anni prima.
    Da Palermo fino a Reggio Calabria passando per Milazzo, Catania, Agrigento, Licata, Messina, Melito Porto Salvo, Villa San Giovanni e Nicotera. Così tra giugno, luglio e agosto del 1860 Giuseppe Garibaldi dalla Sicilia sbarcò in Calabria con i Mille, scrivendo anche nelle acque del mar Jonio pagine cruciali della storia dell’Unità d’Italia.
    Il contingente Medici ed i generali Enrico Cosenz, Stefano Turr sostituito da Ferdinando Eber, Nino Bixio contro l’ordine di Clary per il colonnello Ferdinando Beneventano del Bosco di muovere verso Milazzo per presidiare Messina.  Quindi gli contri nelle frazioni milazzesi di Archi e Corriolo prima dell’ingresso di Garibaldi a Messina il 27 luglio1860, con gravi perdite di uomini.
    “Giunti allo Stretto bisognava passarlo” scriveva Garibaldi nelle sue memorie mentre i Borboni avevano uomini tra Vibo Valentia e Reggio e falliva il tentativo segretamente concertato con gli stessi dai patrioti Musolino e Missori di impadronirsi nella fortezza calabrese di Altafiumara.
    Garibaldi sarebbe sbarcato a Melito Porto Salvo sulla spiaggia di Rumbolo, a poche centinaia di metri dal Santuario di Porto Salvo, il 19 agosto 1860, dopo la cancellazione della missione a Napoli ed il rientro in Sicilia con sbarco al porto di Taormina. La sera del 20 agosto iniziava la marcia su Reggio che sarebbe stata attaccata  dalle colline orientali le prime ore del 21 agosto ed occupata, mentre Cosenz da capo Faro sarebbe sbarcato con un migliaio di volontari tra Scilla e Bagnara per dirigersi in Aspromonte.
    Mentre a Villa San Giovanni resistevano alcune migliaia di borbonici, Reggio veniva presa con la marcia di Garibaldi dal centro e la discesa dall’Aspromonte. I Borboni si sarebbero arresi il 23 agosto. La colonna Medici dalla Sicilia sarebbe sbarcata presso Nicotera per decretare la definitiva espugnazione garibaldina della Calabria.
    Dunque strategico fu lo sbarco a Melito Porto Salvo, la cui denominazione deriva oltre che probabilmente dalla produzione di miele diffusa nel territorio (Melito), anche dal fatto che la costa rappresentò un rifugio per Garibaldi ed i suoi – da qui Porto Salvo – quando assediata dalle truppe borboniche la nave garibaldina si arenò e le camice rosse trovarono rifugio presso Palazzo Ramirez, oggi noto come la ‘casina dei mille’ sulla cui facciata ancora oggi giace una palla di cannone, testimonianza della battaglia.