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    Memorie – La ‘zia’ Adele Cambria tra i luoghi della Magna Grecia

    di Anna Foti – (…) loro avranno vent’anni nel 2008 e sarà splendido (forse), ma io li ho avuti nel glorioso Sessantotto. E che ne sanno loro che quella è stata la mia vera nascita? (…)”. Per l’anagrafe era nata a Reggio Calabria il 12 luglio del 1931 ma lei si sentiva figlia di una intera epoca oltre che della Calabria, come racconta nel suo ultimo libro, pubblicato nel 2012 con i caratteri di Città del Sole edizioni e intitolato “In viaggio con la zia. Con due bambine alla scoperta del mito in Magna Grecia”. E’ un diario in cui narra di un suggestivo e affascinante itinerario tra le vestigia del passato intrapreso con al seguito due nipotine (una di sangue e di cuore e una solo di cuore), le quattordicenni Nora e Yelena. Pagina dopo pagina il racconto scandito prevalentemente dalle domande delle giovanissime e dalle risposte della zia – narratrice di miti e leggende, che si snoda tra il settembre e l’ottobre del 2002. Come il testamento lasciato da una donna, dopo aver vissuto il Novecento segnato da lotte per i diritti ma anche dall’affermazione di stereotipi mascherati da rivoluzioni come il libero amore in realtà una ‘rivoluzione sessuale gestita dai maschi’ come lei stessa scrive, ad altre due giovani donne affinchè raccolgano il testimone di un impegno sempre necessario di ricerca ed esperienza; una dedica speciale non solo per le future generazioni femminili ma anche un tributo agli straordinari luoghi delle sue origini. “Nora dagli occhi stellati, verdenocciola, con dentro i riflessi del sole in un bosco, è la figlia della mia sorellina Grazia, Yelena, invece, è una piccola sognante russa di Leningrado (mi sbaglio sempre. Non si chiama più Leningrado, la Venezia più bella di Venezia è tornata ad essere, dopo quasi tre secoli, la San Pietroburgo fondata da Pietro il Grande)”, così le presenta nelle prime pagine di questo diario che reca come primo riferimento ‘10 settembre del 2002, Locri Epizefiri’. “Marciamo tra alberi di fichi e di limoni verso il piccolo teatro greco abbandonato, che immagino ancora più sgretolato di qualche anno fa: alle nostre spalle, il mare Jonio azzurrissimo, dove sempre appare – in coincidenza con i miei “ritorni” qui – il misterioso vascello delle sette vele…”.
    Ieri avrebbe compiuto 85 anni; invece, Adele Cambria, pioniera del femminismo e del giornalismo al femminile oltre che scrittrice di narrativa, teatro e televisione, è morta a Roma lo scorso novembre. Minute le sue sembianze, forte il suo spirito, si è spenta nella capitale dove era emigrata negli anni ’50, sfidando le convenzioni e i pregiudizi per vivere a pieno la sua passione per la scrittura giornalistica. In questo suo ultimo e intenso contributo alla letteratura, ella parte nuovamente ma con le sue nipoti e alla ricerca della Dea, sulle orme del mito, ispirata dai versi di Nosside. Da Locri e Bova, attraverso le storie e i miti di Cassandra, Afrodite e Demetra, fino a Reggio Calabria e ai suoi Bronzi di Riace con la perfezione della nudità e quella mano femminile immaginata dalle giovani nipoti come la sola capace di realizzare quella scultura con tale grazia, a dispetto delle convenzioni del tempo in cui le donne certamente non scolpivano. Non solo Calabria ma anche Sicilia: prima tappa del viaggio nell’isola è Pergusa, luogo del ratto di Persefone e della violenza maschile di Ade, secondo gli antichi poeti perpetrati in quel prato che non c’è più. Ciò che invece c’è, in piena riserva naturale, è la fonte Ciane, come la ninfa che cercò di ostacolare Ade durante il rapimento, finendo colpita dal suo scettro e trasformata in una sorgente. La seguì il giovane che l’amava, Anapo, mutato in fiume per accoglierla e con lei vivere per sempre. “Siamo sole, noi tre, in un crepuscolo dove l’indaco ancora luminoso del cielo più alto si mescola con il verde riflesso dei papiri nell’acqua, al mauve struggente delle ultime stille di luce”.  Poi ancora avanti fino a Siracusa e al regno di Venere Ericina, nella località trapanese di Erice, sulle orme di Enea in fuga da Didone, fino al tempio dorato di Segesta, alle acque del canale di Sicilia in cui le madri curde furono salvate dai pescatori, in un intreccio di storie e leggende di dolore e disperazione che unisce le madri africane in fuga oggi a quelle troiane di un tempo. Quindi l’approdo a Messina. Tra Messina e Reggio c’è solo lo Stretto ed ecco che l’itinerario è di nuovo calabrese, seguendo il mito di Cleta, regina delle Amazzoni che fondò l’antica Caulonia, oggi Monasterace, fino a Crotone a ciò che resta del tempio di Hera Lacinia, il cui culto si intreccia con il mito di Ercole, e alla storia del pittore greco antico Zeusi che, volendo raffigurare Elena, avrebbe dipinto ciò che di più bello avessero le cinque più affascinanti vergini del’antica Kroton.
    Il viaggio termina con il ritorno a Roma il 22 novembre 2002 e le ultime riflessioni sulla bellezza che scatena la guerra invece di salvare il mondo, emblema di una femminilità ostentata in alcuni luoghi e umiliata in altri, valore in alcune società avanzate o strumento di sottomissione in subculture maschilistiche. Un viaggio – narrazione in cui la narratrice è stata proprio lei, Adele Cambria in questo diario il cui titolo ha una genesi anch’essa singolare, seppure ispirata al romanzo dello scrittore inglese Graham Greene “In viaggio con la zia” (1969). Con tante lezioni imbevute di miti e leggende, Adele Cambria rivisita i temi della letteratura femminista tutta da riscoprire e da riportare, come scrive nell’ultima pagina del suo libro, “al centro di una manifestazione in una piazza post-sessantottina di un leggendario otto marzo”. Come una naufraga appassionata si è mossa con le sue nipoti al solo scopo di seminare in loro quella libertà che nasce dalla conoscenza e quei sogni che solo il coraggio può alimentare. Leggere questo libro di Adele Cambria, che profondamente ringrazio, è stato per me un viaggio chiamato desiderio che spero un giorno di intraprendere e di realizzare con le mie nipoti, Angela ed Elena, a cui dedico ogni mio respiro appassionato e sofferto in questa terra bellissima e tormentata che è la Calabria.

