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Caro presidente Oliverio, come si fa a rimanere in Calabria?

Riceviamo e pubblichiamo – Spett.le Presidente, Le inviamo la presente sotto forma di lettera aperta, al fine di incentivare il dialogo e puntare l’attenzione su uno dei temi cardini sul quale, come giovani che hanno deciso di studiare e di lavorare in Calabria, ci battiamo quotidianamente. La nostra non vuole essere una strumentalizzazione politica di alcun tipo, essendo fortemente convinti che i problemi, che oggi attanagliano la nostra terra, sono di carattere strutturale ereditati dal susseguirsi di parecchie giunte, sempre in contrapposizione e senza una visione omogenea e condivisa nel lungo periodo, siamo quindi ben consapevoli che i suddetti problemi non possono essere risolti in poco tempo.
E’ notizia di questi giorni che la Calabria è la regione italiana che in termini percentuali ha perso la maggiore quantità di posti di lavoro: una emorragia di ben 67mila occupati (da 579mila occupati nel 2008 a 512 mila nel 2016) pari ad un calo dell’occupazione del 12%. I dati, diffusi dai Consulenti del Lavoro durante il meeting dei giovani consulenti del Lavoro del Sud, sono allarmanti e tracciano una realtà ben lontana da quella per la quale ogni giorno lavoriamo e ci prodighiamo. Vorremmo a tal proposito rivolgerLe i punti di riflessione che da giovani ci stiamo ponendo sperando che gli stessi siano spunto per ulteriori analisi e dibattiti.
Come si crea il lavoro?
La nostra riflessione parte da questa semplice domanda: come si crea il lavoro? Il lavoro subordinato notoriamente non crea altro lavoro subordinato, bensì è l’attività autonoma, l’attività imprenditoriale a creare nuovi posti di lavoro, duenque la domanda giusta sarebbe: perché oggi non si investe in Calabria? Le carenti infrastrutture e i difficili collegamenti? le tasse? Un forte controllo del territorio esercitato dalla criminalità organizzata? La differenza e disparità di concessione del credito tra nord e sud? Forse un po’ tutto questo e molto altro.
Così, la domanda che successivamente e spontaneamente nasce è: cosa fare per attrarre gli investimenti e le imprese?
La risposta che ci diamo di getto è: nella stessa maniera in cui ci sono riusciti i paesi e le zone dell’Est Europa che oggi attraggono i finanziamenti, ovvero dando agli imprenditori l’opportunità di pagare meno tasse, trasformando la Calabria in una vasta zona franca dove chi verrebbe ad investire per 10 anni potrebbe avere uno sgravio dei balzelli e delle contribuzioni.
E se indirizzassimo l’attività di Zona Franca a settori produttivi strategici, attraverso un preciso piano di sviluppo che coinvolga le Università di Reggio, Catanzaro e Cosenza spingendole a sviluppare appositi corsi di laurea per formare, in maniera mirata, le maestranze da impiegare?  Fantastichiamo troppo? Non crediamo…
E se le sole università non bastassero? Diamo agevolazioni a chi punta sulla formazione dei giovani lavoratori attraverso i tirocini di inserimento e di reinserimento lavorativo e nei contratti d’apprendistato. Un’azienda, dopo aver investito nella formazione delle proprie maestranze, valide, non se le lascerebbe certamente sfuggire (a tal proposito: perché i tirocini in Lombardia hanno una durata massima di 12 mesi ed in Calabria di 6?) .
La Calabria è una regione speciale è come tale ha bisogno di leggi e regole speciali per poter essere governata, non trinceriamoci dietro la solita retorica della ‘ndrangheta che controlla tutto e opprime tutto. E’ vero, c’è, lo sappiamo tutti e ogni giorno leggiamo le intercettazioni sui giornali e i risultati delle varie operazioni, ma con immensa grazia di Dio noi, persone per bene, siamo la maggioranza.
In Calabria non serve più mettere punti, girare pagine o scrivere nuovi capitoli, si deve bruciare “il libro” che fin qui è stato scritto (sia mai che qualcuno voglia rileggerlo) e cominciarne uno totalmente nuovo.
Serve scegliere di dare un taglio netto con il passato, con chi ha governato fin ora e con i sistemi che si sono creati. Non siamo stupidi nè ingenui e sappiamo che Lei, quel libro, non lo può bruciare da solo e saremmo folli se solo pensassimo che si possa fare in metà mandato, ma lei è un navigato politico con le conoscenze e le competenze per pianificare come accendere il cerino.
Noi, Calabria con i suoi Calabresi onesti, meritiamo, per noi, per i nostri figli e per le generazioni avanti, un futuro diverso da quello di un paese del terzo mondo.

Il Presidente New Deal
Salvatore Palermo

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