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Memorie | – La Resistenza di un Popolo e la Storia di Teresa Gullace

di Anna Foti – Una madre in tempo di guerra, una moglie durante l’occupazione nazista: considerata il simbolo della Resistenza romana, Teresa Talotta Gullace, cittanovese di origine, fu una donna che visse per la sua famiglia con coraggio, ogni giorno, anche quel 3 marzo 1944. Vicolo del Vicario numero 14, Roma: qui abitava Teresa.

Con dignità sfidò quotidianamente stenti e soprusi e con generosità si dedicò ai suoi cari fino alla morte inferta dai nazisti appunto quel 3 marzo 1944: contro di lei, disarmata e incinta, i militari stranieri aprirono il fuoco mentre inseguiva il marito Girolamo, strappato alla sua casa e alla sua famiglia. Tutto si consumò davanti alla caserma dell’81º reggimento di fanteria in viale Giulio Cesare, a Roma, dove oggi una targa ricorda quella drammatica giornata. Non aveva ancora compiuto 37 anni ed era al settimo mese di gravidanza, Teresa. Attendeva il sesto figlio. Quella fu una pagina drammatica della storia di violenza che il popolo Italiano conobbe e subì in terra propria e nell’ambito della quale Teresa Gullace incarnò – complici anche il capolavoro del Neorealismo italiano quale fu il film “Roma città aperta” che Roberto Rossellini girò nel 1945 e il personaggio di Sora Pina interpretata dall’indimenticata Anna Magnani – la Resistenza opposta non solo dai Partigiani in battaglia ma anche dalle persone comuni, come lei, che non si tirarono mai indietro al momento di sfidare le ingiustizie e le angherie dei nazisti. La guerra è sempre spietata e, proprio perchè tale, miete vittime innocenti ed inermi, anche al di fuori delle trincee.

 

A parlare così della nonna sono le nipoti Patrizia, figlia del primogenito Emilio scomparso un decennio fa, e Gabriella, figlia di Umberto. Da Roma sono arrivate in Calabria per ricordare la nonna Teresa nell’ambito della manifestazione  il cui leit motiv ha efficacemente richiamato il monito di Nelson Mandela secondo il quale “Il ricordo è il tessuto dell’identità”.

In questa giornata in cui si celebra la Liberazione dell’Italia dal Nazifascismo, avvenuta il 25 aprile 1945, la memoria scorre anche attraverso la figura di una donna di origini calabresi, madre e moglie, cittadina di un Paese di cui non poté conoscere la storia Repubblicana ma alla quale con la profondità dei suoi affetti e il coraggio delle sue azioni quotidiane indubbiamente contribuì. La memoria di Teresa è stata al centro della manifestazione rivolta ai giovani dei licei “Michele Guerrisi” e “Vincenzo Gerace” e alla cittadinanza,  svoltasinel primo week end di aprile a Cittanova. Le nipoti di Teresa Gullace hanno condiviso emozioni e sensazioni di cui hanno fatto dono anche a me e di questo le ringrazio.  “Nonna Teresa era una mamma  riservata; di lei dicono fosse una persona dall’animo gentile, sempre pronta ad aiutare il prossimo, una donna  che  amava i suoi figli, la sua famiglia e che, come purtroppo tantissimi in quel periodo, ha vissuto una vita fatta di stenti e difficoltà. Non sempre nonno Girolamo, manovale, in tempo di guerra riusciva a lavorare ed era, dunque, davvero difficile sfamare cinque figli…”, ha ricordato la nipote Patrizia.

I discendenti di Teresa Talotta Gullace vivono a Roma dove lei si era trasferita con il marito Girolamo e il primo figlio Emilio verso la fine degli anni Venti. Gli altri figli, Umberto, Mario, Concetta e Caterina, sono nati a Roma e lì hanno avuto una famiglia.

