Processo ''Testamento'': difesa richiede assoluzione per Pileio, ex segretario di Massimo Labate PDF Stampa E-mail
Martedì 09 Marzo 2010 21:52

tribunale

di Claudio Cordova - Enzo Pileio era il segretario di Massimo Labate quando questi ricopriva il ruolo di consigliere comunale a Reggio Calabria. Per Pileio il sostituto procuratore Giuseppe Lombardo ha richiesto una condanna durissima, otto anni, nell'ambito del processo "Testamento"

 che si sta celebrando al cospetto della Seconda Sezione Penale del Tribunale di Reggio Calabria (Pedone presidente, Ferraro e Vicedomini a latere).

Oggi in aula il legale di Pileio, l'avvocato Carlo Morace, dopo un'arringa difensiva durata quasi due ore, ha richiesto l'assoluzione perchè il fatto non costituisce reato. Per l'accusa Pileio è colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa: sarebbe stato lui il tramite, il gancio, attraverso il quale Labate sarebbe entrato in contatto con Antonino Caridi, ritenuto elemento di spicco del clan Libri di Cannavò, essendo il genero del defunto boss don Mico Libri. Caridi, che ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato, è già stato condannato a nove anni e quattro mesi di reclusione dal Gup Paolo Ramondino.

Il processo "Testamento" nasce dall'operazione della Squadra Mobile di Reggio Calabria del luglio 2007. Accanto ai presunti affiliati della cosca, vi sono alla sbarra anche l'ex consigliere comunale Massimo Labate e, appunto, Enzo Pileio. Secondo il pm Lombardo Labate (per il quale sono stati chiesti nove anni di reclusione) e Pileio avrebbero favorito il clan Libri attraverso due eventi, una festa rionale a San Giorgio Extra e la mostra, presso il Castello Aragonese, del pittore Musardo.

L'avvocato Morace richiamando alcune sentenze delle Sezioni Unite della Cassazione (tra cui quella Mannino), ha sostenuto che "la condotta di Pileio non è riconducibile a un concorso esterno in associazione mafiosa". Il legale dell'ex segretario di Massimo Labate inoltre ha letto in aula diverse intercettazioni nelle quali alcuni soggetti ritenuti vicini al clan Libri si lamentavano del comportamento, a loro giudizio manchevole, di Labate e Pileio, arrivando persino a insultarli: "L'organizzazione criminale - ha detto Morace - non ha tratto nessun vantaggio dai rapporti, peraltro molto brevi, con Labate e Pileio. Il rapporto, infatti, comincia nel giugno del 2005 e si interrompe nel dicembre dello stesso anno. Già nel periodo pre-elettorale del 2006 non esiste nemmeno un'intercettazione che possa lasciare presagire alcun tipo di accordo politico-mafioso".

Per questi motivi, dunque, l'avvocato Morace ha chiesto per il proprio assistito l'assoluzione piena perchè il fatto non costituisce reato. Alla ripresa del processo toccherà agli avvocati D'Ascola e Calabrese discutere le proprie arringhe difensive.

 
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