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Storie di calabresi lontani da casa – Donato Bendicenti, martire delle Fosse Ardeatine

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di Damiano Praticò – Il 3 marzo 1944 venne prelevato dal suo appartamento romano di via dei Gracchi, trasferito in via Tasso, poi condotto nel carcere di Regina Coeli,

lungamente interrogato, torturato e, ventuno giorni più tardi, trucidato alle Fosse Ardeatine.

“La sua abitazione – ricordò Giorgio Amendola, storico dirigente del PCI – era stata scelta, nella nuova riorganizzazione del lavoro del centro, come sede di incontri per la direzione”. Quel giorno di inizio marzo venne fermato nella stessa casa dove, pochi minuti prima, si era tenuta una riunione della Direzione del Partito Comunista e, da lì, portato in via Tasso, sede del quartier generale delle truppe tedesche a Roma. Successivamente, venne trasferito al carcere di Regina Coeli.
Donato Bendicenti nacque a Rogliano, in provincia di Cosenza, il 18 ottobre 1907. Suo padre, Giacinto, farmacista e noto intellettuale, fu l’unico esponente della loggia massonica Telesio a non aver aderito al fascismo. Trasferitosi a Roma per motivi di studio, il giovane Bendicenti si laureò in giurisprudenza e decise di restare nella capitale per esercitare la professione di avvocato. Qui, aveva sposato Elisa Tedeschi e aderito al Partito Comunista, di cui diventò poi dirigente. Dopo l’8 settembre 1943, Bendicenti partecipò alla Resistenza romana, componente attivo della cosiddetta ‘Banda del Trionfale’ guidata da Stanislao Vetere.
Aveva 37 anni quando la sua vita venne spezzata in quelle antiche cave di pozzolana che ancora oggi rappresentano uno dei grandi monumenti della storia contemporanea. La sua morte provocò grande turbamento e dolore sia negli ambienti politici romani sia fra la popolazione della valle del Savuto, soprattutto fra i giovani.
Ricevette la medaglia d’argento al valor militare in quanto “subito dopo l’armistizio, con fedeltà e con decisione, si prodigava nella lotta di liberazione distinguendosi come protagonista attivo ed ardimentoso. Caduto in mani nemiche e lungamente interrogato, nulla rivelava. Sacrificato alla rappresaglia tedesca, cadeva per gli ideali di libertà e di patria che aveva sempre nobilmente servito”.

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