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    Mons. Marcianò, il più giovane Arcivescovo d’Italia

    duomo“Vuoi, come il Buon Pastore, andare in cerca delle pecore smarrite per riportarle all’ovile di Cristo?”. “Si, lo voglio”. Con queste parole, l’eletto, mons. Santo Marcianò si è impegnato davanti all’arcivescovo di Reggio Calabria-Bova, Vittorio Mondello, e di fronte al popolo sul proposito di custodire la fede e di esercitare il proprio ministero nell’arcidiocesi di Rossano – Cariati.


    L’emozionante celebrazione, durata più di tre ore, è stata vissuta da tutta la comunità calabrese, reggina in particolare, che si è stretta intorno al nuovo arcivescovo nella Basilica Cattedrale di Reggio Calabria.
    Un maxischermo in piazza Duomo e nell’auditorium San Paolo ha consentito a migliaia di persone di vivere l’ordinazione episcopale con viva partecipazione.
    Più di centocinquanta tra vescovi, sacerdoti, diaconi e seminaristi hanno preceduto l’ingresso solenne in Cattedrale di mons. Marciano’ che, lungo il tratto della navata centrale, più volte si è soffermato a salutare i fedeli.


    Il percorso è stato più lungo del previsto, la gente lo acclamava e gli baciava la mano.
    Viene in mente l’espressione utilizzata per il compianto Giovanni Paolo II e cioè “Santo subito”, e lui “Santo” lo è già di nome, e questa sua nuova missione rappresenta una vera e propria chiamata alla santità.
    L’unzione crismale e la consegna delle insegne episcopali, cioè il Vangelo, l’anello, la mitra e il pastorale, simboli di fedeltà e integrità alla fede, saranno gli strumenti con cui dovrà prendersi cura di tutto il gregge a lui affidato.

     


    E il compito che gli spetta non sarà facile; le parole di mons. Mondello hanno sottolineato più volte questo concetto.
    Compiti impegnativi certamente, ma la strada da seguire è quella indicata più di duemila anni fa da Gesù Cristo: la via della croce.
    Tanti i momenti emozionanti vissuti durante la celebrazione scandita dai canti del coro di San Paolo, uno fra tutti l’abbraccio con l’anziana madre Maria. Rompendo tutti gli schemi, infatti, il nuovo vescovo ha lasciato l’altare per correre verso la mamma, seduta in prima fila; segno evidente del suo modo di essere popolare e umano e che, sicuramente, caratterizzerà anche il suo operato nella diocesi di Rossano – Cariati, dove eserciterà il suo ministero da “Buon Pastore”.


    Anche in questo caso è possibile fare un parallelismo col papa polacco che, spesso e volentieri non rispettava l’etichetta pur di andare incontro alla gente che lo acclamava.
    Protagonista assoluta di quella celebrazione è stata la comunità dei fedeli che ha superato anche le insidie del caldo torrido per stare vicino al loro “don Santo”.
    Proprio con questa familiarità i fedeli parlavano di lui, sostenendo, alcuni di loro, con orgoglio: “L’abbiamo visto crescere!”.


    Altri raccontavano di quanto bene avesse fatto nelle loro parrocchie di Santa Caterina e del Divino Soccorso, dove è stato parroco ma, sopra ogni cosa, parlavano del suo importante incarico come rettore del Seminario.
    Si percepiva chiaramente come i seminaristi fossero particolarmente coinvolti, i loro occhi erano velati di lacrime sia di gioia, perché la Chiesa potrà contare su un nuovo “pastore di gregge”, ma anche di mestizia, dovuta ad un distacco che, umanamente, rende gli animi tristi.
    Chi conosce la realtà del Seminario sa bene che molti dei ragazzi che hanno vissuto quel cammino, devono a don Santo la loro ordinazione sacerdotale.


    Un padre spirituale che ha saputo guidare i suoi “figli” con amore e dedizione senza mai risparmiarsi o imporsi, ma con quella capacità di comprensione che spesso ha fatto chiarezza là dove il dubbio non permetteva di fare luce su una così importante scelta di vita.
    Una curiosità ha caratterizzato la celebrazione del 21 giugno, l’ordinazione episcopale di mons. Marcianò è coincisa con l’ordinazione sacerdotale di mons. Mondello avvenuta esattamente 46 anni fa, e il nuovo arcivescovo, che è anche giornalista pubblicista iscritto al Sindacato dei Giornalisti della Calabria ed alla Sezione Calabria dell’Unione Cattolica Stampa Italiana, ha 46 anni di età: il più giovane d’Italia.


    Una semplice coincidenza, certo, ma che ha il sapore di un legame sottile che unisce i due vescovi, ognuno con i propri carismi, ma uniti dalla stessa missione.
    L’”imperturbabile” Vittorio Mondello ha gli occhi pieni di lacrime quando dice che questa elezione provoca un vuoto nella comunità presbiterale: “Il rettore del seminario – ha detto – lascia per seguire il popolo di Rossano”. Ma è un passaggio importante che un altro “figlio” di Reggio Calabria sta per vivere e che segna un punto di orgoglio per tutti i suoi concittadini e per la tanto amata terra di Calabria.

    ROBERTA PINO