• Home / CITTA / Cosenza / A Cosenza Pino Aprile presenta il Movimento 24 agosto

    A Cosenza Pino Aprile presenta il Movimento 24 agosto

    Il 13 ottobre a Cosenza, presentazione ufficiale dello statuto del Movimento, con la “carta dei principi” (che sono semplici e chiari, quindi ce la sbrighiamo in pochi righi); scopriremo il logo e saranno illustrate le schede di base (proposte di interventi da valutare insieme e definire) in vari campi: trasporti, scuola, sanità, ambiente…

    Non aspettatevi un elenco di soluzioni (credo ce ne abbiano promesse pure troppe), ma di idee e volontà. Il resto lo faremo insieme. Chi vorrà, potrà formalizzare la sua adesione. E rammento subito che il nostro Movimento non è una sorta di setta o partito, che ha una risposta per tutti su tutto: “la linea”! Miriamo all’equità, un valore universale cui tutti hanno diritto, prima ancora di sapere come la pensa tizio, dove abita caio, qual è l’ideologia di sempronio (se ne ha): scuole, strade, treni, ospedali e rispetto siano alla pari, per chiunque viva in uno stesso Paese, sotto le stesse leggi (salvo non prevedano “diritti differenziati”, come era in Sud Africa con l’Apartheid; negli Stati razzisti degli Usa, prima dell’emancipazione dei neri; o in Italia, dove la parità resta bel principio nella Costituzione, senza diventare fatto, e c’è chi padanamente vuol “differenziare”). Quindi, chiunque, iscritto o no, può partecipare alle iniziative che saranno varate, se le condivide, e ad altre no, se non le condivide; gli iscritti avranno diritto e possibilità di elaborarle, ma se da altri ci arrivasse una buona idea e un aiuto, non diremmo no, solo perché “viene da fuori”.

    Perché il 13, perché a Cosenza? Il viaggio è cominciato alla Grancia, il 24 agosto, non avendo nulla, se non la volontà di dare una possibilità al Sud di veder rappresentati i suoi diritti, mentre le Regioni più ricche varavano l’Autonomia differenziata, per rubare al Sud anche le briciole; mentre il partito sorto e cresciuto sul razzismo anti-meridionale, la Lega, minacciava elezioni entro due mesi e il Parlamento, dichiarando “priorità nazionale” (ovvero la cosa più importante per il Paese!) la linea Tav Torino-Lione (certificata inutile, dannosa e a perdere, ma è a Nord e “si deve fare”), rovesciava l’ennesima valanga di disprezzo (si chiama così?) sui disoccupati, appiedati, malcurati, s-trenati terroni costretti a vedere i propri figli partire come i loro nonni, i paesi svuotarsi, le case chiudere per sempre, la popolazione diminuire, come accaduto, in un secolo e mezzo, soltanto per il genocidio risorgimentale e per l’epidemia di “spagnola”, senza mai riuscire, ‘sti terroni, a diventare “priorità nazionale”.

    Poi, i tempi si sono allungati, un governo c’è (senza Lega; il che non garantisce nulla, ma meglio Lega fuori che dentro) e noi avevamo tutto da fare, per far nascere, ufficialmente, il Movimento 24 agosto (scegliere come nome una data mostra quanto poco ideologico sia; ci basta essere pratici). E a condurre questa avventura, uno che non lo sa fare, ha sempre rifiutato di farlo, non ha mai aderito a niente, se non all’Ordine dei giornalisti e alla Federazione vela (non rinnovato): io. Ovvero, il peggior inizio possibile.

    Per fortuna, io sono uno, in questa impresa; ma l’impresa, la volontà e l’impegno sono di molti, che si sono messi al lavoro (ma pure io, eh!). E il 13 era una data abbastanza vicina alla Grancia, ma sufficientemente lontana per darci tempo di fare quel che si deve.

    E perché Cosenza? La prima idea era Napoli, e non fatemi spiegare perché: lo diamo per inteso. Poi, sono intervenuti alcuni ragionamenti: Napoli non è equidistante dal resto del Sud, la Calabria è più al centro, rispetto a Sicilia, Campania, Abruzzo, Puglia…; altre regioni del Sud, in un modo o nell’altro, hanno opportunità, per quanto scarse, maggiori della Calabria, che si trova pure con una rappresentanza politica azzoppata, debole, per i noti problemi. Così: perché non lì? E poi, lì c’è uno dei gruppi meridionalisti più attivi (Agenda Sud Calabria): ragazzi svegli, pratici, la cui capacità, fantasia ed efficienza sono state ampiamente dimostrate dalla campagna contro l’Autonomia differenziata al boicottaggio del prosecco, azione poco più che simbolica (quanti spritz bevete all’anno?), ma di grande effetto, che ha fatto capire, più di mille convegni (utilissimi) che il Sud si è rotto le scatole e non subisce più tacendo. Così, quando “i calabresi” si sono proposti: “ci pensiamo noi”, la risposta più giusta era “ok”, perché lo meritano e sono bravi. In più, Cosenza è ben più raggiungibile della Grancia, dove non si può andare in treno, né in altro modo, se non in auto (e pure l’ultimo tratto di strada è sterrato: è un parco storico e ambientale). Eppure, con un minimo di preavviso su una pagina facebook, in pieno agosto, abbiamo visto arrivare centinaia di persone (e si è messo pure a piovere. Ma dopo).

    E quindi, che succede il 13?

    Ci troveremo in un cinema di Cosenza, il Modernissimo, sul corso principale (quindi usciamo dalle foreste lucane di Carmine Crocco e Ninco Nanco e scendiamo in città). I nostri amici calabresi ci assicurano che i parcheggi ci sono, i servizi pubblici pure, buoni panini e ristoranti convenzionati per l’occasione.

