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    Lettere a Strill.it – Vacanze in Calabria: istruzioni per l’uso

    Come molti di voi lettori appassionati, sono una calabrese Doc, innamorata della propria terra, delle sue bellezze e dei suoi paesaggi, soprattutto da quando, per via della mia scelta universitaria ho abbandonato la mia quotidianità reggina, godendo della mia città e della mia regione, solo nei fugaci e agognati rientri a casa. Abito a Roma da quasi 6 anni ormai, e ho avuto modo di confrontarmi da sempre con amici e colleghi di tutta Italia. Ho sentito narrare e ho visto le bellezze della Puglia, della cugina Sicilia, del Lazio, della costiera amalfitana, e delle regioni più settentrionali. E quest’anno mi sono detta, tocca a me ora mostrare la mia Calabria.
    E così inizia questa storia, ho invitato 6 colleghi a Reggio Calabria per qualche giorno, preparando un programma fitto di visite delle zone a me più care della mia regione, fantasticando sulle loro reazioni nell’osservare il mio Lungomare, nel passeggiare accarezzati dal vento e coccolati dal rumore delle onde, osservando la cornice mozzafiato dello Stretto, o nel gustarsi al tramonto lo strapiombo di piazza San Rocco a Scilla. Così, curiosa ed inorgoglita organizzo il tutto, ed ecco i primi problemi.
    “Come arrivo a Reggio?” Domanda da un milione di dollari, siamo ragazzi di 23 anni, genitori che sulla A3 e sulla statale 106 stentano ad acconsentire ad un viaggio in macchina in solitaria; si ricorre al trasporto pubblico, parte la caccia al treno, aereo o pullman. Per gli amici campani il problema non sussiste, treno da Napoli e la vacanza è garantita.
    Per gli amici baresi il discorso si complica. Pullman Bari – Reggio Calabria, non pervenuti. Treno, sì, c’è, anzi ci sono i vari treni e cambi; 9 ore di viaggio, nemmeno si andasse a New York. Aereo? Bari – Roma c’è ed anche a prezzo accessibile, Roma – Reggio Calabria è di nuovo come andare a New York. Si vira per una tratta in Pullman Bari – Napoli e da lì il treno. Circa 7 ore e mezza complessivamente, ma siamo ragazzi ci adattiamo.
    Finalmente con l’arrivo di tutti può iniziare la vacanza. Non vi racconto i loro sguardi davanti al Lungomare, “Non ho mai pensato potesse essere così bello lo Stretto”, ed anche la vita notturna li lascia strabiliati “Qui non vi annoiate mai, poi in riva al mare, deve essere davvero una meraviglia!”. Caspita, meglio di ogni mia rosea aspettativa, ma si sa, l’essere amanti ma criticoni della nostra terra è un marchio calabrese al 100%.

    Inizia il percorso, Scilla. Lo stupore che avevo osservato orgogliosa la sera prima nel veder loro ammirare lo Stretto, cresce ulteriormente. “E’ il posto di mare più bello dove sia mai stato!”, “Ma quelle sono davvero le Isole Eolie?”. Non sono riuscita per oltre trequarti d’ora a farli allontanare da piazza San Rocco, mentre increduli e sognanti ammiravano quegli scorci per noi così usuali. Ragazzi, non avete visto nulla, ora vi porto a Chianalea! Ed anche qui gli sguardi non cessano di essere pieni di ammirazione, “Certo peccato per quella sporcizia che c’è un po’ in giro”. E neanche il tempo di girarmi che ecco carte di gelati, bottigliette d’acqua vuote lungo la via, quella classica sporcizia da turisti disattenti e irriconoscenti. Che rabbia. Per fortuna questo piccolo incidente non cambia la valutazione del posto, che a fine vacanza eleggeranno come il più bello visto.

