Sanità: controricorso Regione, Nesci (M5S) incalza Oliverio con lettera aperta al vetriolo

martedì 31 maggio 2016
12:16
dalila nesci

Presidente Oliverio,

delle due l’una: o lei ha firmato una procura senza saperne il significato, oppure va radiato l’avvocato della Regione Calabria che ha curato il controricorso sulla rete ospedaliera, insieme a eventuali collaboratori. Non si danno altre possibilità logiche.
Se lei avesse firmato alla cieca, sarebbe ancora peggio, perché significherebbe che la Calabria ha un governatore irresponsabile e leggero, incapace di badare alle sorti di un’intera regione, inadatto e pericoloso al potere.
Se invece il caso fosse imputabile, come lei ha significato, a un’anarchia interna all’apparato regionale, bisognerebbe: chiedere la radiazione dei legali coinvolti, avviare le procedure per il loro licenziamento e per quello di altri dipendenti che avessero partecipato al tradimento contrattuale, individuare al volo il mandante politico-istituzionale e, non ultimo, chiedere scusa ai calabresi.
Vale ricordare che c’era il suo assenso di rappresentante legale sul controricorso della Regione Calabria volto a ottenere il rigetto dell’azione di un Comune contro il decreto commissariale sulla rete degli ospedali. Questo elemento è centrale, e non la esime dal porgere scuse pubbliche ai calabresi; cui non ha pensato, magari forte del concetto che ha di sé in rapporto alla comunità che governa.
Lei ha trattato l’accaduto, gravissimo, col metodo propagandistico dei regimi: è andato su tutte le furie come i dittatori del passato e del presente, infallibili per definizione, unti dal Signore e sempre ostacolati dalle forze del male, che tramano negli uffici in quanto contrarie alla rivoluzione.
Ancora, per il suo addetto stampa lei ha interessato l’Autorità giudiziaria e previsto la rotazione dei dirigenti, ma non ha disposto procedimenti disciplinari.
Siamo un bel po’ stanchi di questi metodi fumosi, che non risolvono i problemi alla radice. Glielo scrivo come cittadina calabrese, prima che come parlamentare. Al suo posto mi sarei assunta le responsabilità maggiori, perché quei dirigenti che le avrebbero scavato la fossa li ha scelti lei o, nella migliore delle ipotesi, li ha lasciati lei dove li ha trovati.
Purtroppo, non ha mai voluto saperne dei consigli e degli appelli del Movimento 5 stelle, che le ha sempre segnalato anomalie, contraddizioni, irregolarità e conflitti nella macchina amministrativa regionale. Si è voltato dall’altra parte con un atteggiamento di superiorità contrario alla sua tradizione politica. Ha preferito agire da sé, circondandosi di uomini del passato, di figure compiacenti o di burocrati «quattro stagioni», camaleontici, avvezzi a girare i brodi di palazzo.
È troppo tardi, quindi, perché lei gridi allo scandalo in merito a questa vicenda, che Francesco Guccini avrebbe bollato come «piccola storia ignobile», comunque figlia di mire da vecchio sistema; di saltimbanchi, riciclaggio politico e menzogne imboccate al popolo.
Le rammento il suo silenzio ostinato sulle nomine di Santo Gioffrè, Domenico Pingitore, Domenico Pallaria, Giulio Carpentieri, Sergio Arena, Antonio Belcastro e tanti altri che, per diversi motivi, giuridici o di opportunità, non potevano stare ai vertici di aziende, dipartimenti, postazioni chiave della Regione.
Per finire, l’attende la prova del nove. Nelle more della fissazione dell’udienza per il ricorso del Comune di Serrastretta (Cz), non compreso tra quelli oggi in discussione al Tar della Calabria, la Regione si costituisca in adesione, in modo da dimostrare nei fatti di non volere l’attuale decreto commissariale sulla rete ospedaliera.
Attendo sue risposte concrete. Possibilmente senza «eroici furori».

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