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Memorie | Rita Maglio e la Storia delle Donne scritta anche a Reggio Calabria

di Anna Foti – Colta appena diciottenne da un forte spirito di indignazione per le ingiustizie sociali che relegavano le donne e le persone più vulnerabili ai margini della società, rispose immediatamente a quel richiamo innescando un cambiamento politico e culturale, preludio del riscatto dall’Italia fascista, della Resistenza e del percorso verso l’Italia della Repubblica e del Suffragio universale. Quella giovane donna antifascista, definita femminista ante litteram, si chiamava Rita Maglio (1899 – 1994) e presto avrebbe trasfuso il suo spirito ribelle e tenace nella costruzione di una società più giusta e di una scuola più inclusiva, nella lotta alla povertà e all’emarginazione, nell’affermazione della parità tra uomo e donna.

Viveva nella zona di Tremuli a Reggio Calabria e la sua casa era sovente aperta a gruppi antifascisti e frequentata da intellettuali del calibro di Rosario Villari, Enzo Caridi, Enzo Misefari. Alla sua passione politica e civile oggi si ascrive l’organizzazione clandestina a Reggio Calabria, unitamente ad altri, del partito Comunista italiano e la fondazione anche in punta allo Stivale nel 1945, stesso anno in cui si costituiva formalmente anche a Roma, dell’Udi, Unione Donne Italiane.

Semi di democrazia e libertà piantati, dunque, a Reggio Calabria, città pioniera per l’Unione Donne Italiane che in quello stesso momento storico si poneva a livello nazionale come maggiore organizzazione femminile di promozione politica, sociale e culturale e senza fini di lucro e in cui confluivano i gruppi di difesa della Donna (GDD formati da partigiane qualche anno prima).

Maestra ed educatrice indimenticata, Rita Maglio presiedette la stessa Udi reggina, di cui era stata pioniera con altre donne, dal 1950 al 1956. Fu lei stessa a rappresentare il centro nazionale nel primo congresso Udi svoltosi nella provincia reggina proprio nel 1945.

L’impegno associativo ed anche l’impegno politico: nel 1956 fu eletta consigliera comunale di Reggio Calabria e fu la prima donna eletta nelle fila del partito Comunista a conquistare uno scranno nell’Assise cittadina. Rita Maglio seppe coniugare con dolcezza e determinazione il riscatto delle donne e l’impegno per l’Italia Repubblicana e la Democrazia, ancorando il suffragio universale, il miglioramento delle condizioni di vita e lavoro delle raccoglitrici di olive della Piana di Gioia Tauro, la parità salariale e il diritto all’alfabetizzazione dei minori e dei reduci, alla più ampia lotta per un’uguaglianza senza la quale nessuna libertà è possibile.

“Una donna straordinaria. Profuse passione politica, coraggio e intelligenza con impegno costante in tutti i campi e incarnò nella realtà reggina la donna nuova che rompe con gli schemi patriarcali della donna segregata in casa, esclusa dalla sfera politica, sociale e culturale, esprimendo cosi libertà femminile. Nel 1945, nel pieno della battaglia per il diritto al voto delle donne, si costituisce un Comitato pro-voto a cui aderiscono le donne di tutti i partiti e le Associazioni femminili, essenzialmente l’UDI e il CIF che avevano in comune l’impegno per l’affermazione della dignità della donna anche attraverso il riconoscimento dei diritti politici, civili e sociali, mentre le divideva la concezione, presente nell’associazionismo cattolico, di riconferma del ruolo separato e diverso della donna nella famiglia e, più in generale, nel tessuto sociale”, questo il ricordo di Maria Calvarano e Marsia Modola, riportato nella storia dell’Udi di Reggio Calabria pubblicata sul sito dell’associazione (https://udireggiocalabria.wordpress.com/storia).

Una storia importante scritta con amore e tenacia, anche in punta allo Stivale, dalle donne italiane, come la reggina Rita Maglio, e che la città di Reggio Calabria ha riscoperto in occasione della giornata internazionale delle Donne appena trascorsa. Nell’ambito dell’iniziativa “Donne per Reggio”, promossa dalla commissione Toponomastica del comune reggino, una via del rione Comi a Gallico è stata intitolata alla figura dell’educatrice e femminista ‘ante litteram’ reggina, Rita Maglio. Un’intitolazione pregna di significato e corollario di altri due appuntamenti femminili con la memoria: quello dedicato a Maria Bottari, docente di storia dell’arte, musicista, alla quale è stata intitolata la scalinata posta in via De Blasio (incrocio via Aschenez) a Reggio, e quello dedicato a Margherita Hack, scienziata e astrofisica, alla quale è stata intitolata la salita Zerbi che conduce al planetario provinciale Pythagoras di Reggio.

 

Al momento dell’intitolazione della strada a Rita Maglio, lo scorso 8 marzo, presenti con la famiglia, le amiche e gli amici, il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà, il presidente della commissione Toponomastica Giuseppe Cantarella, i componenti Francesca Eleonora Leotta e Domenico Cappellano e il consigliere comunale Francesco Gangemi.