    Alle 9,30 si inizia: registrazione dei partecipanti con sistema tradizionale (banchetti) e sistema digitale, tramite piattaforma ad hoc per smartphone (sto copiando quello che mi hanno scritto);

    alle 10,00: presentazione del Movimento e un mio intervento di una mezz’ora;

    alle 10,30: si scopre il simbolo, il nostro logo, viene presentato lo statuto (altri 30 minuti);

    alle 11,00: illustrazione (in sintesi: 10 minuti a testa) dei piani tematici, ovvero una bozza di base di come il Movimento dovrebbe agire a proposito di trasporti, sanità, scuola, ambiente…, eccetera;

    alle 12,00: la sala si auto-organizza, sulla scorta delle informazioni ricevute; ci si incontra con chi ha lavorato ai piani tematici, per proporsi e proporre eventuali modifiche o interventi, apportare le esperienze dei propri territori, a integrazione o esempio…, insomma, si fa lavoro politico, ognuno come vuole, ci si accorda, si gettano le basi di eventuali strutture di azione; e la stessa cosa per quel che riguarda i circoli territoriali, la cui forma e composizione potrà essere rielaborata. Ovviamente, non è la descrizione di una sala anarchica, perché per essere efficienti, bisogna strutturarsi in modo snello e controllabile. Ad armonizzare il tutto provvederanno gli organismi “nazionali”: si può dire? Né si pretenderà di risolvere tutto lì: i gruppi territoriali avranno modo di conoscersi, confrontarsi, ma gli sviluppi avverranno dopo, “compiti a casa”.

    Alle 13,00: tutti fuori!

    Se ci riusciamo, potremmo anche farvi una sorpresa.

    Vi sembra tutto bello? Detto così, certo (credo). Ma “avere il Movimento” non risolve niente: il Sud, dal 2015, vota in blocco da soggetto politico unitario (dal Pd al M5S), ma nessuno lo ha organizzato per questo; abbiamo fermato i furti dell’Autonomia differenziata (per ora e finora), ma senza avere partiti, giornali, tv, organizzazioni. Vuol dire che importante è che ci sia la volontà di far valere una buona ragione, il resto è attrezzatura. Che serve. I rischi quali sono? Che “finalmente abbiamo il nostro Movimento” e ognuno lo vede soluzione di tutti i problemi, o almeno di quelli a lui geograficamente o politicamente più vicini (Tap, Ilva, Terra dei fuochi, discariche, trivelle, raffinerie, agricoltura, arance lasciate sugli alberi e pachino a pochi centesimi, il treno che non c’è, la strada franata…). L’impossibilità di tutto e subito, o almeno “a partire da dove dico io” (non dite no, lo vedremo) potrà deludere qualcuno, ma questa è una occasione condivisa da persone che si impegnano a conquistare l’equità, pretendere rispetto, non accettare compromessi del tipo “meglio qualcosa di niente” (il “qualcosismo” lo abbiamo già visto), perché chi acconsente a farsi trattare da “meno”, è meno, avrà e sarà sempre meno (e pure questo lo abbiamo già visto). Alla pari vuol dire: né meno, né più (“a me più” è dei razzisti): si parte tutti con la stessa dote e ognuno fa la sua corsa. Non avremo nulla che non saremo capaci di prenderci. Non si tratta di vincere, ma di convincere gli onesti che se siamo una carovana, un Paese, rallentarne una parte è un danno per tutti, finché ognuno se ne va per conto suo.

    L’altro rischio è voler ritenere il Movimento uno strumento per regolare conti del passato: ogni cosa ha i suoi limiti; il nostro è: né delinquenti, né razzisti. Chi non ricade in queste due casistiche può avvicinarsi, discutere, aderire. Potranno esserci episodi particolari (capiteranno, lo scopriremo in corsa) e saranno risolti, speriamo presto e bene. Siamo umani, fallibili, senza certezze assolute, ma saremo bravi se sapremo superare i nostri errori e imparare da quelli, continuare a rialzarci dopo ogni caduta e ad avere fiducia dopo ogni delusione; le più grandi civiltà sono state costruite con gli scarti della storia, i vinti. E, da quel punto di vista, partiamo… avvantaggiati.

    Cercheranno di dividerci e potranno riuscirci: e dovremo ricucire; non tutti quelli che entreranno nel Movimento ci piaceranno, ma dovremo farceli piacere, sino a che i loro comportamenti saranno consoni. Cominciare a far liste di indesiderabili (a parte delinquenti e razzisti) è un errore grave e disgregatore, perché ognuno ha la sua lista dei cattivi e prende se stesso come unità di misura. Forse è legittimo, di sicuro comprensibile, ma altrettanto sicuro che così ci sarà sempre qualcuno a cui qualcun altro non andrà bene (non siamo senza passato, ma a noi interessa il futuro) e nessuno va bene a tutti.

    Ora torniamo a occuparci di cose pratiche e terra terra, dopo lo sguardo sul domani: dobbiamo trovare il modo di mettere insieme qualche risorsa per le spese dell’incontro di Cosenza. E varare una caterva di cose noiose e arzigogolate, ma non si può fare diversamente.

    Benvenuti: segnalate se ci venite o no, per cominciare ad avere idea dei numeri (comparirà qui un avviso-evento, per spiegare come).

    Dovrei odiarvi, perché mi fate sentire in colpa se non faccio una cosa di cui non mi sento capace, ma per le cose che ho appena detto, non posso odiare i miei compagni di viaggio.

    (https://pinoaprile.me/)