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    Memorie – San Paolo, missionario del Vangelo della Reggio Giuliense

    di Anna Foti – L’evangelizzazione cristiana in Calabria ebbe come cuore pulsante Reggio. Questa storia cominciò nel 61 d. C. in occasione della sosta tra i reggini giuliensi, di Paolo di Tarso, principale missionario del Vangelo di Gesù tra i pagani greci e romani, con Pietro massimo evangelizzatore del mondo mediterraneo, ricordato come l’«apostolo dei Genti». Proveniente da Siracusa, si fermò a Reggio il 21 maggio del 61 d.C. per predicare la parola di Gesù.
    Tale sosta, in quanto fatto storico, è raccontata negli Atti degli Apostoli in cui, durante la narrazione dei viaggi paolini, si legge “Circumlegentes Devenimus Rhegium” (28,13) (tr. “Costeggiando giungemmo a Reggio”). Tale verso in greco (ΠΕΡΙΕΛΘΟΝΤΕΣ ΚΑΤΗΝΤΗΣΑΜΕΝ ΕΙΣ ΡΗΓΙΟΝ) è inciso all’ingresso del Duomo di Reggio Calabria, mentre il portale destro in bronzo, ad opera dello scultore beneventano Nunzio Bibbò, raffigura proprio la vita di San Paolo.
    La tappa a Reggio si inquadra nel viaggio che Paolo di Tarso compì verso Roma, dove poi sarebbe morto probabilmente nel 67 d.C. decapitato, perseguitato da Nerone. Il giorno del martirio ha dato origine all’odierna festa cattolica del 29 giugno in cui si celebrano i due apostoli e patroni di Roma, Pietro e Paolo. Fu condannato e decapitato con una spada (non crocifisso perché romano), e le sue spoglie sepolte sulla via Ostiense, dove sorge la chiesa di San Paolo fuori le Mura a Roma.
    Nato in Turchia, ebreo e cittadino romano, fu acerrimo persecutore dei cristiani prima della folgorazione sulla via di Damasco. Paolo si convertì al Cristianesimo nel 30 d.C. Non aveva neppure 30 anni. Instancabile predicatore. Tre, forse quattro, furono i suoi viaggi apostolici tra la Turchia, la Grecia, l’Asia a partire dal 45 d. C.. Non smise di diffondere il Vangelo neppure quando a Gerusalemme si tentò di processarlo per la sua incondizionata ammissione dei pagani convertiti al Cristianesimo e lo si cacciò con l’accusa di aver predicato contro la legge. Proprio durante il viaggio verso Roma, Paolo fece tappa a Siracusa, Reggio (21 maggio 61 d.C.) e Pozzuoli; a Reggio, Stefano da Nicea, anche lui turco venuto al suo seguito, assunse la guida dei cristiani, divenendo il primo vescovo della Chiesa reggina, oggi venerato come Santo.
    Proprio ai due Santi, cui si deve l’inizio della storia della Chiesa Reggina, sono dedicate le sculture site sul sagrato della cattedrale del Duomo di Reggio, costruite dallo scultore polistenese Francesco Jerace nel 1928 ed erette nel 1934. Recano le dediche a “A Paolo di Tarso, servo di Dio che per la prima volta annunciò Cristo ai Reggini Giuliensi” ed “ A Stefano di Nicea, servo di Dio, primo Vescovo dei Reggini Giuliensi”.
    Al primo predicatore del Vangelo alle genti di Reggio, anche patrono della Diocesi di Reggio Calabria – Bova, è, infatti, dedicata una delle più belle e decorate chiese di Reggio Calabria, quella di San Paolo alla Rotonda. Il 21 maggio 2001, in memoria del passaggio del Santo, è stata eretta dall’allora vescovo, monsignor Vittorio Mondello, a Santuario Diocesano. Alla storia del santuario ed all’impegno del parroco, monsignor Francesco Gangemi, si lega anche la perla del Piccolo Museo di San Paolo in cui sono custoditi preziosi dipinti, icone provenienti anche dall’Europa orientale dall’area balcanica (Jugoslavia, Grecia, Creta, Isole Jonie), sculture, argenti sacri, avori, tessuti, libri antichi, monete, reperti archeologici. Ricche anche la collezione numismatica, la biblioteca con incunaboli e oltre 130 cinquecentine, la pinacoteca con quadri anche del ‘400. Ad oggi i tesori di questo museo privato, gestito dall’omonima fondazione, sono esposti presso il nuovo palazzo della Cultura della provincia di Reggio Calabria intitolato a Pasquino Crupi, proprio vicino la chiesa di San Paolo, nell’edificio che un tempo ospitava l’ex brefotrofio.