 

“Un momento di grande emozione ed un riconoscimento alla memoria che accresce tutta la nostra comunità”, ha commentato la figlia di Rita Maglio, Silvana Croce, presidente dell’Udi di Reggio Calabria negli anni Sessanta. Presenti anche l’altra figlia di Rita, Anita, i nipoti di Rita e figli di Anita, Daniele e Nino Rossi con le rispettive mogli Claudia Spinelli e Luciana Cotroneo, e i rispettivi figli, Iulian di 12 anni e Ludovica di 10, pronipoti che Rita Maglio non ha conosciuto. Un ritratto familiare intergenerazionale che consegna alla comunità di Gallico e di Reggio Calabria il testimone non solo della memoria ma anche dell’impegno contro le ingiustizie e per l’affermazione dei diritti universali, senza distinzione di genere e condizioni sociali.

 

Un importante passo compiuto dalla nostra comunità grazie all’impulso di un gruppo di cittadine reggine, tra le quali anche le fondatrici dell’associazione Udi Le Orme di Reggio Calabria. Tra queste ultime anche Rosalba Costantino Aloisio, già garante nazionale dell’Udi, che ha letto il ricordo di Rita Maglio in apertura della cerimonia di intitolazione.

 

Il nome di Rita Maglio arricchirà la toponomastica del rione Comi di Gallico, che l’amministrazione comunale si propone di dedicare a personalità distintesi per l’impegno sociale e l’attenzione verso lo sviluppo della persona con attività di educazione e formazione. Lì insiste anche il largo intitolato al professore Domenico Comi, pure storico presidente dell’Avis comunale di Reggio Calabria (la sala prelievi della sede sita sul Corso Garibaldi porta il suo nome) ed anche consigliere nazionale del’associazione italiana Donatori di Sangue, al quale si devono i primi semi della cultura della donazione coltivati nel mondo della Scuola reggina.

 

La storia di Rita si inserisce nella grande storia della Resistenza, dell’Antifascismo, della nascita della Repubblica e del partito Comunista italiano, del preludio del Femminismo del Dopoguerra in Italia: tutto armoniosamente condensato nella figura di un’educatrice indimenticata dalle sue alunne alle quali seppe trasmettere i valori della Libertà e dell’Indipendenza in un momento storico in cui il retaggio patriarcale era forte e profondamente radicato, potremmo dire granitico e indiscutibile.

“Ci ha insegnato che la cultura ci avrebbe riscattate e avrebbe segnato la strada al termine della quale la nostra libertà sarebbe stata riconosciuta”, ha ricordato una sua ex alunna, oggi medico, Anna Maria Malara, presente alla cerimonia di intitolazione.

 

Tante le amiche che non hanno fatto mancare la loro partecipazione a questa cerimonia. “La conobbi nel 1976, quando mi avvicinai all’Udi. Era una donna forte. Per la sua grande tempra interiore e il suo incondizionato amore per il prossimo, per il suo vigore ideale pregno di puro altruismo, per la sua determinazione nella difesa dei diritti delle donne e dei più deboli, Rita era un solido riferimento. Era un intramontabile esempio per tutte noi in quanto donna capace di realizzare i propri desideri, autodeterminando la propria vita. Era un libro di Storia e, nonostante la differenza di età, per la freschezza dei suoi sentimenti e la giovinezza del suo spirito e del suo cuore, ci legava a lei un autentico sentimento di sorellanza”. La ricorda così ricorda Anna Di Lorenzo, sua amica e fondatrice dell’associazione Udi Le Orme di Reggio Calabria.

 

Rita Maglio seppe leggere nell’Italia in fermento, i prodromi dell’emancipazione femminile verso la quale erano proiettate le donne della neonata Repubblica e seppe operare affinchè quei prodromi avessero seguito, seppure tra molteplici resistenze e difficoltà come nel resto d’Italia, anche a Reggio Calabria. Dopo le battaglie sindacali per il bracciantato femminile nella Piana di Gioia Tauro, per l’uguaglianza salariale, per la tutela della salute e per il diritto alla pensione e alla maternità, il cammino verso la liberazione della donne fu scandito dall’apertura di asili nido e consultori, dalla rivendicazione legata alla difficile applicazione della legge 194, faticosamente conquistata, dalla marcia che nel 1978 a Reggio Calabria raccolse donne provenienti anche da altre regioni.

 

Significativo anche il ricordo della presidente dell’Udi reggina Maria Calvarano, scomparsa nel 2016. Esso è custodito nel documentario intitolato “Maria, Silvana e… Donne dell’UDI si raccontano”, realizzato da Maria Cristina Schiavone in collaborazione con Gianluca Del Gaiso, nell’ambito del progetto promosso congiuntamente dall’Anpi provinciale di Reggio Calabria e dall’associazione Holly, presentato nel 2015 in prossimità del 70° anniversario della Liberazione.

Maria Calvarano descrisse Rita Maglio come una donna che “aveva una grande capacità di avvicinare la gente. Con la sua intelligenza vivace e la sua lungimiranza fu in grado di orientare la società del suo tempo verso l’autonomia tutta da costruire delle donne, gestendo e confrontandosi con il passaggio delicato che in quegli anni attraversò la politica: da politica generica a politica delle donne fino alla politica per le donne”.

 

Quel cammino così audace e necessario non è ancora finito e l’unico modo attraverso il quale onorare dignitosamente la memoria di Rita e delle altre donne reggine che hanno iniziato a scrivere anche a Reggio Calabria una storia finalmente diversa, è quello di proseguire sulle loro orme verso il futuro di libertà e giustizia per tutti.

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