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Storie di calabresi lontani da casa – Fortunato Minniti, il prof amante del volo: “L’ultima grande rivoluzione della civiltà”

di Damiano Praticò – Lo incontriamo nel suo ufficio all’interno della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università Roma Tre.

Accanto a lui, campeggia un grande quadro raffigurante una macchina da scrivere targata Olivetti: segni di storia. Decine e decine di studenti sono stati ad ascoltare, in tanti anni passati all’interno delle università romane, le sue spiegazioni in merito agli eventi cruciali – e non solo – della storia contemporanea: guerre mondiali, guerre civili, battaglie, armamenti e rivolte. Oggi, siamo noi di Strill.it – prendendo momentaneamente il suo posto – a raccontarvi la storia del professore Fortunato Minniti.

Nato a Roma il 2 ottobre 1946, il prof possiede forti radici calabresi. Entrambi i suoi genitori, infatti, sono nati ed hanno vissuto a Reggio Calabria per molti anni. Il padre, classe 1906, ha patito sulla propria pelle la tragedia del terremoto calabro-siculo del 28 dicembre 1908. “Mi raccontò” – ci dice Minniti – “che la sua casa, ubicata nel rione Marconi, fu letteralmente rasa al suolo. La forza del terremoto fece precipitare i piani l’uno sull’altro. Fortunatamente, la famiglia di mio padre non ebbe vittime: perdere la casa si rivelò essere, paradossalmente, solo un piccolo danno rispetto alle proporzioni di quella sciagura”. A 20 anni, il padre diventa maresciallo dell’esercito di stanza in varie località della Sicilia. “Mio padre cercava un lavoro e lo trovò nell’esercito nel 1926. Questo fu un valido aiuto per l’economia della famiglia: mio nonno paterno, d’altronde, faceva il calzolaio”. La madre del prof Minniti, invece, classe 1916, si è sempre presa cura del figlio, l’unico: “Mio nonno materno era operaio, lavorava in ferrovia. La sua casa stava nella salita di fianco al tribunale, vicino a Piazza Castello”. Nel 1936, il maresciallo Minniti, di stanza a Messina, viene destinato in altra città: Roma, la capitale del neonato “impero italiano”. Dieci anni dopo, nasce Fortunato Minniti. “Ricordo che, quando ero piccolo, tornavo spesso a Reggio Calabria, i miei genitori avevano l’intera parentela lì”. Roma, però, è il suo futuro. “Studiai Lettere moderne alla Sapienza, allora unica università della capitale. Finii gli studi nel 1971 e subito riuscì ad incanalarmi nel mondo accademico. Allora non esistevano i dottorati, si studiava – congiuntamente con i professori – per fare ricerca. Mi laureai a luglio e ottenni immediatamente una borsa di studio – allora erano molte di più rispetto ad oggi – per il nuovo anno accademico. La mia vita universitaria” – continua Minniti – “è stata segnata dai vari cambiamenti avvenuti in questo mondo, soprattutto all’inizio degli Anni Ottanta. Con l’introduzione dei concorsi per gli assegni di ricerca, per esempio, cambiavano molte cose. Io ne vinsi uno nel 1980”. Da questa data, il professor Minniti farà il ricercatore per vent’anni alla facoltà di Lettere de La Sapienza, corso di Storia moderna. “Contemporaneamente con l’attività di ricerca, cominciai – nel 1995 – ad insegnare storia economica”. Intanto, proprio in questo periodo, inizia a fare i suoi primi passi l’Università Roma Tre, nata da una costola de La Sapienza. E così, si creano nuove occasioni. “Nel 2001 – ci racconta Minniti – “diventai professore associato alla cattedra di storia contemporanea della facoltà di Scienze Politiche a Roma Tre. La facoltà stava crescendo numericamente e serviva un altro docente, oltre al professor Renato Moro, per questo corso. E oggi mi ritrovo ancora qui…”.

Lì, nel suo ufficio, Minniti ci racconta la sua grande passione: l’aviazione. “Aviazione militare o civile?” gli chiediamo. E lui: “L’aviazione in sè, il volo come fatto culturale. Nel 2009 mi chiesero di fare una relazione sul tema in un convegno. Dopo aver studiato un po’, la tematica mi affascinò molto: misi da parte tutto quello che stavo facendo e mi dedicai a questo. I miei studi sul volo [ndr, ad esempio “I cittadini volano. Note sulle dimensioni culturali del volo e della guerra aerea (1909-1918)”] si focalizzano essenzialmente sull’impatto culturale del volo: qual è stata l’influenza dell’aereo sulla civiltà in senso lato? E’ stata sicuramente un’assoluta novità dal punto di vista psicologico; ha fornito, di fatto, una percezione diversa del mondo. Forse, senza esagerare, potremmo dire che imparare a volare, per l’uomo, è stata l’ultima grande rivoluzione, simile all’invenzione della ruota. E’ stato uno shock stupendo”.

Quando gli chiediamo, in chiusura d’intervista, da quanto tempo non torna a Reggio Calabria, ci confessa che “ormai sono tanti anni che non la vedo. Non ho ancora avuto l’opportunità di ammirare il Lungomare dopo i lavori ultimati da parte dell’amministrazione Falcomatà. Sarei curioso di vederlo…”.

L’augurio di Strill.it è che il professor Minniti possa tornare presto nella città delle sue origini operaie.

D’altronde, Prof, Roma-Reggio è solo un’ora di volo….

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