Storia e memoria, una felice simbiosi nella qualificazione dello spazio urbano contemporaneo PDF Stampa E-mail
Martedì 13 Aprile 2010 08:42

reggio_calabria

di Marisa Cagliostro* - Un discorso complesso quale quello sulla città contemporanea, sul suo attuale ruolo e sulla sua trasformazione comporta di intendersi prima sul significato di alcuni termini apparentemente noti a tutti ma diversamente recepiti nell’uso quotidiano dai non addetti ai lavori

 

– città paesaggio ambiente periferia luogo ecc. –.

È facile per gli abitanti di grandi città storiche o ex capitali come Firenze o Venezia o Napoli e Palermo, limitandoci al nostro Paese, associare a queste definizioni un complesso di strade-piazze-attività commerciali-monumenti-chiese- musei e quanto altro che da secoli vive e si tramanda senza grandi trasformazioni, almeno nel nucleo più antico e protetto.

Stessa situazione nel caso dei mille borghi grandi e piccoli che costellano l’intero paese con connotazioni diverse a seconda dell’altezza sul mare o delle civiltà e culture che li hanno attraversati, lasciando che spazi e tempi dello svolgersi della vita quotidiana continuassero a seguire i ritmi consueti:

Da Orvieto a Gerace da Montepulciano a Poggibonsi da Amalfi e Positano a Chioggia e Caltagirone. Tutti luoghi con una identità chiara e ben riconoscibile che ce li fa ricordare e amare perché vicini alla realtà nella quale ci riconosciamo. “Luoghi”in cui lo spazio della propria storia e il tempo si coniugano armonicamente con le normali incombenze del quotidiano. E la percezione di questa armonia avvince anche coloro che vi si recano da altri paesi e culture esercitando un fascino che perdura nel tempo in quanto la struttura urbana si conserva, pur viva e vitale, nelle stesse forme nelle quali era stata progettata con cura secoli e secoli fa.

Un punto di sicuro riferimento, un luogo sempre uguale cui ci si lega pur senza esservi nati e nel quale si riesce a cogliere un sentimento presente dove il passato e il genio del luogo sono ancora intimamente legati.

È quello che pensa ed ha teorizzato l’antropologo Marc Augé (Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità, Torino 1993) identificando tra i non-luoghi le grandi stazioni, gli aeroporti, i grandi alberghi.

E se città come Roma o Milano hanno assunto la grandezza ma anche i difetti delle grandi metropoli, forse è nelle mille città cosiddette minori, dove la vita sembra scorrere più lenta e più facile, si circola in bicicletta o a piedi, che sono più semplici le relazioni umane.

È la vicinanza del sentire comune che avvicina la città alla “polis” – luogo geografico, sociale e culturale dove ci si riconosca anche negli spazi, nelle architetture,nelle tradizioni popolari e culturali –.

Questa sensazione talvolta è ancora palpabile fuori dal centro quando ci si trova, a due passi dalle metropoli, in luoghi ameni e quasi magici a pochi minuti di strada. E questo è ancora possibile a Milano come a Roma come a Torino dove vecchi conventi o antiche locande non si sono fatti ingoiare dalla presunta modernità di lottizzazioni selvagge e cattedrali nel deserto o sono rimasti fuori dalla realizzazione delle grandi autostrade.

Visioni o illusioni romantiche? No. Civiltà e saldezza di popoli e culture che sono consapevoli di se stesse e non rincorrono false e inadeguate chimere. L’Europa e l’Italia di oggi è fonte di esempi di valorizzazione del territorio urbano ed extraurbano come di sapiente inserimento di brani di architetture avveniristiche, oggetto di odierna e futura ammirazione allorché si è riusciti comunque a rispettare il “genius loci” e il rapporto forma-funzione nel paesaggio e nello sky line della città.

Le “nuvole” di Fuksas e i ponti di Calatrava, l’auditorium di Piano e le monumentali istallazioni, archi e grattacieli, se sono il frutto della ricerca e della curiosità culturale di una comunità, certamente sono divenuti e diverranno un tutt’uno con il paesaggio di oggi e di domani.

Altro è avvenuto nella costruzione delle periferie, dei grandi scali aeroportuali e portuali, nelle cosiddette aree industriali o nelle grandi infrastrutture, utili si al più veloce fluire delle attività commerciali, turistiche, industriali, ma questo è oggetto di analisi di altre discipline che non la storia, la storia della architettura, la storia della città, delle nostre città che tutto il mondo ci invidia.

Mi è apparso molto pertinente e condivisibile a questo modo di vedere la città quello che, in un ampio brano tratto dal suo blog e pubblicato di recente, ha scritto José Saramago, poeta e drammaturgo portoghese, premio Nobel nel 1998, riguardo Lisbona e che potrebbe riferirsi a tante delle nostre città e paesi. Il brano dal titolo “Parole per una città” (p.19) dice tra l’altro “… Fisicamente abitiamo uno spazio ma sentimentalmente siamo abitati da una memoria. Memoria che è quella di uno spazio e di un tempo,memoria dentro la quale viviamo, come un’isola tra due mari: uno che chiamiamo passato, l’altro che chiamiamo futuro. Possiamo navigare nel mare del passato prossimo grazie alla memoria personale che ha serbato il ricordo delle sue rotte, ma per navigare nel mare del passato remoto dovremo usare le memorie che il tempo ha accumulato,le memorie di uno spazio continuamente trasformato, fugace come il tempo stesso… Quel che sappiamo dei luoghi è l’aver coinciso con essi per un dato tempo nello spazio che sono. Il luogo era lì, è comparsa la persona, poi la persona è partita, il luogo è continuato, il luogo aveva fatto la persona, la persona aveva trasformato il luogo... Lisbona si è trasformata negli ultimi anni… In nome della modernizzazione si alzano muri di cemento sulle antiche pietre, si sconvolgono i profili delle colline, si alterano i panorami, si modificano le visuali. Ma lo spirito di Lisbona sopravvive, ed è lo spirito che fa eterne le città… Ci basta che Lisbona sia semplicemente quella che deve essere: colta, moderna, pulita, organizzata – senza perdere nulla della sua anima”. (J.Saramago, Il Quaderno, Torino 2009)

 

 

* la Prof. Marisa Cagliostro, “Associato di Storia dell’architettura”, è afferente al Corso di Laurea in “Urbanistica” della “Mediterranea”.

 

 
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