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Depurazione, Legambiente: “Accertare responsabilità senza sentenze anticipate”

Eppur si muove! Abbiamo a lungo sperato negli ultimi…decenni – a fronte del permanere dell’emergenza depurazione e
del’immobilismo amministrativo – che venisse avviata un indagine efficace sul difficile settore della depurazione delle acque
in Calabria. Infatti, si sono caparbiamente susseguite negli anni le iniziative della nostra Associazione su tutto il territorio
regionale e, localmente del Circolo Legambiente di Reggio Calabria, attraverso cui, sulla base di dati concreti, abbiamo
denunciato lo stato inadeguato della depurazione in Calabria, informando e sensibilizzato l’opinione pubblica sul proprio
diritto a godere di un mare pulito, alla salvaguardia della propria salute e ad avere garantito un servizio efficiente.

Abbiamo inoltre sottolineato l’ingiustizia di vedere sprecati i soldi dei contribuenti per pagare le pesantissime multe imposte
dall’Unione Europea per avere disatteso più volte le chiare direttive comunitarie finalizzate alla realizzazione di un’adeguata
rete di depurazione delle acque, così come previsto dalla normativa ambientale, risorse che invece avrebbero potuto
essere indirizzate per migliorare i sistemi di depurazione, creare posti di lavori, sostenere il turismo.
Dal 1985 la Goletta Verde di Legambiente monitora ogni anno lo stato delle acque del nostro mare denunciandone le
criticità e il dossier “MareMostrum” ha offerto annualmente un focus sulle coste calabresi. Legambiente Calabria ha
redatto numerosi dossier sulle “acque nere” calabresi, sin dagli anni del lunghissimo commissariamento per l’emergenza
ambientale della Regione Calabria: dal 1998 al 2008 sotto controllo, insieme al ciclo dei rifiuti, anche il settore della
tutela delle acque. Dieci anni che, oltre a non risolvere i problemi, hanno deresponsabilizzato gli amministratori locali e
favorito in alcuni casi gli appetiti di amministratori corrotti, criminalità organizzata e piccoli e grandi truffatori, che hanno
reso il sistema di depurazione regionale un malaffare da 900 milioni di euro. Nè la tanto declamata “inversione di
tendenza” ha raggiunto risultati significativi.
Il Circolo Legambiente di Reggio Calabria nello specifico sin dal 2007 con un esposto e una interrogazione dell’allora
consigliere comunale Nuccio Barillà, e nel 2008 con la presentazione di un dettagliatissimo esposto alla Magistratura
aveva già posto il problema degli innumerevoli scarichi illeciti a mare e dell’inadeguato sistema di depurazione
comunale. Ma nulla si era mosso, a parte un monitoraggio degli scarichi illegali effettuato della Capitaneria di Porto sulla
mappatura offerta. Ultimo atto il proficuo incontro nel febbraio 2017 con l’allora Assessore ai Lavori Pubblici e Legalità
Angela Marcianò e l’ing. Marcello Romano, dirigente dei Lavori Pubblici.
Oggi, dunque, plaudiamo all’inchiesta “Mala depurazione” della Procura della Repubblica di Reggio Calabria diretta dal
Procuratore Capo dott. Giovanni Bombardieri, e al lavoro efficace e certosino della Guardia Costiera, che da risposta a
molti interrogativi posti in tutti questi anni con il sequestro di 14 impianti reggini e l’accertamento non solo di illeciti
amministrativi, ma soprattutto degli illeciti di natura più specificamente ambientale in violazione della legislazione
nazionale e regionale, del codice penale in materia ambientale e del testo unico ambientale (danneggiamenti aggravati,
scarichi illeciti ed emissioni pericolose provenienti dagli impianti in esame, rilevati depositi irregolari e attività illecite di
smaltimento di prodotti inquinanti di tali impianti, by-pass del tutto illegittimi), «…una serie variegata, reiterata e protratta
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nel tempo, di illiceità penali che hanno prodotto, nel corso del tempo, e stanno producendo tuttora, pesanti impatti inquinanti e di deterioramento, con sostanziale compromissione dell’ambiente».
Certo è importante ora attendere e guardare con fiducia l’accertamento delle responsabilità da parte dei magistrati, senza tuttavia pronunciare a livello di opinione pubblica “sentenze anticipate o unidirezionali” nella consapevolezza che spesso le inadempienze chiamano in causa responsabilità che coinvolgono una pluralità di soggetti istituzionali e tecnici. La cosa più importante resta l’auspicio che questa inchiesta sia colta, a tutti i livelli, come ultima occasione, per intervenire efficacemente rendendo finalmente efficiente tutto il sistema della depurazione.
A tal proposito vogliamo esprimere l’auspicio che l’affidamento all’Arch. Orsola Reillo, Dirigente Generale del competente Dipartimento della Regione Calabria, della custodia giudiziale dei 14 impianti posti sotto sequestro per conformare urgentemente lo stato di fatto e di diritto degli impianti alle prescrizioni di legge, possa portare, in tempi rapidi, a significativi e tempestivi miglioramenti nella gestione degli impianti.
Da parte sua, l’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria e la città Metropolitana dovrebbero, nell’immediato e in prospettiva, contribuire a mettere subito in campo le azioni necessarie per evitare che anche la prossima sia un’estate con un mare inquinato, negato a bagnanti cittadini o turisti e perché finalmente la città, in tempi accettabili, si vada dotando di un efficiente e moderno sistema di depurazione, una nuova e completa rete di collettori e condotte, cancellando la vergogna nazionale degli allacci abusivi e il fenomeno diffuso degli scarichi a mare che caratterizzano il mix di degrado ambientale urbano, rischi per la salute e illegalità.
Restiamo convinti come dalla sfida della depurazione passa un pezzo importante della Reggio Città Metropolitana del presente e dell’immediato futuro e si misura la qualità di una classe amministrativa.

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