Ad oggi sopravvivono solo tre figli, Umberto, Mario e Concetta, che con le nipoti Gabriella a Patrizia, hanno ricevuto la cittadinanza onoraria di Cittanova. La più piccola Caterina, è mancata qualche anno fa mentre Emilio, il più grande, è morto oltre un decennio fa. Unitamente a Patrizia e Gabriella ci sono altri quattro nipoti: Ornella, sorella di Patrizia e figlia di Emilio, Marco, fratello di Gabriella e figlio di Umberto, Teresa e Laura, figlie di Concetta. E poi ci sono i pronipoti Sara e Claudia, figlie di Gabriella, Noemi, figlia di Patrizia, Alessandro e Manuela figli di Teresa, Fabio figlio di Laura, Daniela e Cecilia figlie di Marco. Ma già nuove gioie attendono la famiglia.

 

La storia di Teresa è entrata a pieno titolo nella grande Storia e adesso è sempre più patrimonio collettivo non solo dell’Italia ma anche della Calabria e nella natia Cittanova, città gentile oggi guidata dal sindaco Francesco Cosentino che, in questo 2018 in cui ricorrono i 400 anni dalla sua nascita, ha inteso ricordare la figura della coraggiosa concittadina emigrata in giovane età nella Capitale. Dopo la giornata più istituzionale scandita dagli interventi del presidente del Consiglio regionale della Calabria Nicola Irto, del presidente del Parco Nazionale d’Aspromonte Giuseppe Bombino, del sindaco di Cittanova Francesco Cosentino, con i contributi di Toni Orlando, Donatella Arcuri e Giuseppe Guerrisi, ha fatto seguito ildibattito, targato BooktoPlay,sempre organizzato dall’associazione culturale Incroci, moderato dai giornalisti Paola Bottero e Alessandro Russo e pregiatosi del contributo del sociologo Ercole Giap Parini e del giornalista Piero Badaloni. A coronamento dell’evento, il conferimento della cittadinanza onoraria di Cittanova alle nipoti giunte in Calabria, Gabriella e Patrizia Gullace, e ai figli ancora in vita, Umberto, Mario e Concetta. “E’ stata una sorpresa che mi ha lasciata senza parole – ha commentato la nipote Patrizia – non me l’aspettavo davvero: una commozione immensa, unica, indescrivibile! Con questa onorificenza ho sentito l’abbraccio da parte di tutta la comunità cittanovese, una comunità  a cui noi tutti siamo riconoscenti perché si è prodigata non solo in questa occasione, ma anche negli anni passati, a mantenere viva e ad onorare la memoria di nonna!  Oggi riconoscere i figli di nonna e noi nipoti come parte integrante di questa realtà con la cittadinanza onoraria è un’azione che mi riempie di orgoglio e che mi ispira immensa gratitudine”, ha sottolineato ancora Patrizia che racconta di aver scoperto la storia della nonna Teresa quando aveva 7 o 8 anni, proprio dopo la visione del film “Roma città aperta” di Roberto Rossellini. Il padre Emilio aveva così trovato il coraggio  di  raccontare, “usando il tatto e la delicatezza appropriati per spiegare ad una bambina certi eventi dolorosi”. Nonno Girolamo si era risposato con nonna Serafina e dunque per i nipoti la storia della loro nonna Teresa fu una scoperta. “Mio padre, di quella mattina, mi raccontò di come lo aveva saputo: era in caserma pronto per andare a fare il militare quando ricevette la tragica notizia dal padre, nonno Girolamo, che nel frattempo era già stato rilasciato, e dal fratello più piccolo… a mio padre concessero solo una settimana di proroga e non posso davvero immaginare con quale stato d’animo si trovò a servire una Patria subito dopo aver perso la madre e con il pensiero di un padre rimasto solo con altri quattro figli più piccoli di lui! Rimasi sgomenta e addolorata ancora di più sapendo che nonna aspettava un sesto figlio poichè era incinta di sette mesi, quando fu uccisa.Teresa era solo una mamma preoccupata per le sorti del suo Girolamo, del padre dei suoi figli, che era stato preso dai nazisti e portato nella caserma in viale Giulio Cesare. E proprio a seguito alla  sua assurda uccisione  tante donne trovarono il coraggio di ribellarsi e in suo nome scesero in piazza, disobbedendo al nemico: nel punto in cui fu uccisa nonna, dove c’era ancora il suo sangue fresco,  una ragazza posò dei fiori e da quel gesto nacque quello di una fila di donne che portarono mimose nonostante le minacce dei nazisti che volevano vietare a tutti i costi anche quell’ultimo saluto a Teresa…ma le donne non se ne andarono: continuarono in fila, come in  una  lenta processione, a regalare fiori e a rivolgere preghiere per nonna…quello fu in quel momento, per loro, un modo di ribellarsi agli orrori che stavano vivendo”, ha ricordato ancora Patrizia.

