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Ma si, avanti con le casette in mezzo ai fiumi e sotto i ponti…

bivioangitola

di Enrico Costa* – Chi viene nella nostra regione, qualunque sia il mezzo di trasporto utilizzato, non può non vederlo, e gli rimane impresso, per la “pulizia” compositiva, come

 diciamo noi architetti, per la “nitidezza”, come diciamo noi urbanisti pianificatori, del grande “segno” sul territorio, un oggetto ben definito, quasi un’eccezione nel disordine dell’abusivismo e delle case non finite, al cui impatto paesaggistico non riusciamo a rassegnarci.
Per quanto mi riguarda, fin da quando l’ho visto mentre era ancora in costruzione nel mio primo viaggio in Calabria (stavo per scrivere nel mio primo “Tour” in Calabria), sono stato per sempre affascinato dall’imponente viadotto ferroviario, intitolato a San. Francesco di Paola, conosciuto anche come Viadotto dell’Angitola.
Un’opera di ingegneria di grande fascino architettonico, che scavalca la vallata del fiume Angitola, nel territorio dei comuni di Francavilla Angitola e Pizzo Calabro.
Imponente, con le sue 30 campate da circa 35 metri l’una, per una lunghezza complessiva di 1050 metri, 15 metri l’altezza dell’imbocco sul lato nord, 60 metri l’altezza dell’imbocco sul lato sud. Un intervento bello ed utile, che ha reso possibile l’apertura della “direttissima” a doppio binario tra Lamezia Terme e Rosarno, lungo la linea ferroviaria Battipaglia-Reggio Calabria, tra le stazioni di Eccellente e Vibo Pizzo, l’imponente e lungo viadotto consentì di bypassare il vecchio itinerario lungo il Capo Vaticano passante per Vibo Valentia, Pizzo Calabro, Tropea e Nicotera oggi utilizzato quasi soltanto per il traffico regionale o a media distanza.
Angitola è il nome del Viadotto. Angitola è il nome del Fiume. Angitola è il nome del Lago artificiale creato da una diga. Angitola è il nome del “Bivio”: naturale ed invitante “Porta” del Parco regionale delle Serre.
Il viadotto è un grande “oggetto” che a lungo è sembrato incutere rispetto, che sembrava essere intoccabile. Fino a poco tempo fa. Ma perché?
Perché si tratta di un “oggetto” di grandi ed imponenti dimensioni che una volta tanto, invece di sottrarne, dà qualità al territorio. Sembrava che nessuno avrebbe mai osato sfregiarlo, mettendo anche a rischio l’uomo. e invece no. Ha fatto scuola, in quanto a mancanza di rispetto per  il territorio e per la pubblica incolumità, la prepotente “Casa dello studente” di Reggio Calabria.
La cosiddetta “Casa dello studente”, cioè quelle casette in mezzo ad un fiume e sotto un ponte (nello specifico un bel viadotto autostradale), grande incompiuta invisa a stampa e televisioni, agli ambientalisti ed alle menti libere, sanzionata lo scorso mese di giugno persino dal Consiglio Comunale di Reggio Calabria attraverso la “Commissione Consiliare d’indagine relativa ai settori Urbanistica, Lavori Pubblici e Manutenzione”, nota anche come “Commissione Barillà”. Un’opera prepotente che in privato tutti dicono che lì “non sta bene”, e che invece è sempre lì, che rischia persino di essere completata, mentre non si dovrebbe esitare a de-localizzare mettendo al sicuro gli studenti che ci dovranno abitare.
Ebbene, perché se si può essere prepotenti sul torrente Annunziata e sotto quel viadotto autostradale di Reggio Calabria, perché mai non si può si può essere prepotenti sul fiume e sotto il Viadotto dell’Angitola costruendo proprio sotto la sue “proiezione”, magari sbarrando anche la “Porta” del Parco regionale delle Serre?
Ed ecco spuntare un supermercato, anzi un centro commerciale, proprio ai piedi dell’imponente opera di ingegneria (che evidentemente non su tutti incute ammirazione e rispetto), punto di transito quasi obbligato per amministratori, dirigenti e politici calabresi, quasi a sbarrare visivamente l’accesso al Parco delle Serre, in un nodo nevralgico, che il doveroso rispetto dei luoghi e del paesaggio dovrebbe salvaguardare. Punto d’accesso autostradale per luoghi di preminente e consolidato interesse turistico quali Pizzo e Tropea con i rinomati villaggi turistici, scempiata da una banalmente triste barriera visiva e percettiva nei confronti di una vera e propria opera di alta ingegneria, troppo adiacente allo svincolo autostradale di Pizzo, a ridosso della Strada Statale n.18, con un impatto paesaggistico rilevante dovuto alla decontestualizzazione dell’opera, oltre ad un notevole aumento delle condizioni di rischio derivanti dalla specifica localizzazione.
Mai sentito parlare di fasce di rispetto? Ed il buon senso, da solo, non basterebbe a scoraggiare simili interventi?
Ovviamente se ne sono accorti noi chi governa il territorio ma, ed hanno protestato e protestano, le associazioni ambientaliste, da Italia Nostra a Legambiente al WWF, che non credono, come non crediamo noi, che questo sia il modo giusto per incentivare davvero il turismo, vera risorsa dello sviluppo economico della Calabria.
Fino ad ora è sembrato più o meno un capannone, messo lì, sotto i piloni ferroviari e proprio nel bacino di espansione della diga sull’Angitola, tant’è che sono ben visibili ai due estremi dell’area sono ben visibili impianti semaforici radiocomandati che, nell’eventualità non improbabile di un’alluvione nell’alveo dell’Angitola, dovrebbero bloccare l’accesso ad una zona ad alto rischio. E sul cartello stradale è scritto un testo inquietante: A SEGNALE LAMPEGGIANTE OBBLIGO SVOLTA A SINISTRA. Chiaro, no? Quando lampeggia il semaforo, scappa che arriva l’ondata che ti porta via. E se in quel momento sto scaricando nell’auto il cartello della spesa? O se sto sistemando il bambino sul passeggino?
Non è questa la sede per la ricerca delle responsabilità, non è il mio mestiere e non lo faccio. Non mi interessa sapere chi ha dato i permessi e chi no: Report della Gabanelli “docet”sul modo di acquisire i permessi che con più timbri non si può, più “in regola” di quelli in regola.
Mi interessa e mi preoccupa che non si sia ancora creata una cultura del rispetto dell’ambiente e del paesaggio, cioè di noi stessi, né una cultura della sicurezza preventiva che magari faccia piangere qualche imprenditore avventato che vede sfumare i propri affari prima che avvengano i disastri ambientali, piuttosto che piangere tutti assieme i morti, dopo, a cose fatte, ed a disastri avvenuti.
Mi preoccupo di tanti che, passando di lì, guardano, capiscono e girano la testa dall’altra parte.
Proprio come fanno a Reggio, passando lungo il Viale della Libertà (= Arbitrio?) costeggiando torrente Annunziata e quelle brutte casette, tutti coloro che non vogliono guardare quel cantiere lasciato a metà ed abbandonato per un decennio, e che ora, forse ignari della nuova normativa antisismica regionale, si vorrebbe addirittura riattivare.
Reggio Calabria ha fatto scuola, ma in questo caso non c’è da esserne orgogliosi.

*Prof. Ordinario di Urbanistica e Presidente del Corso di Laurea in “Urbanistica”

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