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    Memorie – Alvaro e Cavallaro in uno degli ultimi scritti di Gianni Carteri

    In occasione dei cinquant’anni dalla morte (11 giugno 1956) avvenuta a Roma, del grande scrittore calabrese Corrado Alvaro proponiamo un altro aneddoto rispolverato da un’altra autorevole voce narrante della Calabria, spentasi lo scorso agosto, quella di Gianni Carteri. Nato a Brancaleone, ha lasciato in eredità saggi e scritti frutto dei suoi studi su scrittori e narratori di Calabria, tra cui appunto Corrado Alvaro. Citiamo i saggi “Corrado Alvaro e la Madonna di Polsi; “Tra religiosità, mito e storia”, “Il Dio nascosto. Viaggio nel cristianesimo di Corrado Alvaro” e “La lunga notte di Corrado Alvaro”, che nel 2006 gli valse il Premio Anthurium d’argento – Sezione letteraria. In uno degli ultimi articoli a sua firma (Zoomsud.it 10 aprile 2015), Carteri parla di Corrado Alvaro e Pasquale Cavallaro, sindaco comunista militante di Caulonia del secondo Dopoguerra, alla guida della Repubblica rossa proclamata nel marzo del 1945 sempre nella cittadina ionica. In questo articolo i ricordi del figlio di Pasquale, Sandro Cavallaro, con cui rievoca l’arresto del padre durante uno sciopero di studenti a Catanzaro, richiamano l’esperienza di Corrado Alvaro, di cui scrive del romanzo di generazione “Vent’anni”, quando da studente al liceo classico Galluppi nell’anno 1913-14, fu imprigionato perché a capo di una dimostrazione per Trento e Trieste. Alvaro prosegue questo racconto in “Mastrangelina“: “Sfilavano in massa cantando inni, sventolando cartelli, mulinando bastoni. Tutti insieme si sentivano giovani, padroni della strada, in una raffigurazione storica, in una scena imitata dai libri che avevano letto. (…) In quella massa confusa e calda, fra quelle grida, si vedevano gli occhi lucidi, i visi percorsi da brividi. (…) Furono operati alcuni arresti, e una ventina di giovani passarono la notte in uno stanzone della questura, ridotto in breve in tale stato di sporcizia da non potersi sedere neppure in terra. Poiché la cosa prendeva una piega pericolosa, il commissario di polizia ebbe l’ordine di mettere tutto in tacere per evitare complicazioni. Diacono era fra gli arrestati; era il più gravemente indiziato, colpevole di oltraggio alla forza pubblica. Tuttavia fu liberato con gli altri: Provava un rancore verso tutto quello che era autorità. In quella folla di dimostranti il suo vestito liso pareva sventolargli addosso come una bandiera, e quando fu liberato al mattino da quella sporcizia dello stanzone divenuto un lago di orina, si trovò sulla strada misero, pieno di odio”. Gianni Carteri ricorda anche le parole spese dallo stesso Corrado Alvaro per il maestro elementare e sindaco della Repubblica di Caulonia, Pasquale Cavallaro, in un suo articolo pubblicato su La Stampa di Torino il 1° giugno 1952. Alvaro era più piccolo di lui di quattro anni e lo aveva conosciuto nel seminario di Gerace. Con lui condivideva l’attenzione al mondo contadino che Cavallaro pose al centro non solo della sua militanza politica ma anche della sua passione per la poesia. La sua raccolta fu stampata presso la Tipografia Serafino di Gerace nel 1912, stesso anno in cui Corrado Alvaro pubblicava, presso la stessa tipografia, la sua prima opera “Polsi nell’arte, nella leggenda, nella storia”.