    La fermata di Paolo di Tarso a Reggio lascia in eredità anche il miracolo della Colonna. Si narra infatti che Paolo sbarcato a Reggio, giunse al Tempio di Artemide, sul promontorio Artemisio (nella zona oggi denominata punta Calamizzi) dove la gente si era radunata per festeggiare la dea Diana. Qui annunciò la parola di Gesù. Si narra altresì che la fiamma accesa su una colonna, per scandire il tempo a disposizione per il suo annuncio, non si spense neppure quando si esaurì la candela, intaccando la roccia stessa della colonna e continuando ad ardere.
    Un miracolò che lasciò tutti allibiti, come se la Provvidenza fosse intervenuta per assicurare a Paolo il tempo per battezzare i presenti. Quella colonna bruciata viene conservata nella Cattedrale di Reggio Calabria. Inoltre nel 2007 un gruppo di sub ha denunciato alla Soprintendenza dei Beni Archeologici della Calabria il ritrovamento nelle acque dello Stretto di Messina, a sette – otto metri di profondità, dei resti del tempio di Artemide dove San Paolo per la prima volta predicò in Calabria la parola di Gesù. L’antico promontorio Artemisio, celebre luogo sacro fino all’avvento del Cristianesimo sprofondò, infatti, intorno al ‘500.
    A presidio di memoria, a Reggio è stato eretto anche un altro monumento sul Lungomare ed una colonna incompiuta si trova a Pentimele; la prima pietra di questa fu posta proprio 1900 anni più tardi, nel 1961, su impulso dell’onorevole Giuseppe Reale.
    Ai tempi di Paolo, Reggio, già entrata nell’orbita romana dal III secolo a. C. e dall’89 a.C. municipium cum suffragium, Reggio era capoluogo con il nome di Rhegium Julii proprio in onore dell’imperatore Ottaviano Augusto (Roma 63.C. – Nola 14 d.C.). Alla nobile famiglia romana denominata, la gens Iulia, infatti, apparteneva colei che passò alla storia come la prima femminista, Giulia maggiore (Iulia Caesaris filia o Iulia Augusti filia), l’unica figlia naturale dell’imperatore, Giulia vissuta tra il 39 a.C. ed il 14 d.C.. Pagò la sua ribellione con l’esilio, trascorrendo proprio a Reggio Calabria i suoi ultimi anni, dopo il confino ordinato nell’antica Pandataria, oggi isola di Ventotene.
    La leggenda narra che ella visse nell’omonima Torre di cui, dai tempi della ricostruzione dell’antica Reggio seguita al devastante sisma del 1783, non restarono che ruderi, poi successivamente abbattuti. Secondo gli studi condotti nei secoli successivi, tale torre ricadeva proprio nella zona (nei pressi dell’attuale Villa Zerbi) dove oggi sorge la centrale via Giulia.

    *Da Wikipedia, i dettagli degli scritti di Paolo:
    •    Lettera ai Romani, Prima lettera ai Corinzi, Seconda lettera ai Corinzi, Lettera ai Galati, Lettera ai Filippesi, Prima lettera ai Tessalonicesi e Lettera a Filemone sono considerate dalla maggior parte dei biblisti come autentiche.
    •    per Seconda lettera ai Tessalonicesi, Lettera agli Efesini e Lettera ai Colossesi sono stati proposti alcuni dubbi.
    •    per le cosiddette “lettere pastorali”, cioè Prima lettera a Timoteo, Seconda lettera a Timoteo e Lettera a Tito, i dubbi sono più seri e condivisi.