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    Pena di Morte: se ne parla lunedì a ingegneria

    amnestyAnche quest’anno il gruppo 227 Reggio Calabria di Amnesty International, movimento aderente alla Coalizione Mondiale contro la Pena di Morte, sarà promotore di un confronto sul tema delle esecuzioni capitali. 
    Sede della discussione, l’aula del Consiglio di Facoltà di Ingegneria che ospiterà lunedì mattina alle ore 11:30 la proiezione del video “Non Vale la Pena”, prodotto dalla Circoscrizione Toscana di Amnesty International.
    Un’iniziativa promossa in collaborazione con i rappresentanti degli studenti della Facoltà di Ingegneria dell’Ateneo reggino, cui seguiranno il dibattito e la consueta raccolta firme finalizzata all’adozione duna moratoria delle esecuzioni in Corea del Sud, Nigeria, Marocco, Guatemala, Tanzania, Perù e India.

    Una mobilitazione che ha trovato autorevole riscontro anche nella
    proclamazione, lo scorso 10 ottobre a Lisbona, della giornata mondiale
    contro la pena di morte da parte del Consiglio dei 47 stati d’Europa.
    Solcando, infatti, il tracciato segnato a livello comunitario e che
    dovrebbe condurre all’istituzione della moratoria universale delle
    esecuzioni come passo intermedio per il perseguimento dell’obiettivo
    dell’abolizione della pena di morte in tutti i paesi del mondo, anche
    Amnesty International dedica la propria iniziativa di sensibilizzazione
    alla richiesta di sospensione di tutte le pene capitali attualmente in
    attesa di essere eseguite.
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    Un intento che avrà come interlocutori principali gli studenti
    universitari, che potranno essere eco chiara e forte della problematica
    in tutta la città. Nonostante la pena di morte sia stata, infatti,
    totalmente abolita in tanti paesi (oggi sono 90 i paesi totalmente
    abolizionisti tra cui l’Italia dal 1994), essa è ancora vigente in 64
    paesi nel mondo di cui 18 in Africa, 14 in America, 18 in Asia, 13 in
    Medioriente, 1 in Europa, la Bielorussia.
    Quanto mai necessaria, dunque una riflessione sul diritto alla vita e
    sul valore insopprimibile dell’esistenza umana, solennemente
    riconosciuti nell’art. 3 della Dichiarazione Universale dei Diritti
    Umani (Onu 1948) e in altre importanti convenzioni internazionali, che
    non dovrebbero poter essere poste in discussione da alcuno autorità
    statale.
    Le gravi violazioni di diritti umani connesse alla pena capitale sono
    molteplici e legate a sistemi di giustizia viziati da processi iniqui e
    contaminati da politiche discriminatorie più o meno latenti.
    Dunque un panorama in cui i diritti della persona e la dignità della
    vita vengono violati da una pena crudele, inumana e irreversibile
    propria di un sistema che, evidentemente, ignora e calpesta l’umanità
    in nome della sicurezza e della giustizia.