Storie di calabresi lontani da casa – Vito Belluno

lunedì 06 febbraio 2012
7:46
aiellocalabro
Vito Belluno, figlio di Rosario Belluno e Gemma Cuglietta, nasce ad Aiello, un paesino nella provincia di Cosenza, il 3 novembre del 1946. Il padre Rosario, Partigiano Aiellese, (morto nel 1977

all’età di 62 anni), era un muratore e, sin da ragazzino, iniziò a lavorare nel suo paese natio. Proprio qui, in quella terra tanta amata ma dalla quale poco si poteva trarre per poter mantenere la famiglia, soprattutto dopo la guerra, decise di andare a cercare fortuna in Argentina. Nel 1948 partì con la speranza di poter realizzare un sogno: trovare un’occupazione stabile. Dopo quattro anni di sacrifici e duro lavoro come carpentiere, Rosario riuscì a raccogliere un po’ di soldi per riunire la sua famiglia. Nel 1952, infatti, l’11 marzo, il piccolo Vito insieme alla sua mamma con la nave “Conte Biancamano”, sbarcò nel porto di Buenos Aires.                                                                         “Avevo 5 anni ma mi ricordo tutto come se fosse ieri. – racconta Vito – Ricordo che la partenza da Aiello di mia madre fu molto triste perché immaginavamo tutti che sarebbe stato difficile, se non impossibile, rivedere i genitori e i fratelli. E così fu. Si piangevano i morti a 14 mila km di distanza. In quel tempo, le comunicazioni non erano come oggi, e ogni contatto era via lettera. Mi ricordo che mio padre apprese della morte di sua madre quasi 15 giorni dopo. Ecco perché, anche se in Argentina non è mai mancato né il pane né il lavoro, la tristezza di non avere vicini i nostri parenti è stata sempre molto grande”.                                                                                                                                                Nonostante le numerose difficoltà iniziali, la famiglia Belluno iniziò una nuova vita in quella terra straniera che allontanava gli affetti ma regalava tante soddisfazioni agli emigrati. Sistemati nella città La Plata, a 60 km dalla Capitale Federale, nel 1954 nacque il secondogenito della famiglia Belluno, Rosario Orlando.                                                                               “In un primo momento avevamo una casa in affitto -  ricorda Vito – ma con il tempo, con il duro lavoro e con sacrifici, abbiamo costruito una casa nostra. Mio padre non ha mai perso il lavoro, e questo ha permesso a me e mio fratello di studiare. Io ho preso la laurea in Ingegneria Meccanica, mentre mio fratello non ha completato i suoi studi di Contabilità. Entrambi abbiamo lavorato sin da ragazzini per aiutare l’economia della famiglia ma senza tralasciare gli studi. Ho lavorato nella Ditta Techint per 40 anni, come ingegnere responsabile a cura degli investimenti in una Ditta del Gruppo chiamata Propulsora Siderùrgica (oggi questa azienda si chiama Ternium Siderar nello Stabilimento di Ensenada e produce lamiere di acciaio laminate a freddo). Ho anche lavorato nel settore siderurgico e mio fratello è diventato un commerciante grossista. Mi sono congedato dal lavoro nell’agosto dell’anno scorso ma nel mese di marzo 2010 mi hanno richiamato come consulente”.                                                                                                                                              Vito si ambientò bene in Argentina, da bambino iniziò a socializzare con i suoi coetanei e a prendere confidenza con un popolo e una cultura diversa dalla sua. Non è stato invece facile per la madre di Vito ambientarsi perché, oltre a soffrire la lontananza dai suoi parenti, ha dovuto fare i conti anche con le numerose difficoltà della lingua straniera. Nonostante ciò, per mantenere unita la sua famiglia, Gemma ha messo da parte tutto e lavorato per garantire ai suoi figli un futuro. Vito, pur essendo un bambino, comprende le difficoltà dei suoi genitori e all’età di otto anni inizia a lavorare con il padre. Il lavoro, però, non distoglie il giovane dallo studio e in tempi brevi si laurea. Ma ancora non aveva fatto i conti con l’amore: studia e, allo stesso tempo, si impegna a mandare avanti la sua famiglia sino a quando decide di farsene una propria. Il destino pone sul suo cammino la giovane e bella Josefina Mancuso, figlia di siciliani, e con lei si sposa mettendo al mondo due figli, Maria Fernanda, oggi dentista di 38 anni, e Juan Pablo, Giornalista Sportivo, di 24 anni. Anche il fratello di Vito, Rosario Orlando si innamora di una ragazza del posto, Patricia Garcia, dalla quale ha avuto due figli: Vanessa Paola, oggi docente di Lingua inglese, e Federico, che studia e aiuta il padre nel commercio. Oggi i fratelli Belluno continuano a vivere in Argentina e quando possono tornano in Italia a riabbracciare i parenti rimasti e sparsi per la penisola. A La Plata ci sono molte comunità di italiani e durante le feste ci si riuniscono per ricordare e parlare della loro Italia. Una cosa, però, fanno costantemente i fratelli Belluno: portano avanti i principi insegnati loro dai genitori e trasmessi oggi ai propri figli, ma, soprattutto, mantengono vive le origini calabresi tramandate dal Partigiano Rosario e dalla sua consorte Gemma morta nel 2005 all’età di 87 anni. Questa è la storia di una famiglia che, con capacità, sacrifici e duro lavoro è riuscita a trovare in Argentina la sua “America”. Negli anni hanno dimostrato agli argentini e non solo, che gli italiani, ed in particolar modo i calabresi, sono buoni cittadini, rispettosi e grandi lavoratori capaci di creare e realizzarsi professionalmente senza però dimenticare le loro preziosi origini.
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