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Reggio non tace all’amministrazione Comunale: “Tra il dire e il fare…”

“Qualche mese fa, precisamente nel mese di aprile, in un comunicato stampa che aveva come tema l’approvazione del bilancio preventivo 2017, sottolineavamo come non sempre la realtà coincida con le dichiarazioni che partono da palazzo san Giorgio”. E’ quanto dichiara in una nota il movimento Reggionontace che aggiunge: “In quel caso il Sindaco aveva affermato che il bilancio era stato approvato nei tempi previsti e aveva aggiunto che l’Amministrazione comunale si era comportata meglio che in passato ma, anche in quel caso , come in passato, non era stata convocata la conferenza pubblica prevista dall’art. 13 dello Statuto Comunale. Una decina di giorni fa, il presidente della commissione Martino, rispondendo ad una nostra nota pubblicata su Avvenire di Calabria che invitata Falcomatà ad usare le stesse misure adottate dal sindaco di Firenze, Dario Nardella, sul delicato argomento del contrasto allo sfruttamento della prostituzione, faceva notare che il Comune di Reggio Calabria ha già un regolamento simile: “Risale infatti al 13 ottobre del 2015 la delibera n° 49 licenziata dal Consiglio Comunale reggino che introduce il nuovo regolamento, attualmente in vigore, per la Polizia Urbana della Città di Reggio Calabria. Un documento che la Commissione Statuto e Regolamenti, da me presieduta, aveva lungamente dibattuto ed affinato, nei mesi precedenti, prima che il testo venisse affidato all’esame della massima assise democratica cittadina. Il documento, per il quale abbiamo ricevuto il plauso da parte di diverse istituzioni ed Enti, al suo articolo 28, contiene espressamente delle indicazioni, assolutamente pertinenti ed approfondite, che esprimono in maniera perentoria il divieto assoluto di contrattazione di prestazioni sessuali a pagamento sul territorio comunale”. Relativamente a questa precisazione, siamo concordi con il presidente Martino quando sottolinea “la necessità di porre un argine repressivo alla problematica dello sfruttamento sessuale, al fine di tutelare i diritti e la dignità delle povere vittime, schiave di quest’assurda pratica”. Ma il punto di partenza è che se la “repressione” deve partire colpendo i cosiddetti clienti, deve essere rivolta soprattutto a chi trae vantaggio economico: sappiamo benissimo che la ‘ndrangheta controlla questi traffici illeciti e per questo occorre promuovere percorsi di recupero delle vittime che sono le donne sottoposte a questo sfruttamento e attivare percorsi di informazione e formazione a partire dalla scuola. Per questo non basta che ci siano statuti che contengono articoli più o meno onnicomprensivi che regolano la vita pubblica, se questi non vengono applicati per poter mantenere un dialogo continuo con i cittadini, che promuova partecipazione e senso del bene comune. E’ un caso che, pur avendo nello Statuto comunale dal 1992 un articolo che parla di assemblee pubbliche richieste da cittadini, la prima assemblea pubblica si sia svolta l’11 gennaio del 2013, a seguito, per giunta, di una sentenza del TAR che obbligava l’amministrazione comunale a concedere l’assemblea? E’ un caso che, nonostante Reggionontace (da quella data) chieda insistentemente di attivare i vari istituti di partecipazione, ci sia stata ancora solo la pubblicazione dell’albo associazioni, avvenuta qualche settimana fa? E’ un caso che si chieda da anni di sbloccare la questione degli alloggi popolari che vedono tanti cittadini indigenti vivere in condizioni disumane, solo perché non ci sono persone impiegate a svolgere controlli? E ritornando alla specifica questione dello sfruttamento della prostituzione, c’è veramente il risultato sperato dall’invocato articolo 28? In questi giorni abbiamo saputo che alcune ragazze hanno ricevuto un Daspo, perché colte in flagranza di reato: ma sono loro le vere colpevoli? Si potrebbe continuare con gli elenchi di interrogativi: quello che rimane per noi un punto importante è che l’amministrazione comunale cerchi il dialogo con i cittadini, attivi la loro partecipazione, promuova la trasparenza che non è un affare relegato a spot elettorali o a sterili dichiarazioni di intenti”.

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