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Radioterapia, al Sud apparecchiature vecchie: dati allarmanti in Calabria

Il contrasto ai tumori è, indubbiamente, una delle sfide più stimolanti per la ricerca medica moderna. Il male del secolo si combatte anche e soprattutto con la radioterapia, il cui compito è quello di aggredire i tessuti intaccati dalla malattia, preservando quelli sani.

Un’ottimizzazione del lavoro radioterapico che si prova a migliorare di giorno in giorno. Macchine sempre più evolute permettono di migliorare i risultati, ma un rapporto dell’I-com racconta come soprattutto al Sud le macchine in dotazione alla sanità possono essere considerate anacronistiche.

Avere macchine al passo con i tempi, infatti, equivale ad avere apparecchiature che non siano più longeve di otto-dieci anni. A rivelarlo è un report di I-com chiamato “Innovazione nella radioterapia. Analisi degli impatti sul SSN in termini di qualità, organizzazione e sostenibilità di sistema”.

Il ministero corre ai ripari

Nel giorno di San Valentino il Ministero della Salute ha scelto di investire 100 milioni di euro, mirati a modernizzare la dotazione radioterapica delle strutture del Meridione. Il tutto in attuazione di un decreto ministeriale del 2017. Le strutture che vorranno beneficiarne dovranno dimostrare di avere caratteristiche e know how sufficiente per evitare che si possano trovare, nel tempo, realizzazioni solo “cattedrali nel deserto”.

Alla Calabria della cifra complessiva dovrebbero andare circa 9,4 milioni di euro.

I numeri

Il 38,5% delle macchine radioterapiche ha più di dieci anni tra quelle in dotazioni alle strutture ospedaliere italiane, il 35,2% tra i 5 e 10 e solo il 26,5% ha meno di dieci anni. Il 40% delle macchine in dotazione ai centrali italiani non è sufficientemente innovativa per poter offrire il meglio ai pazienti italiani. Strumentazioni anacronistiche che regalano numeri non buoni soprattuto al sud.

I linac (i così detti acceleratori di particelle) sono presenti in Europa con la media di 7 per ogni milione di abitanti. In Italia la media è sensibilmente superiore in molte regioni, ma in Calabria si scende fino a 4.

 

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