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    Memorie – Stesicoro, il poeta citaredo dell’antica Metauros

    di Anna Foti – Con il suo pseudonimo è passato alla storia come il primo poeta greco antico capace di rappresentare l’Omero della lirica corale. Parliamo di Stesicoro (dal greco ordinatore di cori) di Tisa di Imera, nato forse nell’antica Metauros o forse nell’antica Himera nel 630 a. C. e morto e Catania nel 555 .a.C.. Pochi frammenti della sua vita sono noti e vi sono ancora incertezze sul suo luogo di nascita sospeso tra la Calabria e la Sicilia. Secondo alcuni si trasferì giovane dall’antica Gioia Tauro, fondata dai calcidesi di Zancle nel VII secolo a.C. (poi colonizzata dai greci e oggi comune della provincia di Reggio Calabria) dove sarebbe nato, alla polis siceliota di Imera, l’antica colonia greca di Himera dove oggi sorge il comune di Termini Imerese in provincia di Palermo. Secondo altri ad Himera nacque. Ciò che appare certo è che nell’antica città siceliota visse per quasi tutta sua vita, probabilmente dal 640 al 555 a. C. (un’eclisse narrata nei suoi versi potrebbe essere quella del 28 maggio 585 a. C.).

    In Sicilia si ipotizza abbia narrato la favola del cavallo e del cervo per la quale sarebbe stato espulso. Attraverso la metafora del cavallo, che per battere il cervo chiese aiuto all’uomo che però poi lo sottomise, egli avrebbe narrato le vicende del suo tempo in cui il tiranno di Agrigento Falaride si proponeva di aiutare gli Imeresi contro i Selinuntini per poi dominarli. Questa verità scomoda gli sarebbe costata l’esilio dopo il quale gli sarebbe stata accordato asilo a Catania dove morì, pare, per mano del brigante Nicànore. A Catania oggi un busto nel giardino Bellini e anche una grande piazza sono a lui dedicati. Sarebbe stato invece erroneamente conosciuta come sua la tomba romana presente nella stessa città siciliana.

    Egli declamava le sue poesie con l’accompagnamento della cetra (perciò poeta citaredo): i suoi versi spaziarono dal mito e dall’epica alla poesia pastorale ed erotica.

    Tra le sue opere ricordiamo “Caduta di Troia”, “Elena”, “Orestea”. Ispirò anche alcuni autori tragici di età ellenistica. I suoi scritti furono contraddistinti da una valorizzazione della psicologia dei personaggi.
    Alche alcune sue liriche sono state recentemente pubblicate nel  volume “Muse Ioniche” a cura del professore Ulderico Nisticò, dedicato ai versi in lingua greca e latina, edito da Città del Sole edizioni.