    Secondo giorno, ci allontaniamo progressivamente dalla base; Palmi, spiaggia della Tonnara. Si parte, siamo automobile forniti, A3, uscita Palmi. Tutto facile, mezz’oretta di autostrada, e anche le leggende sulla A3 vengono un po’ sfatate, ma arrivati a Palmi il buio. Non un cartello che indicasse la direzione per il mare. In realtà poi osservando meglio ne troveremo solo uno, più avanti lungo la via, dopo essere ricorsi a navigatori, richieste ai passanti e istinto. Dopo più di mezz’ora arriviamo finalmente alla spiaggia, sento un po’ di malumore serpeggiare. Per fortuna il luogo non disattende le aspettative, “Dai, ne è valsa la pena!”, “Come ha fatto a crescere un ulivo lassù? Che splendore!”, “Dove hai detto che siamo? Non ho mai sentito nominare questo posto”. I miei colleghi pugliesi diranno che non è così diverso da località salentine, e chi conosce i salentini sa quanto siano orgogliosi e gelosi delle loro bellezze.

    Terzo giorno, mi gioco la carta Tropea per stenderli, anche in questo caso partenza con le automobili, A3, uscita dall’autostrada, e poi il nulla. Per oltre 18 km in mezzo al nulla senza una indicazione verso Tropea, le strade non perfettamente aggiornate sul navigatore ci portano su un percorso sterrato che termina con il cartello “Apparizione di Gesù”, per fortuna appare un simpatico autoctono che ci guida sul suo piccolo motorino in direzione Tropea. La fatica del viaggio questa volta è notevole, oltre 2 ore, continue inversioni, fermate di consultazioni e riprogrammazioni del navigatore. Ma, anche in questo caso il posto merita ogni goccia di benzina versata ed ogni imprecazione all’ennesima inversione di marcia, concludendo persino la giornata con un tartufo di Pizzo.

    La vacanza volge al termine, è una domenica, i miei turisti richiedono un ultimo saluto a Scilla dove hanno lasciato il cuore, però come ben si sa, in macchina a Scilla di domenica può diventare problematico, specialmente partendo dopo le 11.30, ed avendo visitato i Bronzi (con ancora una volta annessa estasi), le nostre tempistiche sarebbero state tali. Che problema c’è? Prendiamo un treno. Ed ecco la triste sorpresa, per Scilla di domenica c’è solo UN treno al mattino, alle ore 10:40, poi altri 3 nel pomeriggio dopo le 16. E sul versante jonico la situazione è ben peggiore. “Ma come?- chiede un amico pugliese- Avete un posto così bello e proprio di domenica non ci sono treni per raggiungerlo?” Il mio spirito calabrese da una parte è pronto a reagire in modo permaloso,ma, ha ragione l’amico pugliese, come si può far turismo così?

    Il responso della vacanza resta in ogni caso quello di persone estasiate, che in Calabria tornerebbero, ma con un calabrese perché “Se non ci fossi stata tu che sei di qui, non avremmo saputo cosa fare e come arrivare nelle varie località”. Scilla è piaciuta più di Taormina, l’amica salernitana ha sfatato il mito “Molto meglio il vostro Lungomare, altra categoria!”, Tropea ha il mare quasi come la Sardegna.

    E allora svelo il perché di questa lettera, anzi i perché, che sono due in realtà; il primo, come mi sia resa conto ulteriormente di stare in un posto da sogno, che non ha nulla da invidiare ad altre località del Sud che vivono di turismo. Il secondo perché è proprio racchiuso nella differenza tra noi ed il Salento ad esempio; perché loro vivono di turismo? Perché d’estate sono così accorsati se, anche a detta loro, i nostri posti non hanno nulla da invidiare a quelli pugliesi? Spesso sento parlare di come la musica dei lidi del Lungomare sia promotrice di turismo, e di come ridurla si opponga ad esso, ma siamo certi che il discorso turismo possa girare solo intorno a ciò? È chiaro che la vita notturna per un giovane può essere importante, ma perché non dare un occhio in più all’accessibilità, l’informazione e l’organizzazione del turismo a tutto tondo? Io credo nella Calabria, nelle sue bellezze, e anche nei calabresi, anche se forse per ora siamo proprio noi uno degli ostacoli al diventare finalmente ciò che i nostri paesaggi mozzafiato meriterebbero“.

    Maria Rosaria Bagnato