“Dove sono tutti quei signori che mascherati da politici vengono messi in lista a Reggio ed eletti rappresentanti del popolo?”

martedì 04 aprile 2017
14:28

Riceviamo e pubblichiamo – Anche se da alcuni anni vivo lontano da Reggio non tralascio di seguire le cronache e l’andamento generale della mia città. Ciò che arriva ad oltre mille Km di distanza è quanto mai aberrante e nefasto. Non ultima la paventata minaccia da parte del sindaco di dimissioni qualora non si trovano delle soluzioni per il proseguo delle attività di volo al Tito Minniti. Ciò mi indigna ancora di più è mio modesto parere che le dimissioni sarebbero una vera e propria schettinata. Come se il solo problema di Reggio fosse l’aeroporto e tutto il resto va per il meglio. Nulla di tutto ciò quello che traspare è tutt’altro anche se non è facile gestire una città con le problematiche di Reggio, è facile capire che non bastano le lauree, la vicinanza al blasonato professionista, il figlio di o il nipote del per poter essere un buon rappresentante politico di qualunque città ci vuole ben altro impegno, esperienza, saggezza, essere un buon mediatore e sopratutto un grande amore e conoscenza del proprio territorio. Tutte o quasi cose che si apprendono sul campo, si per le strade della nostra città e periferia. E’ poco dignitoso leggere annunci di buche ricoperte, di perdite idriche risolte, di asili riaperti come fossero delle cose di cui vantarsi e non problemi che non dovrebbero esistere. Mi è facile credere che a Reggio c’è poco da stare allegri e che al peggio non c’è fine. Basta pensare ai primati che la nostra città ha. E’ tra le peggiori per qualità della vita, per l’alto tasso di disoccupazione , per il minor reddito pro capite, per l’alto tasso di criminalità, città metropolitana più arretrata ultima per l’assegnazione dei fondi per città metropolitana e periferie comunali. A cozzare incredibilmente con tutto ciò e curati in modo oculato sono invece l’alto costo dei tributi in generale, ed in parti colare sui rifiuti di cui Reggio è stata invasa per anni e ancora oggistenta. Il costo dell’acqua per la quale non basta pagare la metà in alcune zone se dichiarata inquinata da fluoruri ed altro, non potabile e se si calcolano i costi per la minerale da bere e cucinare i danni agli elettrodomestici e i disservizi che si chiamano interruzione di pubblico servizio. Spesso si sente addossare la colpa degli alti costi al regalo fattoci da Roma i commissari e al buco trovato nelle casse comunali da recuperare massacrando pensionati e disoccupati che non potendo di certo pagare forse neanche a rate faranno si che tantissimi contenziosi nasceranno tra esattori e poveracci. Avete fatto diventare il simpatico postino un mostro uno spauracchio quando lo si vede avvicinare ai campanelli. Cosi facendo si potrebbe ovviare all’assise comunale , basterebbe un buon consulente e dividere l’ammanco tra le famiglie residenti con buona pace della democrazia e dell’impegno verso i meno abbienti. Spero che alla fine l’aeroporto sia solo una questione di lucro e possa continuare ad esistere e migliorarsi ma non è che che siamo messi meglio come strade o treni quasi inesistenti e inadeguati ai tempi. Per arrivare a Reggio durante le feste in particolare se non prenoti tre mesi prima rischi di non trovare posti. Altro che turismo, i turisti li faremo arrivare a cavallo o li paracadutiamo facendo passare sopra Reggio gli aerei diretti su Lamezia e Catania. Ma chi per lavoro o peggio per motivi di salute è costretto a viaggiare cosa dovrà fare? Mi auguro che non sia intenzione alcuno di regalarci ancora qualche altro primato imponendoci gli imbarchi dei mezzi pesanti per Messina divenendo la città più inquinata d’Italia ed in barba l’idea del porto turistico. Mi viene spontaneo chiedermi dove sono tutti quei signori che mascherati da politici vengono messi in lista a Reggio ed eletti rappresentanti del popolo italiano per poi farsi vedere di tanto in tanto pronti a sparare bordate di sterco sulla nostra città senza mai risolvere il minimo problema o aver portato un solo posto di lavoro.

Pasquale Alfano

Print Friendly