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    Come un videogame

    aliscafomeUna dinamica tutta da chiarire, come ribadito più volte dall’ammiraglio Dassatti, il comandante generale delle Capitanerie di porto, alla luce dello studio dei tracciati.
    Ma, pur con la dovuta prudenza, qualcosa che consenta di venire a capo di quei maledetti minuti sembra esserci.
    La terza nave, per come dichiarato dallo stesso Ammiraglio Dassetti, era una “Caronte”, per l’esattezza la “Zancle” che tagliava da Sud verso Nord sulla traiettoria Tremestieri-Villa San


    Giovanni.
    Questa avrebbe incrociato il mercantile che attraversava lo Stretto, con direzione Nord-Sud, diretto ad Israele. Il mercantile sarebbe passato di poppa alla Caronte, cioè dietro.
    Questa manovra – rispetto alla quale, come ha sottolineato Dassetti-nessuna colpa può ricondursi essendosi conclusa senza problemi, avrebbe in qualche modo spiazzato l’Aliscafo “Segesta” che avrebbe provato ad infilarsi in mezzo, superando di prua il mercantile, ma facendo male i conti e finendone speronato in pieno sulla fiancata sinistra.
    E anche dal vertice della Caronte, esattamente dall’Amministratore delegato Vincenzo Franza arrivano le prime accuse al comandante del Segesta che, peraltro, non può più rispondere: “ Nessuna responsabilità della nostra nave” – si dice da Messina- “ma al momento dell’impatto Segesta viaggiava a velocità sostenuta, oltre i 22 nodi, mentre il mercantile era quasi fermo, sui 17 nodi. L’Aliscafo, continua Caronte, non ha né rallentato né modificato la propria rotta, scegliendo di passare a filo in poppa alla Zancle senza, accorgersi, però, che alle sue spalle stava sopraggiungendo in senso opposto il mercantile, oscurato proprio dalla Caronte.
    L’esame dei tracciati darà la ricostruzione definitiva