    Da neppure un anno se n’è andata Adele. Era il 5 novembre dello scorso anno, proprio qualche giorno dopo rispetto quando quarant’anni prima era stato ucciso il grande amico Pier Paolo Pasolini da fu cui diretta quando interpretò il film  «Accattone» (esordio alla regia per Pasolini) e poi anche «Comizi d’amore» e «Teorema». Tra le fondatrici del teatro «La Maddalena» di Roma, direttrice della rivista «Effe», il primo magazine del movimento femminista,  collaborò con numerose testate tra cui Paese Sera, Il Messaggero, l’Espresso, l’Europeo, l’Unità. Il suo impegno ha attraversato il Sessantotto italiano al fianco di Camilla Cederna e Oriana Fallaci. Firma del quotidiano «Lotta continua», conobbe nel 1971 Adriano Sofri e, dopo l’omicidio di Luigi Calabresi, fu anche processata con l’accusa di apologia di reato. Ha mantenuto sempre un grande legame con la sua terra alla quale si è sempre raccontata con grande amore e generosità: lo fece anche quell’estate del 2010 a bordo di una nave, cullata dalle onde dello Stretto, dalla sua storia e dalla mitologia di cui questi luoghi, i suoi luoghi sono intrisi, quando presentò il libro autobiografico «Nove dimissioni e mezzo». Il suo cammino accidentato non si è mai arrestato; si è interrotto ma non ha mai deviato. Nuove partenze nonostante le difficoltà, un pellegrinaggio da una testata all’altra, lei donna, sposata con figli, precaria ma caparbiamente e appassionatamente giornalista. Ostinata, ironica, arguta e indignata. Un manifesto di indipendenza e tenacia è stata la sua vita. Il suo aspetto era fragile quanto forte e di spessore era la sua persona. Una donna che ha avuto sempre tanto da raccontare alle nuove generazioni e che adesso continuerà ad essere ricordata e raccontata. Le sue opere narrative sono testimonianza della Amore necessario al racconto della verità. Profetiche le sue parole pronunciate alcuni anni fa “Adesso spero di potermi riposare e di potere leggere tutto quello che non sono risuscita a leggere. La vita di una giornalista si riempie di frammenti di cultura che vanno rimessi insieme come un mosaico e, quasi mai, una vita, anche se lunga come la mia, basta. Ce ne vorrebbe una seconda”. La seconda vita di Adele è nei libri e nelle suggestioni che ci ha lasciato, soprattutto nel suo ultimo viaggio, con le nipoti Yelena e Nora, nei luoghi della Magna Grecia.

    Opere (da Wikipedia)
    Letteratura
    •    Maria Josè (Longanesi, biografia e diari inediti dell’ultima regina d’Italia, 1966)
    •    Dopo Didone (Cooperativa Prove 10, romanzo, 1974)
    •    Amore come rivoluzione – La risposta alle lettere dal carcere di Antonio Gramsci (Sugarco, contenente le lettere delle tre sorelle Schucht, la minore delle quali, Giulia, fu moglie di Gramsci; 1976)
    •    In principio era Marx (Sugarco, 1978)
    •    Il Lenin delle donne (Mastrogiacomo, 1981)
    •    L’Italia segreta delle donne (Newton Compton Editori, 1984)
    •    Nudo di donna con rovine Pellicanolibri, romanzo, 1984)
    •    L’amore è cieco (Stampa Alternativa, racconti, 1995)
    •    Tu volevi un figlio carabiniere (Stampa Alternativa, scritto con il figlio Luciano Valli, 1997)
    •    Isabella. La triste storia di Isabella di Morra (Osanna Venosa, 1997)
    •    Storia d’amore e schiavitù (Marsilio, 2000, finalista al premio intitolato a Elsa Morante e al premio Città di Scalea; in concorso al Premio Strega, classificato al sesto posto
    •    Nove dimissioni e mezzo (Donzelli editore, 2010)
    •    Istanbul. Il doppio viaggio, Donzelli Editore, 2012
    •    In viaggio con la Zia, Città del Sole Edizioni, dicembre 2012

    Teatro
    Cambria è autrice anche di testi per il teatro:
    •    Nonostante Gramsci (rappresentato in prima nazionale al Teatro della Maddalena il 25 maggio 1975)
    •    In principio era Marx – La moglie e la fedele governante (prima italiana al Teatro Bellini di Napoli, 1980, Premio Fondi La Pastora 1979)
    •    La regina dei cartoni (1985-2001, rappresentato all’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles dal Collettivo teatrale “Isabella Morra”)

    Regie teatrali
    •    Di madre in madre, di Muzi Epifani e Francesca Pansa, Teatro La Maddalena, Roma, 1978.