Mediterranea: studenti contrariati dall'aumento delle tasse PDF Stampa E-mail
Venerdì 30 Luglio 2010 18:56

Di seguito la nota stampa di Giuseppe Vacalebre:

“Luglio col bene che ti voglio vedrai non finirai”, il popolare motivetto di Riccardo del Turco colonna sonora degli italiani alla fine degli anni '60 è sempre attuale e gradito soprattutto dai Vertici dell’ Università Mediterranea.

Infatti, per il terzo anno di fila, l’ateneo reggino decide proprio in questo mese cruciale ai fini della programmazione, di procedere all’ aumento delle” tasse” universitarie , e per l’anno accademico venturo va ben oltre l’aliquota del 10% applicata fino ad oggi di anno in anno. 

 

Stavolta facciamo riferimento ad una manovra da quasi 7 milioni di euro, da reperire esclusivamente dalle tasche delle famiglie degli studenti, cifre che non saranno destinate ad un arricchimento dell’ offerta formativa o per il miglioramento dei servizi offerti agli studenti, ma necessarie per coprire i buchi di bilancio creati in questi anni dalla classe dirigente del nostro ateneo. 

È decisamente interessante effettuare un’ analisi dell’ aumento della pressione tributaria in un sistema di gestione delle risorse centralizzato come il nostro, dove gli studenti delle quattro facoltà pagano in eguale misura: Si arriva alla conclusione che il maggiore “finanziatore” della Mediterranea è rappresentato dalla Facoltà di Giurisprudenza, che con i suoi 4100 iscritti rappresenta la facoltà più popolosa dell’ ateneo. 
Scenario paradossale se osserviamo le caratteristiche della Facoltà in questione: 1 docente ordinario ogni 512 studenti, 1 docente associato ogni 512 studenti, priva di sede, luoghi di aggregazione inesistenti, servizi zero, assenza di laboratori, impossibilità di accedere ad articoli e riviste specializzate, corsi di laurea mutilati per oscure ragioni, pendolarismo sfrenato tra il plesso di archi, Feo di Vito e Palazzo Zani. 

È inammissibile perpetuare politiche inique, inefficienti: uno studente di Giurisprudenza, oggi, paga 143 docenti(I e II fascia) distribuiti tra Agraria, Ingegneria, Architettura (6000 studenti in totale), corsi di laurea poco attrattivi con un numero di studenti che non raggiungono la terza cifra,proroghe di docenti ordinari oltre ogni limite di età pensionabile che si scontrano con le politiche di austerità annunciate dall’ ateneo. 
Non è necessario essere guru della finanza per capire cosa sta succedendo: stiamo pagando una struttura universitaria dove per anni l’offerta formativa è stata dettata dall’ attuazione di modelli di lottizzazione, frutto di cambiali politiche sottoscritte dall’ ateneo, le quali hanno portato alla nascita di un'università costruita attorno ai docenti, principale(quasi esclusiva) spesa del nostro Ateneo. 

Urge inversione di tendenza. Un primo passo potrebbe essere la modifica del sistema di redistribuzione delle risorse dell’ ateneo, improntata su criteri di merito e responsabilità: un modello applicabile sarebbe il cosiddetto “Federalismo Accademico”. In questa ipotesi le entrate ottenute con il pagamento delle tasse universitarie vengono direttamente gestite dalle facoltà, le quali versano un contributo all’ Ateneo per la gestione delle spese comuni, affiancato dalla costituzione di fondi perequativi necessari a garantire qualità e quantità anche nelle facoltà con un minor numero di iscritti, e di un “fondo qualità” che andrebbe a premiare alla fine di ogni anno accademico i progetti di ricerca meritevoli. 

Queste sono le “rivoluzioni” che gli studenti di Giurisprudenza attendono. Vedremo se i signori del nostro Ateneo saranno pronti ad indossare l’eskimo rispolverato fino alla settimana scorsa per insorgere contro Roma, oppure se lo utilizzeranno per lucidare le poltrone messe al sicuro.

Giuseppe Vacalebre – Consigliere di Facoltà di Giurisprudenza

 
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