Un decalogo per rendere turistico il porto di Reggio Calabria

giovedì 11 febbraio 2016
11:26
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“Leggo con soddisfazione la smentita del Sindaco di Reggio Calabria riguardo il trasferimento nel porto di Reggio Calabria del traffico gommato pesante destinato al traghettamento attraverso lo Stretto di Messina. Tra le motivazioni addotte dal Sindaco – condivisibili in toto – si rileva la naturale destinazione turistica del porto stesso data la sua posizione geografica ed il retroterra ricco di risorse storiche, ambientali ed enoga stronotiche, peraltro, non correttamente e sufficientemente sfruttate tali da costituire un importante – e direi insostituibile – bacino di interesse per chi sceglie il nostro territorio quale meta del proprio tempo libero.
Ma se da un lato mi sento tranquillizzato da tali affermazioni del Primo Cittadino, dall’altro non posso non chiedermi chi e come utilizzerà tali risorse destinandole seriamente e con scelte mirate alla fruizione del turismo marittimo sia esso costituito dalle navi passeggeri piuttosto che da yacht e megayacht.
Anche questo segmento di utenza sceglie le proprie location non a caso; dietro la programmazione di tali scelte intanto c’è una tempistica e soprattutto una serie di servizi in mancanza dei quali non è certo la casualità a far sì che si destini la propria imbarcazione in un porto come quello di Reggio Calabria.
Banchine sicure e pulite, servizi efficienti e qualificati (ormeggio, acqua potabile, smaltimento rifiuti, encoming a terra, trasporti ed infrastrutture) sono elementi inderogabili in mancanza dei quali nessun armatore deciderà di far sostare la propria nave o la propria barca in un determinato porto.
Poi c’è la concorrenza spietata delle altre realtà portuali che unite a tariffe sostenibili rendono il tutto più complicato. Ma soprattutto c’è la considerazione di voler investire in questo settore attraverso operazioni di marketing intelligenti e finalizzate al raggiungimento di obiettivi raggiungibili.
Dunque non necessariamente le mega navi (leggi “Costa” e/o “MSC”) con 3000/4000 passeggeri bensì Compagnie con imbarcazioni più modeste (dal punto di vista numerico) ma certamente con un livello qualitativo più elevato il cui valore aggiunto è sicuramente più appetibile per il territorio e la cui gestione (una cosa è assistere 5000 passeggeri, diverso se 1500/2000) consente di porre maggiore attenzione alla qualità del servizio.
La domanda da porti è: risponde il porto a tali caratteristiche? Ma ancora: c’è la convinzione che tale attività sia proficua per gli interessi della Città? Non mi pare che in un recente passato la Classe Dirigente si sia mai interessata alla nostra realtà portuale; il porto come infrastruttura è stato e rimane avulso rispetto al retrostante territorio ed al suo tessuto economico pur insistendo lo stesso a pochi centinaia di metri dal centro storico della Città.
Se quanto sopra è vero come è indiscutibilmente vero, basta guardare agli investimenti che negli ultimi venti anni sono stati fatti nel nostro bacino (e mi riferisco sia a quelli meramente finanziari ma anche a quelli infrastrutturali e di mero marketing) pari praticamente a zero per rendersi conto che così facendo è difficile aggredire un mercato altamente specializzato così come è altrettanto difficile individuare una comunione di intenti fra i diversi operatori che renda fattibile un progetto ambizioso.

