In ricordo di Francesco Giorgino, ucciso nel febbraio del 1996 a Lazzaro

martedì 14 marzo 2017
14:29

Riceviamo e pubblichiamo – Gentile direttore,
Gentile redazione,

la memoria richiede cura per sfidare l’assenza e, nel caso di mio marito Francesco Giorgino, anche l’impunità e la giustizia negata. Mi chiamo Domenica Diano e spero possiate dedicare spazio e attenzione alla storia di un conterraneo di adozione, quale mio marito Francesco Giorgino è stato, prima di essere brutalmente ucciso, il 21 febbraio 1996 a Lazzaro da una mano rimasta impunita, davanti ai figli Annamaria di 8 anni e Salvatore Maurizio di 14. Ho imparato a credere nella forza della condivisione e della testimonianza ed è per questo che chiedo anche alla Vostra testata di aiutarmi a rendere il ricordo di mio marito, uomo semplice e onesto, vittima innocente della ndrangheta, patrimonio di tutti.
Sono trascorsi 21 anni da quel drammatico pomeriggio in cui mio marito, il padre dei miei due figli Annamaria e Salvatore Maurizio oggi trentenni, fu freddato a colpi di pistola mentre lavorava nella sua officina a Lazzaro. Morì davanti ai loro occhi giovani, increduli, terrorizzati. Quel delitto attende ancora giustizia. Chi quel pomeriggio ha ucciso il padre dei miei figli, rendendoli orfani di un papà che adoravano, non è mai stato assicurato alla giustizia perché ad oggi ancora latitante. A noi sono rimasti solo il dolore e una feroce assenza che ancora lacerano, a distanza di ventuno anni, come se il tempo non fosse mai passato.
Il dolore non si placa e il senso di impotenza per questa ingiustizia, che continuiamo a subire giorno dopo giorno, certamente non aiuta. La nostra vita non è stata e non è semplice. Ciò è immaginabile ma non è per ispirare pietà che ho voluto condividere il ricordo di mio marito. L’associazione Libera mi ha insegnato che la Memoria è un valore prezioso per ogni comunità in cammino verso il Riscatto e la Speranza. Nonostante le difficoltà quotidiane economiche e non solo, nonostante i sacrifici, le rinunce, i seri problemi di salute, con i miei figli e per i miei figli vado avanti e tengo vivo il ricordo del nonno di tre nipoti e del quarto in arrivo. Guardando a loro, nel buio trovo la luce e il coraggio di non desistere e cerco di indicare anche ai miei figli, segnati per sempre, una strada diversa dalla rassegnazione. Non è semplice.
Sul suo profilo facebook, in occasione dello scorso 21 febbraio (ventunesimo anniversario di quel tragico pomeriggio del 1996), mio figlio Salvatore Maurizio ha scritto di ricordare sempre gli occhi del padre, così violentemente strappatogli quando aveva solo quattordici anni e quando per puro caso quel giorno non si era recato in officina per stare con lui, come faceva sempre. Mio figlio non dimentica gli occhi grandi e affettuosi di mio marito quando lo rassicurava dicendogli che tutto sarebbe andato bene. Quei momenti bui e difficili ci sono anche adesso che mio figlio non ha più un padre che gli possa dare fiducia. Mia figlia Annamaria è in dolce attesa e non passa giorno che il suo cuore non la conduca al passato quando mangiava sempre sulle ginocchia del padre. Il dolore ha il sapore amaro di una felicità ingiustamente e brutalmente negata. La nostalgia è struggente e non concede tregua, neppure solo per un attimo perché neppure un fugace abbraccio è più possibile. Il loro padre non c’è ormai da tanto tempo ma il ricordo non muore e non morirà.

Era pugliese, originario di Cerignola in provincia di Foggia, e aveva solo quaranta anni. Ci eravamo conosciuti a Milano e ci eravamo subito innamorati. Lui era venuto in Calabria per seguirmi e coronare qui il nostro sogno d’amore. Era la mia terra di origine, la Calabria, ma presto divenne anche la sua, per il mare e per l’amore che qui lo aveva condotto. Questa, tuttavia, fu per lui anche la terra della morte. In pochi minuti per un litro d’olio non consegnato, perché non nella sua disponibilità, la sua vita fu brutalmente interrotta. Un affronto arrecato senza intenzione alcuna, che invece gli costò la vita e distrusse per sempre la nostra famiglia. Un conto che Giovanni Scappatura, per altro all’epoca sorvegliato speciale, ebbe la libertà di regolare di persona e indisturbato. Ma chi e cosa sorvegliavano? Me lo chiedo ancora oggi, dopo tutti questi anni. Mi chiedo come quell’uomo sia riuscito a prendere una pistola nella sua abitazione, accanto all’officina, e sia stato lasciato libero di andare armato nell’officina di mio marito per sparargli, senza che nessuno se ne accorgesse e glielo impedisse. Le domande sono tante ma sono sempre rimaste senza risposta. Una vicenda assurda aggravata dalla persistente e ancora attuale latitanza del responsabile.
Il dramma che si è abbattuto su di noi, ventuno anni fa, ha aperto una voragine nel nostro cuore; nessuno potrà mai guarirci ma in tanti si sono spesi per alleviare la nostra pena e queste righe nascono anche dal desiderio di ringraziare mia nuora Francesca Mallimaci e mio genero Antonino Barreca che ogni giorno sono al fianco dei miei figli privati violentemente del padre da giovanissimi, l’attuale direttore della Caritas e già parroco della chiesa della Madonna delle Grazie di Lazzaro, don Nino Pangallo, le insegnanti Gianna Verduci e Carmelina Albano, i miei amici Angela Vacalebre, Giulia Iracà, Rosetta Romano e Vincenzo Branca, don Luigi Ciotti, Stefania Gurnari, Rosaria Anghelone, Annamaria La Face e gli altri amici di Libera che mi hanno insegnato il valore della memoria come antidoto all’indifferenza.
Da qualche anno pure il nome di mio marito Francesco Giorgino è tra quelli da non dimenticare che Libera ricorderà anche il prossimo 21 marzo a Locri e in altri 4000 luoghi in Italia. Con altri familiari, profanati negli affetti più cari e sacri, marceremo per ricordare i nostri congiunti e per coltivare, anche in assenza di Giustizia come nel caso di mio marito, la Speranza. E’ un nostro diritto ed è anche un nostro dovere.
Il più grande dei miei nipoti ha nove anni è ha il nome di suo nonno Francesco, di cui dovrà conoscere la storia ed essere fiero. E’ figlio di mio figlio Salvatore Maurizio ed è il fratello maggiore di due gemellini, Christian e Damiano, che compiranno 5 anni a maggio. Mia figlia Annamaria tra qualche mese diverrà mamma. Pensando a loro, desidero ardentemente che ad imporsi non siano l’indifferenza e la morte, con i mezzi beceri della viltà e della violenza, ma la testimonianza e la Vita con tutto l’Amore che è capace di generare giorno per giorno. Nonostante tutto.
Grazie dal profondo del mio cuore, a nome di tutta la mia famiglia, per la Vostra attenzione e per lo spazio che vorrete riservare al ricordo di mio marito Francesco Giorgino.
Domenica Diano

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