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    Quale città ha in mente Falcomatà?

    Riceviamo e pubblichiamo – La nostra città  cambierà  volto..questa bellissima frase pronunciata più volte da Falcomatà e  purtroppo, ma non a caso, coniugata al futuro, come se fossimo ancora in campagna elettorale, non trova
    alcuna corrispondenza con la realtà di tutti i giorni.
    Il futuro è il verbo prescelto dall’Amministrazione, un verbo comodo rispetto al presente perché rimanda a tempo indeterminato e indefinito assunzioni precise di responsabilità e realizzazione di scelte immediate e decisive.
    Una giunta che a due anni dalle elezioni continua a parlare al futuro comodamente seduta nella realtà del piano superiore, quella del Salone dei Lampadari, completamente distaccata dalle esigenze pressanti dei cittadini.
    Quale volto deve cambiare la città? se chi governa poi non ha la capacità di incidere minimamente sulla realizzazione di opere pubbliche importantissime
    già avviate e dimostra ogni giorno impotenza nella risoluzione dei problemi (facciamo un es.: ci possiamo permettere solo 2 operai a lavorare per i cantieri disseminati sul Corso Garibaldi? A due passi dal museo?).  Iter e procedure farraginose ovunque si vada a verificare lo stato di attuazione, perché non si ha il coraggio di sanare l’incapacità tecnico- amministrativa esistente nominando task-force qualificate in grado di dare un’accelerazione agli interventi.
    Pon Metro, Patto per la Città Metropolitana, rimodulazione del Decreto Reggio: una nave senza comandante e senza equipaggio, ma soprattutto senza una meta definita e chiara all’orizzonte.
    Quale città vuole ed ha in mente Falcomatà ? non si è capito. Città turistica, ma sostenibile?. Ce la illustri con modelli sperimentati in altre realtà urbane italiane (il Salento ad es.) o europee che siano (Lisbona, Barcellona ?).
    Reggio non può permettersi di brancolare nel buio,
    siamo città sede universitaria di Ingegneria, Architettura, Urbanistica, Agraria, Giurisprudenza, Accademia di belle arti e questa Amministrazione non sta dialogando con chi ne ha le competenze, ma come è tradizione della sinistra si confronta solo con se stessa e con i propri stereotipi. Non apre alcuna riflessione, non progetta complessivamente il contesto urbano con una visione d’insieme che sappia “rammendare” come direbbe l’Arch. Senatore Renzo Piano, identità di luoghi centrali o periferici che siano, comunità costiere e dell’entroterra.
    Si preferisce fare piuttosto elenchi, proiettando liste di opere con milioni di stanziamenti proiettati  in
    conferenze o inseriti in comunicati stampa. Bellissime sceneggiature senza trama e contenuti.
    Proiezioni di cifre astratte e senza fondamento teorico-pratico, collezioni di opere pubbliche scollegate l’una con l’altra, rispolverate, modificate, trasformate, snaturate o decurtate dalle passate Amministrazioni. Un puzzle senza alcun disegno.
    L’Amministrazione Falcomatà, dopo due anni, guida una città immobile,  cerca la “svolta” ma non trova la direzione di marcia.

    Francesco D’Amato