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La settima edizione dell’Horcynus Festival. Oggi in prima regionale “La veglia”

Guarda alle periferie, intese non solo in senso geografico ma anche come approccio non convenzionale ai linguaggi artistici e soprattutto come condizioni di disagio e di rischio esistenziale la settima edizione calabrese dell’Horcynus Festival, che a marzo porta a Reggio Calabria arte, fotografia, cinema, musica e teatro, lungo l’asse Nord-Sud del Mediterraneo.

 

Martedì alle 21:00 va in scena all’Auditorium Zanotti Bianco (ex Cipresseto) in prima regionale “La veglia”, la nuova produzione del Teatro Biondo di Palermo, scritta e diretta da Rosario Palazzolo. A pochi giorni dall’applauditissima anteprima, l’attore Filippo Luna interpreta da solo, sulla scena realizzata da Luca Mannino (luci di Alice Colla, musiche ed effetti di Francesco Di Fiore), il carico di solitudine e rabbia di Carmela, una donna esagitata che, chiusa in una stanza, attende il corpo senza vita della figlia. Un corpo preteso e conteso col pubblico, antagonista ideale, muto e terribile. Carmela è una lingua di fuoco e una bocca di cannone che sputa odio e sarcasmo, prendendosi gioco della sintassi comune: una rivolta linguistica consapevole, che utilizza jingle televisivi, stralci di discorsi delle sue trasmissioni preferite, compagne di una disperazione composta, silenziosa, sopita e messa a sedere davanti al piccolo schermo. Perché Carmela non parla da vent’anni, chiusa nella sua stanza, protetta da un’immaginazione che adesso non le basta più. Per questo è uscita, per questo è lì, per questo tra un attimo ripiglierà a parlare.

«La veglia è la terza parte della trilogia Santa Samantha Vs – sciagura in tre mosse – racconta l’autore e regista Palazzolo – una narrazione seriale che racconta di una giovane donna incoronata Madonna in terra, obbligata a dispensare miracoli perché possiede dei doni incontestabili, dice la gente, e ciò che dice la gente diviene l’unica verità. Se ne Lo zompo e Mari/age ho formulato un pensiero dinamico, possibilista, ne La veglia ho raccattato i temi principali di questi ultimi anni e me li sono fatti deflagrare sotto al naso. Innanzitutto ho preteso una nuova lingua, carica di neologismi, sgrammaticature. Una lingua spuria, anche, e ragionatissima, scaturita dal silenzio, masticata dalla rabbia, e super falsa, che facesse del disagio per il neoreale una prodigiosa contingenza della realtà. Per una lingua così occorreva una donna così, Carmela, una mostruosità palese, un rebus privo di risoluzione, un’iperbole, lanciata verso il ridicolo, perché ciò che davvero racconta La veglia è la nostra credulità, alla ricerca di un nuovo fallimento, ovviamente altrui, e in mondovisione per giunta, affinché ci sia sempre qualcuno a cui sussurrare Guarda, e piangi insieme a me. La veglia è uno spettacolo sullo spettacolo dello spettacolo, quello mediatico, che ci ha resi tutti spettatori, persino di noi stessi».

 

Mercoledì alle 21:00 al Miramare risuonano le sonorità della world music con Agricantus in concerto electro akoustikòs, mentre fino al 31 marzo (ore 10:00 – 13:00 e 16:00 – 19:00) è visitabile nel Foyer del Teatro Cilea la mostra fotografica Oltre mare / Stesso mondo. L’esposizione a ingresso libero presenta la serie fotografica Metanoia dell’artista egiziana Nermine Hammam e un estratto della serie Positioning della fotografa palestinese Ahlam Shibli.

 

Nata in Egitto ma residente a Londra, Hammam fotografa il mondo e poi altera le immagini che cattura. La sua estetica combina la manipolazione e la pittura digitale per formare un arazzo ricco e altamente personale. Nelle sue immagini, che rendono omaggio ad artisti come Diane Arbus e il cineasta russo Tarkovskij, i protagonisti sono individui emarginati o in stati alterati di coscienza, per scoprire la vulnerabilità dietro la maschera. La sua serie fotografica esposta sullo Stretto nasce dai tre mesi trascorsi dall’artista, nel 2009, a visitare e fotografare i pazienti di un manicomio statale in Egitto per documentare le loro drammatiche condizioni. Censurato dal governo egiziano, definito dall’artista «un lavoro sulla vergogna per gli orrori a cui ho assistito e che non sono riuscita a prevenire ma anche un processo di guarigione che riguarda i pazienti e me stessa», Metanoia presenta persone che a tratti riempiono l’immagine, a tratti sono solitarie, piegate sotto il peso di un’architettura incombente. Sono irrequiete, spesso distolgono lo sguardo, assorbite da sé, a volte protese verso l’obiettivo per sorridere o esibirsi. C’è una forte sensazione di attesa, quasi come guardare gli attori in attesa di salire sul palco.

 

Ahlam Shibli, figlia di pastori palestinesi della Galilea discendenti dei beduini, orienta la sua estetica documentaria all’analisi delle contraddizioni della nozione di “casa”: dalla sua perdita e dalla battaglia contro quella perdita, alle restrizioni e alle limitazioni che l’idea di casa impone agli individui e alle comunità segnate da politiche di repressione dell’identità. Nella serie Positioning, che contiene foto a carattere internazionale scattate dal 1997 al 2002, c’è una sinesi efficace delle sue ricerche, fortemente orientate a documentare le condizioni di vita del suo popolo.

 

L’Horcynus Festival 2017 è una produzione della Fondazione Horcynus Orca, in collaborazione con la Fondazione di Comunità di Messina, ed è sostenuto dalla Regione Calabria tramite l’avviso pubblico per la selezione e il finanziamento di interventi per la valorizzazione del sistema dei beni culturali e per la qualificazione e il rafforzamento dell’attuale offerta culturale presente in Calabria.

 

 

 

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