• Home / RUBRICHE / Storie / C’è qualcosa di brutto nell’aria…

    C’è qualcosa di brutto nell’aria…

    raggiodisoledi Giusva Branca

    da CalabriaOra del 13 ottobre 2007 

    C’è qualcosa nell’aria che non è palpabile, ma che si avverte subito.
    Accade in Calabria, che è un luogo dove per respirare aria pura e limpida non basta neppure salire in cima alla Sila o all’Aspromonte.
    Quando chi – per mestiere o per vocazione – è chiamato


    ad interpretare, analizzare, cogliere i segnali sociali provenienti dal territorio, parla o scrive di “tensione crescente”, di “aria irrespirabile”, di “clima pesante”, i più pensano a frasi fatte, a clausole di stile più o meno efficacemente utilizzate al fine di fornire al concetto un’adeguata cornice.
    Ed invece no. Almeno in Calabria, in avvio di terzo millennio.
    Qualcuno, alla notizia secondo la quale la Digos di Catanzaro ha individuato in un giovane psicolabile il responsabile di alcune delle minacce ricevute negli ultimi due anni da Agazio Loiero (e, pare, anche di quelle che hanno visto per destinatario Giancarlo Pittelli), ha tirato un sospiro di sollievo, unitamente ad un sorriso divertito.
    Sembra di sentirli: “…è piena di pazzi questa povera Calabria!”
    Eh, si, però bisogna fare attenzione.
    La materia, anzi le materie, quella del clima che si avverte e delle menti che vacillano, sono di quelle da trattare con cura e cautela. Scherzare o scherzarci su non è consentito senza rischiare più di quanto sia lecito per una comunità già quotidianamente sull’orlo del baratro.
    Qualcuno si è chiesto perché un uomo con dei problemi mentali decide di rivolgere il proprio mirino verso il Governatore della Regione Calabria?
    Sarà anche stato solo uno psicolabile, ma la storia ci ha insegnato, da Lincoln in avanti passando per il re Umberto I, John Lennon e numerosi altri, che disturbati ed esaltati non mancano intorno a noi, ma che è sempre l’ambiente, quel “clima pesante” – appunto- ad innescarli.
    “Trovarsi davanti a un pazzo sapete che significa? Trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la logica di tutte le vostre costruzioni” scriveva Pirandello ed allora, probabilmente, è giunto il tempo di rallentare un attimo, se necessario di fermarsi, di riflettere per rimettere insieme le fondamenta del discorso, per riannodare i fili di un corto circuito ormai consumatosi da un pò.
    Se, da un lato, la Calabria brucia nelle sue problematiche, antiche e nuovissime, dall’altro è anche vero che tanto più la situazione è difficile, complicata, complessa, direttamente percepita dalle masse, quanto più è d’obbligo sfoderare nervi saldi, equilibrio, serietà, maturità, buon senso.
    In ogni atto della vita quotidiana, soprattutto se si tratta di atti posti in essere da personaggi che, a torto o a ragione, con le loro espressioni arrivano alle masse.
    Oggi la Calabria rischia di affogare prima che per le zavorre che tentano di mandarla a fondo, per i veleni che in tutti i settori dilagano, debordano, tracimano.
    Il tutto mentre, ogni giorno, i calabresi semplici, le Forze dell’Ordine, gli inquirenti, i magistrati ricurvi sui fascicoli a testa bassa e senza il tempo per respirare, la buona politica – sissignore, c’è anche quella, in Calabria – si spaccano la schiena per regalare al territorio, ciascuno nel proprio piccolo, un altro “buon giorno”.
    Intanto, però, le redazioni degli organi di stampa ogni santo giorno ricevono decine di comunicati, dichiarazioni, note stampa di questo o di quello, ma, soprattutto, contro questo o quello.
    Il dialogo, sociale e politico, in Calabria da tempo ha invertito lo strumento col fine.
    Colpire, meglio se con un colpo basso, magari dato con “mestiere” ed eleganza, il proprio avversario, in qualunque campo, è diventato l’obiettivo primario. Il fine ultimo, lo sviluppo, il confronto anche duro a caccia di una via per il domani della Calabria, lo si è perso per strada; l’importante è che la strada resti libera da ingombranti compagni di viaggio. A costo di demolirli con accuse, calunnie, valutazioni magari legittime nella forma e nel contenuto, ma pur sempre valutazioni e che, se reiterate e continue, finiscono, eccoci, per avvelenare l’aria, per fare diventare il destinatario bersaglio del pubblico ludibrio ed aprono la strada a meccanismi altamente pericolosi.
    E’ ora di finirla! E’ora di cominciare a distinguere il grano dall’oglio, è ora di indignarsi per ciò che merita indignazione, ma, contemporaneamente è ora di mettere al bando definitivamente superficialità e generalizzazioni, facili teoremi ed assurdi sillogismi.
    Tutti coloro che hanno una funzione pubblica – ovviamente stampa in primis – hanno il sacrosanto dovere (una volta tanto è bene che si parli anche di doveri, oltre che di diritti) di concorrere ad un clima generale più sereno.
    Che non vuol dire distratto, ma che, invece, proprio perché disteso, possa garantire lucidità di analisi a chi è chiamato a compierla, senza – magari – lasciarsi condizionare da ciò che la piazza, dalla notte dei tempi assetata di sangue e vendetta, aspetta di vedere scritto.
    Su un giornale o su una sentenza, in una nota stampa piuttosto che altrove.
    Il clima da “muoia Sansone e tutti i Filistei”, oltre che non essere serio, è assai pericoloso perché mina le Istituzioni, gli unici riferimenti che – vivaddio- la Costituzione ci indica e che nessun “Masaniello” dell’era moderna potrà sostituire.
    E’ un clima che crea ad ogni piè sospinto quegli spaventosi buchi nel tessuto connettivo sociale nei quali, ormai,  sono in tanti maestri ad infilarsi.
    Che ciascuno faccia la propria parte e, soprattutto, si assuma fino in fondo le proprie responsabilità; ammorbare ulteriormente il clima non giova a nessuno ed è, quello si, da pazzi.
    Non vorremmo che lo psicolabile che minacciava Loiero, rispetto alle cose della Calabria si sentisse come il pazzo che guida in autostrada contromano e che, nel sentire l’autoradio che lancia un appello perché “c’è un pazzo in autostrada che guida contromano”  pensa, mentre schiva le macchine che gli sfilano accanto in senso inverso: “Uno? Altro che uno! Qui sono mille!”

    www.giusvabranca.com