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Oggi si celebra la “Giornata Internazionale del Migrante”

Il 18 dicembre si celebra la “Giornata Internazionale del Migrante” istituita nel 2000 dalle Nazioni Unite e fissata in questo giorno per richiamare la Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Diritti dei Lavoratori Migranti e dei Membri delle Loro Famiglie, adottata il 18 dicembre del 1990 dall’Assemblea delle Nazioni Unite.
Le migrazioni, divenute ormai un fenomeno epocale e globale, interrogano le coscienze, interpellano le società sui sistemi di accoglienza, obbligano i Governi ad immaginare soluzioni di riduzione degli arrivi e sostenibile integrazione.
Negli ultimi anni questo fenomeno ha assunto anche il profilo dell’emergenza, per i numeri ma anche e soprattutto per la percezione che si è diffusa nelle società occidentali; l’idea generale – scaturita da narrazioni che alimentano la paura – è quella di una vera e propria invasione.
In questa giornata, dunque, è quanto mai utile ragionare di migrazioni e migranti con un approccio il più possibile lontano dai luoghi comuni, dall’immotivata resistenza rispetto al “diverso da noi”, dalla sensazione che gli arrivi siano tali, per numero e consistenza, da pregiudicare o minare la nostra stessa identità.
Intanto non è utile fissare una linea di demarcazione tra le migrazioni motivate da guerre e persecuzioni che legittimano l’asilo politico ed i cosiddetti migranti economici, persone che abbandonano la loro terra in cerca di un futuro migliore per sé stessi e la propria famiglia; non è utile perché oggi le migrazioni sono un fenomeno da comprendere e governare nella sua totalità.
Ed allora emerge che – a dispetto di falsate narrazioni – l’immigrazione non impoverisce i Paesi ospitanti ed anzi costituisce, se governata con intelligenza e sensibilità, una risorsa straordinaria.
In Italia, ad esempio, il saldo tra quanto pagano i lavoratori stranieri in termini di imposte dirette e indirette e contributi previdenziali rispetto a quanto costano termini di utilizzo della sanità, della scuola, dei servizi sociali è positivo per molti miliardi di euro; i migranti sono giovani, hanno un alto tasso di occupazione, pagano tasse e contributi su salari mediamente inferiori del 30% rispetto a quelli degli italiani.
Se si considera che l’80% della spesa pensionistica e della spesa sanitaria va a favore degli ultrasessantenni ben si comprende la stretta relazione, confermata da numerosi studi in materia, tra il lavoro degli immigrati e le pensioni degli italiani.
E tuttavia, nonostante questi elementi positivi, abbiamo l’obbligo di approfondire tutti quegli elementi di criticità che alimentano le percezioni negative del fenomeno migratorio; l’Italia in questo è, oggettivamente, un caso di scuola.
Nel nostro Paese i migranti economici sono ammessi in virtù del cosiddetto “decreto flussi” che ogni anno determina il numero di persone che possono entrare nel nostro territorio per motivi di lavoro o di ricongiungimento familiare; si tratta tuttavia di un sistema che viene utilizzato principalmente per regolarizzare lavoratori stranieri arrivati clandestinamente e che già risiedono e lavorano in Italia.
Questo meccanismo se per un verso aiuta nella regolarizzazione e nel riconoscimento dei diritti per i lavoratori stranieri dall’altro non consente, nemmeno parzialmente, di selezionare e promuovere un’immigrazione qualificata.
Ecco perché – ad esempio – l’Italia ha la quota più bassa di immigrati laureati dell’Unione Europea; se si prende come riferimento a popolazione tra i 25-54 anni, la fascia più attiva nel mercato del lavoro, solo il 12% degli immigrati è laureato, per gli italiani la percentuale sale fino al 21%.
Diversa la situazione negli altri Paesi, in Germania gli immigrati laureati sono il 25%, in Francia il 33% e nel Regno Unito il 54%.
Queste semplici considerazioni, unite all’incontestabilità dei numeri, rendono dunque evidente perché la Cisl abbia assunto questo tema come centrale nel proprio impegno sociale e sindacale; sia con riferimento all’immigrazione regolare, sia rispetto alla triste condizione vissuta dai lavoratori stranieri irregolari.
Pensiamo, ad esempio, alla legge sul caporalato e contro lo sfruttamento del lavoro in agricoltura, all’impegno contro la tratta che riduce in schiavitù centinaia e centinaia di donne di colore, alla garanzia offerta ai soggetti in condizione di debolezza economica, culturale e sociale attraverso gli sportelli di assistenza.
Oggi, nella “Giornata Internazionale del Migrante”, vogliamo richiamare alla memoria di tutti l’attualità non di un problema ma di un fenomeno che alimenta in molti la paura ma potrebbe essere- governato correttamente – fonte di speranza per tutti.

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