Regionali: il documento dell'Istituto Superiore di Formazione Politico-Sociale “Mons. A. Lanza” PDF Stampa E-mail
Giovedì 11 Marzo 2010 20:46
Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova
Istituto Superiore di Formazione Politico-Sociale “Mons. A. Lanza”

DICHIARAZIONE SULLE ELEZIONI POLITICHE REGIONALI DEL 28-29 MARZO 2010


L’Istituto di Formazione Politico-Sociale, recependo diverse istanze che provengono dalla società civile reggina e col consenso delle associazioni cattoliche, ha ritenuto  opportuno rendere pubblico il seguente documento, che costituisce insieme un “monito” all’effettiva volontà di servizio dei candidati e un “appello” agli elettori affinché il voto di ciascuno sia il più possibile consapevole e responsabile.
Di  fronte all’attuale crisi non solo economica, ma istituzionale ed etica, in cui versa l’Italia – senza dimenticare la gravità dei problemi, occorre piuttosto pensare in positivo,  immaginando che tutti (partiti, formazioni sociali, semplici cittadini…) mettano da parte chiusure ideologiche, pregiudizi e faziosità, per cercare invece di ridurre i danni della crisi economica e ricostruire il tessuto etico e sociale delle nostre comunità. Si tratta di uno sforzo arduo cui – si ribadisce: indistintamente tutti – siamo chiamati, ciascuno “rimboccandosi le maniche” nel proprio ambito di lavoro, studio, impegno. Ne deve derivare un clima nuovo e diverso: di sincera e leale cooperazione bipartisan, in grado di pervenire a risultati capaci di infondere speranza soprattutto ai “più deboli”, verso cui deve andare l’attenzione privilegiata prim’ancora dei candidati, futuri eletti, degli stessi elettori, almeno di quelli che oggi sottoscrivono il presente appello. In questo documento non v’è, dunque, alcun intento critico o polemico, ma semplicemente il sincero auspicio che sia possibile condividere alcuni princìpi e valori comuni, senza i quali non possiamo pensare di rendere migliore il mondo in cui viviamo.
In questo senso, crediamo che non vi sia alcuna legalità che – in sé – abbia valore “al di fuori” della giustizia. Almeno nel contesto delle relazioni socio-politiche, una buona legalità è, insomma, una “legalità costituzionale”, proprio in quanto nell’idea di Costituzione è implicita l’istanza (perennemente in fieri) della giustizia e, con essa, della libertà, dell’uguaglianza, della solidarietà, ecc.
È questo lo spirito – che prescinde dalla collocazione politico-partitica dei candidati (di centro, di destra o di sinistra) – con cui dobbiamo coltivare, soprattutto in Calabria e in genere nel Sud, l’idea di “rispetto della legalità”. Si tratta, dunque, di: resistere – non in modo isolato ma tutti insieme – alla soffocante tracotanza della ‘ndrangheta e combattere la corruzione, l’usura, l’indifferenza verso i più poveri, lo sfruttamento degli extracomunitari, l’emarginazione dei diversi, i soprusi e le violenze contro i più deboli, il malcostume amministrativo, il clientelismo, il trasformismo, la rassegnazione, il perbenismo, l’assuefazione conformista all’esistente, quale che sia.
Appunto con questo spirito – definibile “senso dello Stato” e “rispetto profondo per i valori civici comuni (Parte I della Costituzione)” – in vista delle prossime elezioni politiche regionali è lecito chiedere innanzitutto ad ogni elettore di scegliere con oculatezza i candidati e, in secondo luogo, a questi ultimi di impegnarsi come segue:

1.    dichiarare di essere disponibili alla candidatura in quanto non rinviati a giudizio;
2.    rinunciare a slogans meramente elettorali e astratti, per impegnarsi invece su un programma pubblico concreto ed effettivamente realizzabile  nell’arco della legislatura;
3.    rinunciare al voto di scambio: dunque non promettere a singoli o gruppi (tranne i casi “di rilievo sociale” di cui al punto 7) alcun vantaggio o preferenza;
4.    dimostrare, nella propria vita quotidiana, uno stile di semplicità,  sobrietà e riservatezza;
5.    dichiarare di non essere in alcun modo collegati o riconducibili  ad organizzazioni criminali, esplicitamente rifiutando il voto di appartenenti o simpatizzanti a tali organizzazioni; 
6.    dichiarare di non essere in alcun modo collegati o riconducibili  ad associazioni massoniche ed occulte, esplicitamente rifiutando il voto di appartenenti o simpatizzanti a tali associazioni; 
7.    già in campagna a elettorale, e poi in Consiglio regionale, sostenere tutte le politiche che: a) promuovano la spesa sociale a favore dei poveri, disoccupati, immigrati, emarginati; b) aiutino i bilanci delle famiglie più disagiate, per es. monoreddito, e dei giovani in cerca di lavoro, soprattutto se privi di mezzi di sostentamento; c) riformino radicalmente e coraggiosamente il sistema sanitario calabrese, permettendo che effettivamente siano garantite a tutti i residenti in Calabria, cittadini e non, indipendentemente dal loro reddito, le tutele costituzionali dei LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni), non solo nel settore della sanità ma anche della scuola, del trasporto pubblico locale, dell’assistenza e in genere nel campo dei diritti civili e sociali; d) non incrementino il numero degli enti locali e segnatamente la creazione di nuove Province, promuovendo piuttosto l’associazionismo dei Comuni più piccoli; e) favoriscano la spesa per la ricerca scientifica, secondo principi di merito, nei centri di ricerca e nelle università calabresi; f) favoriscano il processo di integrazione comunitaria e l’accesso diffuso e partecipato ai fondi comunitari; g) tutelino concretamente le minoranze culturali e linguistiche della Calabria; h) tutelino e valorizzino il patrimonio ambientale e le ricchezze naturalistiche calabresi.