La scoperta della storia di nonna Teresa per Gabriella avvenne, invece, al Cimitero monumentale del Verano, a Roma, come lei stessa racconta. “Mio padre mi ha raccontato storia di mia nonna Teresa quando non avevo ancora compiuto cinque anni. Eravamo vicino alla tomba dei caduti della liberazione nel Cimitero monumentale del Verano. Non posso ricordare quale furono i primi pensieri, ma ricordo perfettamente la scena, come non fosse trascorso così tanto tempo. Era tutto molto bello intorno, i marmi, i fiori, la Pietà davanti a quel lungo elenco di nomi… … ma dentro un profondo senso di ingiustizia che non mi ha mai abbandonato.Oggi conserviamo un ricordo non nostro di nonna, basato sui ricordi di mio padre che, come un aedo, narra la vicenda e la vita grama di quegli anni, aggiungendo ogni volta un dettaglio, un particolare sfuggito in precedenza e che riemerge”, ha raccontato Gabriella.

Tra gli impegni assunti dal comune di Cittanova, affinché il ricordo di Teresa non vada disperso, anche il posizionamento nella Cittadina del volto in bronzo di due metri raffigurante Teresa Gullace e realizzato dall’artista Giuseppe Guerrisi. La costruzione del senso di appartenenza ad un luogo passa anche attraverso la storia che quei luoghi sono in grado di custodire evocando, non solo conservando. Così a Cittanova, presto, non ci sarà più solo la via della casa in cui visse Teresa e in cui nacque Emilio, il primo dei cinque figli, l’unico nato in Calabria e padre di Patrizia, scomparso oltre dieci anni fa. Tra i 250 disegni realizzati dai bambini saranno scelti, inoltre, i temi delle cartoline commemorative per i 400 anni di Cittanova che dalla figura di Teresa trarranno particolare e significativa ispirazione. Un appuntamento con la memoria, quello dedicato a Teresa Gullace, che il sindaco Francesco Cosentino si propone di istituzionalizzare.

L’incontro con le giovani generazioni che nella figura di Teresa Gullace vedono un simbolo, ha rappresentato un occasione per dare un volto e una storia a quel simbolo e speranza alle nostre comunità.

“Parlare con i giovani è fondamentale, questo credo sia scontato, quasi banale affermarlo. Dalla scuola, dai libri di storia, apprendono i grandi eventi, le storie umane le possono trovare solo nei racconti di chi le ha vissute. E troppo poco è stato fatto finora. La scia di dolore che la guerra ha lasciato dietro di sé ha indotto a dimenticare in fretta, a guardare avanti, ricostruire, ritrovare la serenità, raggiungere la sicurezza economica… e in tutto ciò in troppi hanno dimenticato di mettere in guardia i propri figli e nipoti affinché non ripetessero gli errori del passato; in tanti non hanno dato la giusta importanza alla ‘loro’ Memoria.

Questo rappresenta la Memoria, quella che oggi scriviamo con la maiuscola, l’opportunità, lo strumento che ci consente di non ripetere gli stessi errori”, ha spiegato Gabriella.

