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    La svolta “giustizialista” dell’Amministrazione Falcomatà

    Riceviamo e pubblichiamo:

    Gentile Direttore,

    Le vicende delle ultime settimane che vedono la Procura reggina come presidio contro la degenerazione politico-amministrativo-affaristica-massonica del governo locale, carica la magistratura di un compito che non gli spetta e sgrava di questo compito chi dovrebbe svolgerlo. Alla magistratura non compete combattere i fenomeni sociali, politici o anche solo criminali, ma fare indagini e giudicare fino al terzo grado singoli imputati (politici e non) accusati di un determinato reato. Questa ideologia tipica del nostro paese del “giudice con l’elmetto” (la magistratura “contro la ndrangheta” “contro la massoneria deviata e inquinata”, “contro la corruzione”) è del tutto impropria e inefficace: combattere tali fenomeni è compito della politica. Se questo non accade, la responsabilità è di chi governa e non sa fare il proprio mestiere, che è quello di difendere e perseguire la legalità su tutti i fronti dalla programmazione alla gestione e valutazione dei propri atti amministrativi. Se poi uno non lo sa fare, può fare altro nella vita. Il canone giustizialista sposato deliberatamente dal PD reggino e che si è radicato nell’amministrazione Falcomatà è solo la foglia di fico che copre le vergogne di una Amministrazione Comunale che sopravvive al di sotto del suo compito politico. Come valutare ad es. l’inesperienza, la paura, l’incompetenza e l’impotenza del Sindaco nel gestire il caso del dirigente Cammera?. A quanto sembra emergere dalle indagini un “ostacolo” ad ogni sano e puro principio dell’azione amministrativa in un ambito fra l’altro fondamentale per lo sviluppo economico della città  (i lavori pubblici), ostacolo diligentemente portato alla ribalta dall’Assessore Marciano’ ma nascosto sotto la sabbia dal ns. primo cittadino, che con una ridicola rotazione di Settore  (la Cultura !),  sposta più in là il problema ma non lo risolve, non mostrando “i cd. attributi”. Nel frattempo la città può rimanere sequestrata (come scrive nel suo post Strettoweb) circondata da cantieri di lavoro delle eterne opere pubbliche incompiute e bloccata da tutti gli altri sequestri materiali e morali che i cittadini subiscono ogni giorno al centro come nelle periferie. La spinta propulsiva al canone giustizialista all’interno della sinistra reggina rappresentata da Falcomatà deriva forse da quel senso di impotenza nel saper governare il presente e immaginare il futuro di questa città. Ciò induce a pensare che la grandinata di inchieste ed operazioni della Procura e delle Forze dell’Ordine sia nella mente dell’attuale classe dirigente PD come un evento liberatorio, che abbatte definitivamente il fantasma del modello Reggio dell’ex amministrazioni, spianando finalmente la strada ad uno sfondamento (illusorio)  della sinistra in città, e ciò per legittimare a se stessi un successo elettorale acquisito per via di un Cognome più che per veri  meriti, capacità e storie politiche personali. Insomma una vera e propria deriva. Piuttosto che meditare sulla propria incapacità di costruire un blocco sociale vincente e produrre coesione sociale, la sinistra spera così di allargare la coalizione alla corporazione giudiziaria  come fosse un pezzo della maggioranza. I “nemici di Reggio” starebbero a destra, nel Modello Reggio. Gli “amici di Reggio” starebbero a sinistra, nella Svolta Falcomatà. Non regge. È una canzone stonata che non ascolta nessuno. La vulgata giustizialista che affida ai thanks delle Procure il compito di aprire la strada non ha mai funzionato né politicamente né socialmente. La “via giudiziaria”, pur sacrosanta in una città dove l’illegalità pervade ogni contesto,  reprime ma non risolve i problemi di Reggio. La storia insegna, dalla Sicilia fino alla Lombardia, da ultimo con le varie inutili commissioni e commissariamenti di Reggio Calabria, che la corruzione rispunta più forte di prima. La vera svolta, se pensa di esser in grado di darla l’Amministrazione Falcomatà, sta nelle capacità di immaginare e realizzare uno sviluppo reale per questa città (metropolitana) calibrato sui bisogni ma anche sui sogni e i progetti pensati dal basso e sentiti come propri dalla popolazione. Perché una speranza ai nostri figli e nipoti dovremmo pure darla! La vera svolta allora forse non sta nella Polizia ma piuttosto nella “pulizia”, iniziando da quella dentro casa propria. Se ciò si realizzerà forse i cittadini riusciranno a dare un senso, il giusto valore e maggior condivisione all’encomiabile lavoro della Procura reggina e perché no? la società civile di questa città, la parte più sana, qualificata e competente della ns. comunità  potrà decidere di scendere in campo per affiancare la buona e onesta politica.

    R. Russo