Si chiede inoltre – sempre per collocarsi nello spirito richiamato all’inizio del presente documento – che gli attuali candidati dichiarino di impegnarsi, una volta eletti, a:

8.    elaborare e votare un disegno di legge di riforma dello Statuto calabrese che: a) riduca in modo sensibile, in una Regione di appena 2 milioni di abitanti, il numero, al momento eccessivamente e ingiustificatamente alto, dei componenti del Consiglio regionale e dei membri della Giunta regionale (auspicabilmente, e rispettivamente, a 30 e 8); b) ripristini il supremo organo di garanzia della Regione – la Consulta statutaria – dandovi concreta attuazione e rendendo così possibile un controllo di legittimità statutaria degli atti di una Regione altrimenti priva di significativi controlli sull’attività degli organi di indirizzo politico;
9.    elaborare e votare – in una Regione che vive una profonda e ormai endemica crisi economica, con delicatissimi risvolti sociali – un disegno di legge che riduca in modo sensibile (auspicabilmente almeno del 25%) le retribuzioni dei consiglieri regionali e dei membri della Giunta, quale segnale minimo di sobrietà della classe politica;
10.    dimettersi, al di là degli attuali vincoli di legge, da ogni altro incarico elettivo o di governo, a qualsiasi livello territoriale, per evitare ogni accumulo di funzioni di rappresentanza politica e di gestione amministrativa;
11.    dimettersi da ogni incarico di partito, onde poter svolgere al meglio e nell’interesse generale la propria funzione elettiva;
12.    rinunciare a sostenere sempre, aprioristicamente, la linea del proprio partito, in un contesto di pregiudiziale faziosità, per condividere invece in un clima sereno e bipartisan almeno i disegni di legge che abbiano significativi risvolti pratici a favore dei soggetti socialmente più deboli di cui al punto 7, da qualunque parte politica provengano;
13.    sostenere il finanziamento di leggi regionali già vigenti ma non pienamente operative come quelle sulla famiglia, sull’accoglienza, sull’attuazione del piano regionale dei servizi sociali.
14.    prendere in attento esame i disegni di legge di iniziativa popolare, comunque discutendoli in assemblea e votandoli;
15.    presentare mensilmente un resoconto pubblico, almeno online, del proprio lavoro di rappresentanti politici;
16.    dimettersi immediatamente se rinviati a giudizio.

Non v’è alcun intento demagogico, né alcun desiderio di conflitto nell’elencazione testé svolta, ma solo l’esigenza – diffusamente avvertita – che chi intende assumersi l’onere e l’onore della rappresentanza politica regionale lo faccia solo sulla base di un’autentica vocazione politica, avvertendo l’imprescindibile richiamo al primato del rigore etico nell’impegno politico, in un quadro che deve essere di assoluta trasparenza e di non formale spirito di servizio.
Ciò detto, ci sentiamo di sconsigliare esplicitamente ogni cittadino responsabile a votare i candidati – a qualunque formazione essi appartengano – che non s’impegnino pubblicamente su tutti i punti qui indicati o la cui storia politica o personale sia in chiaro contrasto con i principi sopra richiamati.
Invitiamo altresì ogni cittadino responsabile a controllare, nel corso della legislatura regionale, l’operato degli eletti accertandosi dell’effettivo rispetto degli impegni pubblicamente assunti.

Al presente documento dell’Istituto Superiore di Formazione politico-sociale “Mons. A. Lanza” dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova aderiscono, prendendo l’impegno a discuterlo e diffonderlo nelle proprie realtà, i seguenti Movimenti, Associazioni e gruppi:

•    AC (Azione Cattolica Diocesana)
•    AGESCI (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani)
•    CIF (Centro Italiano Femminile)
•    CL (Comunione e Liberazione)
•    CVX (Comunità di Vita Cristiana)
•    FUCI (Federazione Universitaria cattolici Italiani)
•    MASCI Area dello Stretto (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani)
•    MEIC (Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale)
•    MEG (Movimento Eucaristico Giovanile)
•    MIEAC (Movimento Italiano Educazione Azione Cattolica)
•    UGCI (Unione Giuristi Cattolici Italiani)
•    Piccola Opera Papa Giovanni
•    Libera Coordinamento Reggio Calabria
•    Presidenza della Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali
 
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