Della necessità di parlare ai giovani della Resistenza  e di storie come quella di nonna Teresa è convinta anche Patrizia. “Oggi è più che mai necessario parlare ai giovani della Resistenza e di donne come Teresa Gullace perchè la libertà, la democrazia non ci sono state regalate ma sono state frutto di conquiste pagate ad altissimo prezzo  dai nostri padri, dai nostri nonni. Abbiamo il dovere morale di mantenere viva la memoria di questi sacrifici, di raccogliere questa eredità e tramandarla alle generazioni presenti e future perchè solo con la conoscenza si può evitare di ripercorrere periodi di storia terribili come quelli trascorsi. La pace non è garantita per l’eternità, non è un diritto acquisito solo perchè all’epoca è stata conquistata: è un filo sottile fatto di equilibri e  basta un niente per spezzarlo. La memoria e’ un atto doveroso verso tutte le vittime della guerra,  verso chi è sopravvissuto, oggi  perlopiù  ultraottantenne, e che coltiva, a distanza di tantissimi anni, dentro di sé i ricordi vivi come se fosse oggi, memorie pesanti e dolorose, momenti di terrore mai dimenticati insieme al ricordo dei cari che hanno perso…  “, ha sottolineato ancora Patrizia.

La memoria di nonna Teresa non è mai stata solo nel cuore dei figli per la risonanza che ebbero il suo coraggio e la sua uccisione. Certamente oggi è sempre più radicata anche in Calabria ed anche le giovani donne in casa Gullace raccolgono il testimone.  “Non ricordo come e quando io lo abbia raccontato alle mie figlie, oggi donne adulte, ma credo di averlo fatto nel modo giusto se la mia figlia minore alle elementari ha portato suo nonno Umberto in classe a ‘raccontare’ la morte di quella che anche loro chiamano Nonna Teresa, e la maggiore per il diploma ha presentato una tesina sulle donne incentrata sulla figura di Teresa”, ha raccontato Gabriella.

“Ho sempre sostenuto che per capire bene il dramma che vive un’altra persona bisogna fare un esercizio: immedesimarsi! Cercare di comprendere al meglio gli stenti, gli orrori, le difficoltà di quell’epoca come se li vivessimo veramente in prima persona aiuta a comprendere ancora di più un periodo che è stato così difficile e doloroso per tantissima gente…Oggi comunque  è più facilitata la conoscenza di certi drammi: nonna Teresa  è sui libri di storia, se ne parla, se ne discute nelle scuole,  viene ricordata in diverse occasioni, oltre che nell’anniversario della sua morte, e questo è motivo di orgoglio per tutti noi perchè, anche se  il passato non si annulla e niente e nessuno purtroppo  ci ridarà  mai Teresa,  sappiamo che, almeno,  il suo ricordo verrà sempre coltivato”, ha spiegato Patrizia.

Un ritorno e una scoperta, uno scrigno pieno di emozioni e ricordi, un viaggio intenso: quanto ha rappresentato per Gabriella e Patrizia questa esperienza in Calabria.

“Da sempre ho sentito la Calabria parte integrante della mia vita… è qui che sono le mie radici”, ha confidato Patrizia. Per lei questa occasione è stata la prima in cui ha visitato il paese natio della nonna e del papà: “E’ stata una emozione mai provata prima…Quando mi sono fermata sotto casa di nonna, lì ho realizzato che mio padre era nato proprio dentro quello stabile, perchè all’epoca le donne partorivano quasi tutte in casa, e ho sentito  una stretta al cuore infinita, una emozione che mi toglieva il respiro, ancor di più pensando che mio padre è scomparso da oltre dieci anni… che dire… sono sensazioni molto difficili da spiegare… forti, intense…”.

Arrivano dritte al cuore anche le parole di Gabriella, il cui legame con la Calabria si è rafforzato:”La Calabria, fino a pochi giorni fa, per me era una bella terra un po’ selvaggia dove avevo nostalgia di tornare in vacanza. Oggi, con Cittanova, è un ventre materno che mi ha accolto. Cosa potrei dire di più?”.

Gabriella e Teresa Gullace a Cittanova ed in Calabria, nei luoghi nella loro nonna, hanno seminato memoria per tutti noi e con generosità hanno condiviso la loro storia familiare che, per una forza indomabile, è divenuta Storia di un intero Paese.

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