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Memorie | Quell’”Amor che move il sole e l’altre stelle”

Di Anna Foti – La ricerca dell’Amore “che a nullo amato amar perdona”, essenza della vita e dell’erranza di ogni uomo. Il Sommo poeta di cui nel 2015 sono stati celebrati i 750 anni dalla nascita (Firenze 1265), Dante Alighieri, ha raccontato questo viaggio tormentato e affascinante nella sua “Divina Commedia”, tra i capolavori letterari più famosi di tutti i tempi.

Scritto in volgare fiorentino, il poema in terzine di endecasillabi, è suddiviso in tre cantiche, Inferno, Purgatorio e Paradiso, che Dante attraversa guidato da Virgilio e alla ricerca della sua Beatrice, incarnazione dell’Amore, che al termine del suo viaggio sarà ad attenderlo, al di là delle fiamme dell’Inferno e delle porte del Purgatorio, splendente in tutta la sua profondità, laddove “si puote ciò che si vuole”. Celebrare l’opera del Sommo poeta, certamente noto in tutto il mondo, significa celebrare la sconfinata bellezza delle cantiche che lo compongono e il loro autore, noto come il padre della Lingua italiana. Oltre quattordicimila versi in volgare scritti nel Trecento, oggi un capolavoro della letteratura universale che dalle stelle conduce alle stelle, parola con cui si chiudono tutte e tre le cantiche.  Un cammino che dalla selva oscura conduce laddove dove “la gloria di Colui che tutto move per l’universo penetra e rispende, in una parte più e meno altrove” e di cui Dante Alighieri, penna e anima pellegrina, lascia una traccia viva capace di sopravvivere nei secoli.

Un’opera senza tempo che ha ispirato anche le monumentali illustrazioni del pittore genovese Amos Nattini (Genova 1892 – Parma 1985), membro del collegio dell’Accademia di Belle Arti di Parma nel 1937 e Accademico di merito all’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova l’anno successivo. Dal 1921, per i seicento anni dalla morte del sommo poeta (Ravenna 1321), cominciano ad essere esposte in tutto il mondo le cantiche da lui tradotte in arte e in immagini. L’opera di stampa a torchio su carta“a mano” della monumentale edizione della Divina Commedia, con caratteri ideati dall’illustratore stesso, termina solo nel 1939. Ve ne sono solo 1000 esemplari e uno di questi è custodito presso la biblioteca “De Nava” di Reggio Calabria dove, grazie alla collezione donata dal cavaliere Gennaro Giuffrè, unitamente a due busti di Dante già esposti presso la villetta “De Nava”, è stata anche donata alla biblioteca cittadina reggina la copia numero 445 di questa maestosa Divina Commedia illustrata da Nattini. Antesignane di tali mille esemplari furono le prime tavole esposte in piena epoca fascista a Genova, Milano, Roma, Torino, Brescia, Viareggio, Napoli, Parigi, l’Aja, Nizza. In occasione dell’inaugurazione della loro mostra a Roma alla Casa di Dante alla Torre degli Anguillara nel 1927, il re Vittorio Emanuele III ricevette in dono la prima cantica allora stampata mentre un’altra copia fu successivamente donata al capo del governo Benito Mussolini e al Pontefice Pio IX. Una copia della Divina Commedia, come opera rappresentativa dell’arte e della cultura italiana,  fu donata dal Duce a Hitler in visita alla Mostra italiana dell’Ottocento. Esse furono esposte anche al Musée Jeu de Paume di Parigi nel 1931 con migliaia di visitatori che andarono ad ammirarle.

Questa opera di pregio – un’immagine per ogni canto delle cantiche –  è spesso a Reggio Calabria al centro di iniziative culturali che esaltano la poetica, la letteratura e, come recita il verso finale del Paradiso, Quell’”Amor che move il sole e l’altre stelle”. Un viaggio che rappresenta ‘il viaggio’ dentro il cuore tormentato e beato dell’Umanità e che, anche e soprattutto nella scrittura, si eleva ad esperienza universale laddove in ogni cantica, non solo nel Paradiso, l’ultimo verso si conclude con la parola “stelle” (“E quindi uscimmo a riveder le stelle” – Inferno 34, 139; “Puro e disposto a salire le stelle” – Purgatorio 33,145). La biblioteca reggina conserva anche delle edizioni antiche della stessa Divina Commedia appartenenti ad altri fondi confluiti nel patrimonio bibliotecario, come quello Sandicchi e quello De Nava.

La Divina Commedia è divenuta ormai anche un emozionante spettacolo musicale che intreccia sapientemente molteplici forme d’arte. Con le straordinarie musiche del noto compositore e maestro Marco Frisina, già presentata in Prima Assoluta a Reggio nel 2008, l’opera del Sommo poeta torna nella città calabrese dello Stretto per un’altra tappa unica regionale, con spettacoli serali e matinée per le scuole.

Di scena al Palacalafiore di Reggio Calabria il 30 novembre e il 1 dicembre prossimi, con la regia di Andrea Ortis e la voce narrante di Giancarlo Giannini. Il maestoso spettacolo torna con un imponente allestimento, un grande cast, le proiezioni di ultima generazione animate in 3D,  il suggestivo impianto scenografico Lara Carissimi, oltre 200 costumi, un corpo di ballo acrobatico ed un disegno luci di grande effetto a cura di Valerio Tiberi ed Emanuele Carlucci. La sceneggiatura è firmata da Gianmario Pagano e le coreografie da Massimiliano Volpini.

L’evento rientra nei Fatti di Musica 2018, nella trentaduesima edizione del Festival del Live d’Autore ideato e diretto da Ruggero Pegna, impegnato da tempo, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Regione Calabria e del Comune di Reggio Calabria, nella organizzazione di spettacoli e concerti in Calabria. L’imponente spettacolo sarà premiato come Migliore Produzione di Opera Musicale Moderna del 2018.

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