Comitato Ponte Subito: "più scienza, meno ideologia" PDF Stampa E-mail
Mercoledì 23 Dicembre 2009 19:27

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di Peppe Caridi - Esprimendo "grande soddisfazione" per l'inizio dei lavori di Cannitello, "fondamentali per sgomberare il territorio dove sorgerà il pilone del Ponte", il Comitato Ponte Subito ha diffuso una nota scientifica molto approfondita in merito alle polemiche che interessano la realizzazione di questa grande opera.

Gli esponenti del Comitato, guidato da Giovanni Alvaro e dal professor Bruno Sergi, auspicano "più scienza, meno ideologia: ha esordito con questa efficace espressione l'ingegnere Giuseppe Fiamminghi, direttore tecnico del Ponte sullo Stretto in un'intervista apparsa sul Sole 24 ore di domenica scorsa" (qui il testo integrale).

"E sono tanti - spiega il Comitato - i luoghi comuni e le leggende metropolitane che il responsabile tecnico di questo grande progetto smonta in questo articolo: in primis il rischio sismico che viene citato spesso come prima ragione per non costruire il ponte. Fiamminghi spiega che tecnicamente il rischio sismico esiste ma il compito degli scienziati impegnati nella realizzazione del progetto è valutarlo e affrontarlo, riducendolo o addirittura azzerandolo. È quello che hano fatto, partendo dall'assunto che l'Akashi Bridge, in Giappone, o il Golden Gate di San Francisco, affrontano sulla carta un rischio sismico infinitamente maggiore. Il progetto per la grande opera dello Stretto prevede che il ponte resista senza danni strutturali a sollecitazioni sismiche fino a magnitudo 7,1 della scala Richter, esattamente l'intensità del terremoto di Messina del 1908, il più grave mai avvenuto in Sicilia. Un evento che secondo i sismologi potrebbe ripetersi solo tra 2mila anni. Altro argomento - continua la nota - spesso sbandierato dai detrattori come valido motivo per non costruire il Ponte è quello relativo al vento, che costringerebbe alla chiusura del Ponte per numerosi giorni l'anno. Un'altra bufala alla quale l'ingegnere Fiammighi risponde spiegando che la struttura è in grado di resistere a venti che soffiano a 216km/h. Il ponte sarà aperto 365 giorni all'anno, 24 ore al giorno e il traghettamento dei treni, uno degli aspetti più rivoluzionari dell'opera, non si interromperà neppure per un minuto. Forse e dico forse nell'arco di dodici mesi capiterà che per qualche ora il traffico venga chiuso ai camion telonati, una cosa che può capitare anche su alcuni tratti autostradali del Nord, per esempio in Liguria. Come per il rischio sismico, sono stati adottati parametri rigidissimi: il ponte resisterà a 216km/h di vento, è disegnato dal vento, progettato per interagire con il vento, come in un abbraccio. Detto questo, la velocità massima mai registrata sullo stretto per il vento è di 128km/h. Anche per gli ambientalisti duri e puri, preoccupati per l'inquinamento della flora e della fauna locale, il direttore tecnico ha argomenti rassicuranti e convincenti, spiegando che sarebbe impossibile che un'opera come il ponte fosse a impatto zero ma anche in questo caso gli allarmismi sono ingiustificati e comunque smentiti dal fatto che verrà creato un sistema di monitoraggio ambientale da 40 milioni di euro, diviso in tre fasi successive, ante operam, in opera e post operam. Il monitoraggio complessivo sarà superiore a sette anni, rispetto al lasso di tempo di lavori e si è occupato e si occuperà di moltissimi aspetti, dai flussi migratori dei cetacei a quelli dei volatili".

"Ci sembra - conclude il Comitato - che le puntuali argomentazioni dell'ingegnere Fiamminghi sgombrino ampiamente il campo dalle tante banalità e inasattezze che circolano in questi giorni in cui si riparla di costruzione del Ponte. E l'altra grande risposta ai 'no sempre e comunque' è stata proprio l'apertura del cantiere per la variante di Cannitello. Si tratta di un primo passo, dopo più di cent'anni di chiacchere a vuoto, fortemente voluto dal presidente del Consiglio Berlusconi, dal Ministro Matteoli e dal Presidente Ciucci per la realizzazione di un'opera che, non ci stancheremo mai di riperterlo, può rappresentare un'occasione unica e irripetibile per lo sviluppo del sud, che deve guardare al Mediterraneo più che al nord Europa se vuole uscire da anni di immobilismo e di economia asfittica e improduttiva".

 
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