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Enrico Guarneri

Chiusura teatro Siracusa. Guarneri: “Il Paese senza teatri è un paese di barbari”

di Grazia Candido (foto Antonio Sollazzo) – “Quando chiude un teatro o una sala cinematografica siamo a lutto. E’ un giorno di profonda tristezza, di dolore per chi vive di teatro, per chi si occupa di cultura, di letteratura”.
Enrico Guarneri prima di calcare la scena del teatro “Cilea”, apre il suo cuore e il cassetto dei ricordi dopo aver saputo della chiusura del Politeama “Siracusa” trasformato in un negozio di abbigliamento.
“Sono stato al Siracusa grazie a Lillo Chilà portando in scena nel 2007 “Il Malato immaginario” e ancora oggi, sento il calore della gente che venne a teatro a vederci – afferma l’attore catanese – E’ un momento pericoloso quello che stiamo vivendo. Gli studiosi affermano che se si chiudessero tutti i teatri del mondo di colpo, nel giro di un trimestre, la criminalità aumenterebbe del 50%. Quindi, così come una casa senza libri è una stalla, il Paese senza teatri è un Paese di barbari. E’ chiaro che quando si fanno certi discorsi non si può rimanere nel teorico, bisogna sforzarsi per capire cosa c’è dietro la macchina teatro. Bisogna entrare nella squisita argomentazione economica perché tenere aperto un teatro bisogna sostenere importanti costi, sapere che chi porta uno spettacolo ingaggia attori, costumisti, tecnici, maestranze. Il pubblico deve sapere che oltre gli attori dietro c’è un lavoro di costruzione non indifferente e costi elevatissimi – continua Guarneri – Ecco che il pubblico diventa elemento fondamentale per la sopravvivenza del teatro e di chi scrive. Ma anche le istituzioni hanno un ruolo determinante, direi incisivo”.
Il teatro, l’arte in tutte le sue forme, è vista oggi come un “surplus” ma sappiamo che in realtà è linfa, è vita.
“Il teatro è di tutti, di chi lo dirige, di chi lo interpreta, di chi lo sa vivere. La gente boccheggia in questo periodo, le industrie chiudono, i licenziamenti sono imperanti, i giovani hanno zero garanzie con questi contratti e in questa terribile realtà, il teatro diventa parte di quel futile per la società. Il teatro che è letteratura, pensiero, psicologia, emozione fa parte della vita vera e non è una cosa da eliminare ma da preservare”.
In molti sostengono che “con la cultura non si mangia” ma la realtà è ben diversa.
“C’è chi ci mangia, ha mangiato e continua a mangiare. Certo, quello fa proprio rabbia. C’è chi lavora davvero, che suda su quel palco e fa 200 repliche l’anno ricevendo dallo Stato poco rispetto a quello che meriterebbe o che dona ad altri per cose che potrebbero essere evitate”.
Secondo lei cosa direbbe Eduardo de Filippo sulla chiusura del teatro Siracusa?
“Eduardo era per le cose semplici come semplice è la vita anche se molti ti fanno apparire sempre tutto complicato per scoraggiarti o per non farti capire cosa realmente sta succedendo o perché loro stessi non sanno cosa stanno facendo. Un americano quando non capisce una cosa paga qualcuno perché gliela spieghi, un tedesco quando non capisce studia per capirla, un italiano quando non capisce ti spiega la cosa. Questa è l’Italia. Bartali diceva è tutto da rifare qui. Stasera siamo in questo teatro splendido (il teatro Francesco Cilea) e siamo circondati per fortuna da gente che si ammazza di fatica come Lillo Chilà un vero esempio di combattente, il “deus machina” del teatro a Reggio Calabria. Se solo si riuscisse a capire che le sinergie, le collaborazioni portano a far girare l’economia, la città respirerebbe solo cultura e non corruzione, malaffare, malavita. Eduardo direbbe: facciamo il teatro se la gente ci viene a vedere e riusciamo a sopravvivere, se la gente non viene a vederci perché non interessiamo, perché non stimoliamo, perché non emozioniamo. Se ce lo possiamo permettere lo faremo lo stesso, se siamo ricchi di famiglia lo faremo lo stesso per divertimento, altrimenti cambieremo mestiere”.
Sicuramente Reggio Calabria non si deve fermare.
“Assolutamente no e i presupposti ci sono tutti per andare avanti. Avete persone e professionisti che lavorano anche nelle retrovie, da soli e, a volte, senza l’aiuto delle Istituzioni. E’ chiaro che deve andare sempre meglio e che non possiamo permettere più che si chiudano i teatri, le vere case dei giovani”.

Il malato immaginario al Siracusa - anno 2007- Enrico Guarneri
Il malato immaginario al Siracusa – anno 2007- Enrico Guarneri

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