Appunto: manca una progettualità, un obiettivo comune da raggiungere attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori possibili: è inutile, anzi controproducente partecipare alla Fiera Internazionale della Crocieristica a Miami – ad esempio – per pubblicizzare le caratteristiche di un porto calabrese (vedi ad esempio Crotone) in aperta concorrenza con un altro (vedi ad esempio Reggio Calabria). O ancora non riuscire a coordinare sotto un unico marchio la stessa portualità calabrese divisa tra competenze della Autorità Portuale di Gioia Tauro (Gioia appunto, Corigliano e Crotone) ovvero delle Capitanerie di Porto (Reggio Calabria e Vibo Marina). La recente polemica sull’accorpamento nell’ Autorità Portuale di Gioia Tauro di alcuni porti siciliani la dice lunga sia su tale operazione che sulle finalità che si vogliono raggiungere; e la polemica si innesta su quale debba essere la sede della nuova autorità portuale e non su quali caratteristiche puntare per incentivare i volumi di traffico dei porti interessati.
Che fare dunque? Convincersi che data la collocazione geografica (che nessun concorrente né nessuna nuova autorità portuale ci può togliere e/o modificare) stiamo discutendo di un target economico interessante, individuare quali attratta tori siano necessari per intercettare il traffico verso Malta, la Grecia , la Corsica piuttosto che la Costa Azzurra, in un momento storico in cui altre problematiche territoriali rendono non fruibili altri porti del Mediterraneo e del medio Oriente.
E da quanto sopra un primo elenco di dieci cose da fare (solo a titolo di esempio e con la possibilità di ascoltare il contributo di tutti al riguardo):
1) istituire un tavolo di concertazione presieduto dal Sindaco (o Suo delegato) cui affidare il compito di occuparsi della materia attraverso l’individuazione di progetti mirati a monitorare le opportunità finan ziarie cui attingere , di portare avanti un’azione di marketing seria e qualificata e quant’altro possa essere utile per il raggiungimento degli obiettivi prefissi (che si riunisca periodicamente almeno una volta al mese);
2) realizzare una stazione marittima (in cui ospitare i passeggeri durante le varie operazioni di imbarco e sbarco utilizzando magari al principio una tensostruttura in attesa di verificare la fattibilità di cambiare la destinazione d’uso del nuovo mercato ittico (ad oggi mai inaugurato né utilizzato proprio perché inutile), soluzione ideale sia per la sua posizione sia perché non necessiterebbe di grandi interventi manutentivi;
3) prefigurarsi una “SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE” con l’obiettivo di ottenere la certificazione “EMAS“ al fine di diventare “GREEN PORT” e conseguentemente entrare nel circuito degli “ECO-PORT” (utilizzo di impianti fotovoltaici e/o eolici, smaltimento rifiuti e quant’altro);
4) prefiguarsi un “HUB” in stretta connessione con le altre infrastrutture cittadine (aeroporto,ferrovia, autostrada) in maniera da rendere fattibile l’obiettivo di essere “HOME PORT”:
5) realizzare un “PERCORSO PEDONALE” stante la vicinanza con il centro cittadino (per raggiungere i locali di svago, i negozi e le varie strutture food);
6) realizzare una “RETE” tra i porti calabresi (tutti; quelli siciliani sono in palese concorrenza) e da qui un “SITO WEB” da aggiornare costantemente;
7) migliorare e qualificare gli aspetti tecnico operativi magari istituendo tariffe concorrenziali nel tentativo di intercettare le navi inferiori comunque alle 40.000 tonnellate;
8) coinvolgere REGIONE e CAMERA di COMMERCIO in una seria e penetrante azione di marketing con la partecipazione costante e qualificata alle fiere e/o manifestazioni di settore (leggi MIAMI ma anche “NAVIGO TOSCANA” dove insiste la partecipazione di centinaia di comandanti di mega Yacht);
9) istituire servizi mirati elle esigenze dei passeggeri/turisti (encoming a terra) ma anche a quelli degli equipaggi;
10) realizzare corsi di formazione tecnica e comportamentale del personale con servizi per la implementazione delle perfomance operative e di SICUREZZA.

ALLA FINE IL PROGETTO AMBIZIOSO DI LIBERARE TUTTE LE BANCHINE DA IMPEDIMENTI DI VARIO GENERE AL FINE DI RAGGIUNGERE L’OBIETTIVO DI ORMEGGIARE PIU’ NAVI E/O PIU’ IMBARCA ZIONI CONTEMPORANEAMENTE.

OLTRE LA VOLONTA’ DI RENDERE REALTA’ TALE PERCORSO E’ OLTREMODO NECESSARIO E INDEROGABILE CHE TALE CAMMINO VEMGA FATTO “INSIEME” (pubblico e privato; politica ed utenza)”.

Dr. Giuseppe Biacca
Agente Marittimo

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