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‘Ndrangheta, omicidio Matteo Vinci: l’estorsione il movente

L’estorsione sarebbe alla base dell’omicidio del giovane Matteo Vinci, il 42enne ucciso a Limbadi da una autobomba che per gli inquirenti avrebbero piazzato i membri del clan Mancuso

Un’azione messa in atto per fare cedere la famiglia Vinci-Scarpulla alle loro richieste estorsive: e’ questo, secondo la Dda di Catanzaro, il movente dell’attentato, messo in atto con una bomba collocata sotto la loro automobile ed azionata con un radiocomando a distanza, in cui il 9 aprile scorso a Limbadi fu ucciso Matteo Vinci, di 42 anni, e gravemente ferito il padre Francesco, di 70.

Le motivazioni dell’attentato vengono indicate nel provvedimento col quale la Dda di Catanzaro ha disposto il fermo di sei persone, appartenenti alla famiglia Mancuso-Di Grillo, eseguito dai carabinieri di Vibo Valentia e del Ros, nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Matteo Vinci ed il ferimento del padre.

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